Roma, 28 giugno 2007 – Crescono nel 2006 i prestiti erogati ai Piccoli Operatori Economici (POE) italiani – ovvero le imprese con meno di 10 dipendenti e/o 2,5 milioni di Euro di
fatturato – a conferma di un clima di ritrovata positività e dinamicità, anche se gli operatori mostrano una generale tendenza alla cautela e attendono nel 2007 conferme della
ripresa per effettuare gli investimenti. Complessivamente, dalla rilevazione 2007 emerge che i POE dei diversi settori hanno evidenziato una bassa dinamicità e una minore propensione ad
effettuare investimenti (-5,7 punti) nel biennio 2005-2006.
Nel corso del 2006 si sono registrati incrementi molto positivi nel volume di impieghi erogati alle imprese da parte del sistema bancario, accentuando ulteriormente il trend di crescita
manifestatosi negli ultimi trimestri. In particolare, i dati risultano brillanti sia in termini di crescita su base annua degli impieghi alle imprese non finanziarie ( 12,44% a dicembre 2006)
sia per le imprese di piccola dimensione ( 7,62% sempre a fine 2006).
Per quanto riguarda l’andamento dei prestiti erogati alle imprese non finanziarie, si osserva un lieve rallentamento nei tassi di crescita relativi ai finanziamenti a lungo termine, pur
attestati su valori molto significativi, confermando un processo di ristrutturazione del debito delle imprese ancora in atto e un orientamento verso linee di finanziamento a copertura di
investimenti di lunga durata.
La crescita degli impieghi complessivi è invece ulteriormente sostenuta dalla crescita dei finanziamenti a breve e medio termine che riconfermano il ruolo di questa tipologia di
finanziamento in risposta all’esigenza dell’imprenditore di sostenere la gestione corrente, soprattutto a fronte di un sistema di pagamenti passibile di generare crisi di
liquidità.
Inoltre, i principali indicatori di rischiosità del credito erogato alle piccole e microimprese hanno evidenziato un costante miglioramento negli ultimi tre trimestri rilevati. A marzo
2007 il tasso di sofferenza (4,45%) e i tassi di insolvenza grave (1,55%) e di insolvenza leggera (3,58%) portano il rischio complessivo delle microimprese al 9,58%, inferiore di quasi un punto
percentuale rispetto a marzo 2006.
La riduzione del tasso di sofferenza è spiegabile sia dall’incremento sostenuto degli investimenti sia dalla progressiva introduzione di sistemi di valutazione che consentono alle banche
di gestire più efficacemente il processo di erogazione del credito.
Questi sono gli aspetti principali che emergono dalla nona edizione dell’Osservatorio sulla Finanza per i Piccoli Operatori Economici, il rapporto frutto della collaborazione tra CRIF Decision
Solutions e Nomisma che fornisce con cadenza semestrale informazioni strutturate sulle microimprese italiane.

L’analisi territoriale: comportamento e rischio economico-finanziario dei POE

A livello territoriale, sulla base dei risultati dell’indagine diretta dell’Osservatorio, emerge che per quanto riguarda la dinamicità il Nord Ovest mostra un maggiore calo della
propensione ad investire (-6,8 punti) rispetto alle altre macroaree portandosi, secondo la rilevazione del 2007, sugli stessi livelli del Nord Est (rispettivamente 23,3% e 22,8% l’indicatore di
dinamicità per le due ripartizioni).
Sono i POE del Centro a mostrare livelli di dinamicità superiori rispetto agli altri territori (26,0%) e una riduzione della propensione ad investire inferiore alla media (-4,2% rispetto
al -5,7% nazionale). Tuttavia in quest’area si evidenzia anche un peggioramento del livello di rischio endogeno (ovvero il rischio di fallimento connesso all’adeguatezza e coerenza del
comportamento del POE rispetto alle dinamiche di mercato in cui è inserito) che aumenta in misura superiore rispetto alle altre ripartizioni.
A fronte di un miglioramento delle condizioni ambientali e di mercato in tutte le ripartizioni considerate, il Sud mostra la riduzione meno consistente del rischio esogeno (ovvero il rischio di
fallimento del piccolo operatore economico derivante dall’ambiente economico in cui svolge la sua attività) che porta a diminuire gli investimenti in misura rilevante (-6,4 punti). Sono
infatti ancora le regioni del Mezzogiorno quelle in cui i POE vanno considerati con maggiore cautela. In particolare, Molise, Basilicata, Puglia e Calabria mostrano una più bassa
dinamicità e un valore di rischio complessivo più elevati rispetto alle altre regioni.
L’Emilia Romagna, il Veneto, la Lombardia, il Piemonte, la Toscana e il Trentino Alto Adige mostrano invece un livello di rischio complessivo più basso rispetto agli altri territori.

