Crisi, Cia: risposte sbagliate e riduttive ai bisogni dei pensionati

 

Le risposte del governo nei confronti dei pensionati, soprattutto quelli che vivono nel disagio economico e sociale, sono state inadeguate e in molti casi sbagliate. E’ mancata
una azione mirata per venire incontro alle esigenze degli anziani. Situazione che diviene ancora più difficile nelle zone agricole e rurali dove molti servizi sono stati
“tagliati” e hanno messo in grave difficoltà tantissime persone. Un quadro complesso, reso più complesso dalla crisi economica, che ha bisogno di misure
realmente efficaci e non di semplici promesse che, al momento, si sono rivelate puramente degli spot. Il grido d’allarme è venuto oggi dall’Associazione nazionale
pensionati (Anp) della Cia-Confederazione italiana agricoltori che ha riunito a Roma, presso la biblioteca del Cnel, il Consiglio nazionale al quale ha partecipato il presidente
Giuseppe Politi.

“Nei provvedimenti varati dal governo -ha evidenziato Politi- non ci sono gli elementi necessari per dare certezze ai pensionati. Più volte abbiamo sottolineato che siamo
in presenza di misure riduttive e per certi anche sbagliate. Il caso della Social Card è emblematico. Non ha risolto i problemi dei pensionati che vivono con redditi bassi e
nello stesso tempo è risultato uno strumento complesso e farraginoso. Insomma, uno strumento assolutamente inadeguato che sta tradendo le aspettative di migliaia di
cittadini”.

“Ai pensionati -ha aggiunto il presidente della Cia- servono politiche realmente attente ai loro problemi. Politiche che rispondano efficacemente alle esigenze sotto il profilo
previdenziale, assistenziale e sanitario. Questioni che riscontriamo con maggiore frequenza nei territori rurali dove molti servizi sociali (ospedali, ambulatori, uffici postali) sono
stati cancellati e hanno aggravato le condizioni di vita soprattutto dei pensionati del mondo agricolo. Per questo abbiamo sollecitato un pronto intervento per eliminare preoccupanti
squilibri che rischiano di provocare pesanti contraccolpi per gli anziani”.

E proprio su questi aspetti ha insistito il presidente nazionale dell’Anp Mario Pretolani, nella sua relazione. “Ai pensionati -ha detto- serve un sistema sanitario
efficiente e universalista. La riforma del ‘78, dopo 30 anni, dimostra che è stata una grande intuizione. E’ uno dei migliori sistemi sanitari del mondo. Bisogna che,
però, sia portato ad una maggiore economicità. La medicina di base, la prevenzione, le diagnosi precoci, l’assistenza domiciliare, un sistema di trasporto adeguato
verso i presidi sanitari, devono essere gli ingredienti principali del moderno sistema sanitario. Nelle aree rurali è indispensabile avere un sistema che garantisca
un’assistenza di base certa, i servizi che aiutino il cittadino a stare bene in salute ed a utilizzare le terapie necessarie”.

Ma i problemi per i pensionati continuano, purtroppo, a crescere. Si riscontra, prima di tutto, un numero di pensioni basse molto elevato. A questo si aggiunge -è stato rilevato
nel corso del Consiglio nazionale dell’Anp- una indicizzazione delle pensioni che negli ultimi dieci anni le ha viste indebolire di oltre il 10 per cento nella differenza tra
inflazione reale ed inflazione programmata. Non basta. Nel 2008, nell’accordo tra governo e parti sociali del 2007, è stato sospeso qualunque adeguamento delle pensioni,
escluse quelle che hanno ottenuto il “bonus” o la quattordicesima, provvedimento da noi condiviso. Quindi, nel 2008, che è stato uno degli anni a maggior inflazione,
non c’è stata alcuna rivalutazione.

Anche da parte del presidente dell’Anp critiche alla Social Card e al “bonus” per le famiglie. “Tutto l’intervento non produce alcuna efficacia sui
pensionati per diverse ragioni. Nella Social Card la platea degli aventi diritto è troppo limitata, se si pensa che la soglia di povertà è fissata dall’Unione
europea in 986 euro mensili, la soglia di 6.000 euro l’anno che corrispondono a 461 euro mensili, è troppo distante dalla soglia di povertà fissata nelle analisi
sociologiche. E così la platea degli aventi diritto diventa residuale e non produce alcun beneficio. L’importo assegnato alla carta la rende inutilizzabile perché la
dimensione della spesa deve essere circoscritta ai 40 euro mensili, altrimenti non accetta il pagamento se l’importo è superiore, e non si può pagare la differenza
in contanti”.

Stesso discorso per “bonus” straordinario che “non produce alcun effetto sui redditi perché essendo una tantum risolve le difficoltà per
l’immediato, ma non ne cambia la prospettiva. Per questo va rivista per intero l’azione verso i pensionati e le categorie più deboli a difesa degli effetti della
crisi economica. Occorre un intervento forte ed efficace, che aiuti anche a migliorare i consumi”.

Rilievi sono stati espressi durante il Consiglio dell’Anp anche al “Libro Verde” sul futuro del modello sociale . Tra questi, il mancato collegamento alle politiche
europee del Welfare, la considerazione della vecchiaia come problema e non come risorsa, la non considerazione del federalismo fiscale come atto di modifica sostanziale
dell’assetto dello stato, che nelle politiche sociali avrà grandi effetti. Infine, il richiamo al ruolo del terzo settore senza considerarne uno sviluppo governato

 

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