Sfruttare la natura per ottenere una difesa (sia alimentare che farmacologica) contro i danni da radiazioni.

Questa la via scelta da una ricerca dell’Università di Pittsburgh, diretta dai professori Michael Epperly e Kazunori Koide e pubblicata su “Acs Medicinal Chemistry Letters”.

Punto di partenza dell’indagine, una constatazione ed un deficit d’intervento.

La constatazione: in seguito ad incidenti (come quello accaduto a Fuskushima) o a radioterapia gli esseri umani possono essere esposti ad alte dosi di radiazioni, con le conseguenze negative
del caso. A riguardo, gli operatori sanitari sono poco dotati: ad esempio, i laboratori dalla FDA (Food and Drug Administration) USA stanno valutando un farmaco anti-radiazioni, difficile da
produrre ed inadatto ai malati di tumore.

Gli scienziati hanno allora preso in esame diversi alimenti, sottoponendoli a test chimici. I risultati hanno portato l’attenzione sull’acetilresveratrolo, antiossidante simile al resveratrolo
del vino rosso e comune in uva e noci.

Allora, la squadra di Epperly e Koide hanno condotto esperimenti, prima su colture cellulari in laboratorio poi su modello murino.

Con i topi, l’iniziale fallimento ha portato modifiche: dall’acetilresveratrolo si è così ricavato 3,5,4′-Tri-O-acetilresveratrolo, che ha il vantaggio di poter essere facilmente
prodotta in grandi quantità e di poter essere somministrata per via orale. Le prove seguenti, condotte su roditori irradiati, hanno mostrato risultati incoraggianti. In particolare, il
3,5,4′-Tri-O-acetilresveratrolo ha unito buona efficacia a facilità di produzione alla gia citata assunzione per bocca.

Prossimo passo sarà quindi la sperimentazione su volontari umani.

FONTE: Kazunori Koide, Sami Osman, Amanda L. Garner, Fengling Song, Tracy Dixon, Joel S. Greenberger, and Michael W. Epperly, “The Use of 3,5,4′-Tri-O-acetylresveratrol as a
Potential Prodrug for Resveratrol Protects Mice from γ-Irradiation-Induced Death”, ACS Med. Chem. Lett., 2011, 2 (4), pp 270-274

Matteo Clerici

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