L’analisi territoriale: il rischio di credito dei POE

Osservando la rischiosità del credito erogato ai POE nelle diverse macro aree territoriali attraverso l’andamento del tasso di sofferenza sugli impieghi, si registra a marzo 2007 un
diffuso miglioramento complessivo.
Le regioni del Nord Ovest hanno progressivamente migliorato il trend decrescente, convergendo verso i valori registrati nel Nord Est – rispettivamente 3,94% e 3,85% – che per tutta la serie
storica ha rivestito il ruolo dell’area più “virtuosa”. L’area del Sud e Isole permane in tutti i trimestri rilevati quella caratterizzata da tassi di sofferenza superiori (5,28% a marzo
2007). Migliora invece progressivamente nel corso di tutto il 2006 e anche nel primo trimestre 2007 il Centro, con il tasso di sofferenza che si attesta al 4,88% (marzo 2007), distanziando
progressivamente la serie storica dal Sud e Isole, con cui i valori erano invece allineati nel corso del 2005.

L’analisi settoriale: comportamento e rischio economico-finanziario dei POE

Da un punto di vista settoriale, l’indagine diretta dell’Osservatorio CRIF Decision Solutions-Nomisma evidenzia come la maggior parte dei settori mostri una vulnerabilità finanziaria
medio-alta e una redditività praticamente stabile. Sono in particolare i settori del Commercio al dettaglio e degli Alberghi e Ristoranti a evidenziare una struttura finanziaria
maggiormente debole e quindi una più elevata vulnerabilità.
I settori dell’Elettromeccanica e degli Apparecchi medicali e di precisione mostrano invece una maggiore affidabilità grazie a prospettive economico-reddituali buone e a una maggiore
solidità finanziaria a breve. I POE dei settori della stampa, editoria, dei trasporti e dei servizi alle imprese, pur in presenza di prospettive reddituali stazionarie, mostrano bassi
livelli di vulnerabilità. Il settore dell’agricoltura, infine, deve essere considerato con estrema cautela a causa delle prospettive reddituali critiche del comparto, nonostante un
livello di vulnerabilità media e in lieve miglioramento rispetto al trend medio dei settori.
I settori che segnano un avanzamento sono quelli della metalmeccanica, dell’alimentare, dei trasporti e dei servizi alle imprese con prospettive economico-reddituali superiori alla media,
rispetto agli altri comparti. In recupero i settori del tessile-abbigliamento, del legno, delle costruzioni, dei servizi ricreativi che, pur in presenza di difficoltà
economico-reddituali, segnalano un incremento della redditività superiore alla media.
Per quanto riguarda le dinamiche di rischio economico-finanziario, dal confronto tra rischio esogeno ed endogeno emerge come siano proprio i comparti con migliori prospettive a registrare un
dato di rischiosità intrinseca con valori superiori alla media complessiva (42,35%). La maggiore propensione ad investire da parte di tali operatori induce quindi gli stessi ad assumere
rischi imprenditoriali più elevati rispetto ai POE degli altri settori.
I casi maggiormente evidenti sono quelli della lavorazione dei metalli e minerali non metalliferi, della meccanica ed elettromeccanica, delle costruzioni, dei servizi pubblici, settori dove il
rischio endogeno aumenta in misura superiore al tasso di crescita medio rispetto alla precedente rilevazione (escludendo la lavorazione dei metalli e dei minerali).
La conferma del clima di attesa circa la ripresa economica che mostrano i POE proviene dall’analisi del rischio esogeno di quest’anno rispetto al precedente. A contribuire a mantenere infatti
un livello di rischio complessivo medio e stabile rispetto al 2006 concorre l’aumento del rischio endogeno associato a una riduzione del livello di rischio esogeno (-5,0 punti).

L’analisi settoriale: il rischio di credito dei POE

Dal punto di vista del rischio di credito, analizzando il tasso di sofferenza sugli impieghi registrato nei differenti macrosettori, a parte il settore dell’agricoltura molto inferiore e
distanziato dagli altri (2,21% a marzo 2007), i restanti macrosettori negli ultimi 3 anni hanno progressivamente visto convergere i livelli di rischiosità. Tuttavia rimangono ancora ben
presenti alcune peculiarità che confermano il commercio e distribuzione fra i settori a maggior rischio (5,75% a marzo 2007). Il macrosettore dei servizi e trasporti presenta il
più elevato tasso di sofferenza, per quanto in lieve miglioramento, attestandosi appena sotto il 6%. Da segnalare il miglioramento della qualità del credito fatto registrare dalla
manifattura (5,21% il tasso di sofferenza a marzo 2007). Stabile invece il livello di rischiosità rilevato nell’edilizia e opere pubbliche, che registrano un tasso di sofferenza che si
attesta al 4,78% a marzo 2007.

Approfondimento monografico – La relazione tra banche e imprese agricole: come cambia il rapporto con le recenti evoluzioni della normativa europea e nazionale

La nona edizione dell’Osservatorio CRIF Decision Solutions – Nomisma ha approfondito nella sezione monografica il rapporto tra banche e piccole imprese agricole.
Nel quarto trimestre 2006 si rilevano andamenti congiunturali positivi e confortanti per il settore agricolo ( 2,2%), anche se non sufficienti a interrompere completamente il trend negativo
iniziato dopo il 2000 e caratterizzato da contrazioni del valore aggiunto del -3/4% annuo.
L’andamento degli impieghi in agricoltura rimane stabile durante tutto il 2006, tra il 7% e il 5%, con una variazione media annuale del 6,5%, al di sopra del settore industriale ma al di
sotto del settore dei servizi. Pur rimanendo elevati, gli impieghi e il ricorso al credito da parte delle imprese agricole sono ancora dipendenti dalla contribuzione pubblica, come è
avvenuto nel biennio 2002-2003, grazie all’avvio delle misure dei Piani di Sviluppo Rurale e dei Piani Operativi Regionali.
A fronte di una situazione congiunturale non positiva, il contesto normativo ed economico nel quale si muove l’impresa agricola attraversa una mutazione profonda. Da un lato la legge di
orientamento in agricoltura apre definitivamente la strada a un’impresa sempre più multifunzionale, che dovrà operare in un ambiente caratterizzato da minori aiuti, minore
assistenza e più mercato e concorrenza. Dall’altro, Basilea II e le disposizioni di Banca d’Italia sono destinate ad avere impatti significativi sul rapporto tra banche e imprese in
generale, e agricole in particolare.
Da un lato gli istituti di credito in parte si stanno adeguando, investendo molto attraverso attività di riorganizzazione interna che porteranno alla valutazione della rischiosità
di un prenditore di credito in maniera più strutturata e approfondita, ma dall’altro anche le imprese agricole dovranno essere in grado di fornire un maggiore numero di informazioni e in
maniera più organizzata. Inoltre, gran parte degli istituti di credito ha perso nel tempo le figure specializzate nel credito agrario e dunque il mondo del credito si sta muovendo su due
versanti: la ri-acquisizione di specialisti nella valutazione delle aziende agricole e la messa a punto di sistemi di rating specifici per il settore.

L’esperienza maturata da CRIF nella gestione del rischio di credito ha messo in luce la necessità, maggiore rispetto ad altri settori, di introdurre nel processo valutativo nuove aree
informative più adatte a cogliere le peculiarità del settore. Dalle analisi di CRIF, emerge come esempio della correlazione esistente tra le scelte imprenditoriali e il rischio
quello che lega il rischio di credito alla specializzazione produttiva e, in particolare, quelle legate all’esclusivo allevamento di bestiame, specie quello da latte.
E ancora appare rilevante nella valutazione dell’azienda agricola – che è ancora oggi prevalentemente un’impresa di tipo famigliare dove la separazione fra la finanza dell’impresa e la
finanza della famiglia non è così netta – il livello di affidabilità derivante non solo dal comportamento nell’utilizzo del credito osservabile sull’impresa ma anche quello
dell’imprenditore.
L’ambito di approfondimento che gli istituti di credito devono intraprendere per una corretta valutazione delle imprese agricole non si deve limitare alla sola sfera delle informazioni
economiche e finanziarie ma deve essere allargato anche a quegli aspetti strutturali e comportamentali che sono la prova della capacità imprenditoriale.
Se ci si muoverà in questa direzione la richiesta di trasparenza sarà tanto più comprensibile, e i benefici di una maggiore efficienza e minor rischio assunto attesi dal
mondo del credito e di più facile accesso ai finanziamenti e prezzi migliori attesi delle imprese agricole potranno essere più facilmente colti.

CRIF DECISION SOLUTIONS è la società del Gruppo CRIF specializzata nella realizzazione e gestione di sistemi di supporto decisionale, sofware e servizi di consulenza che
supportano Banche, Finanziarie, Società di assicurazioni, telecomunicazioni e di servizi in ogni fase della relazione con il cliente. Dalla pianificazione delle strategie
all’acquisizione e gestione del portafoglio fino alla debt collection.

NOMISMA, fondata a Bologna nel 1981, opera in svariati settori dell’economia applicata, offrendo un’articolata gamma di prodotti e servizi, dagli studi e le ricerche settoriali, all’analisi e
valutazione delle politiche, all’assistenza tecnica e consulenza. Il percorso di sviluppo seguito, si è basato su una visione interdisciplinare dell’economia, legata alle molteplici aree
del sapere.

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