Firenze, 29 Giugno 2007 – Il progetto è partito nel 2005 e nel tempo è cresciuto. D’estate infatti, ogni anno, sempre più giovani tra i 16 e i 30 anni partecipano a
soggiorni di lavoro nelle cooperative che gestiscono le terre confiscate alle mafie in Sicilia e in Calabria. Giovani toscani che coltivano e raccolgono pomodori, grano e uva, ceci, melanzane e
lenticchie, anche fichi d’india: tutti prodotti carichi di ‘vitamina L’, L come legalità. Giovani che partecipano ad incontri e momenti di riflessione con gruppi e personalità
locali dell’antimafia. E quest’anno nei campi sottratti al controllo delle cosche mafiose sono arrivati anche gli studenti americani.

I primi sono partiti ad aprile. Da ieri un altro gruppo di giovani della Syracuse University, il prestigioso ateneo americano che dal 1959 ha una sua sede in Italia, lavorerà fianco a
fianco per alcuni giorni a coetanei italiani nei terreni sequestrati alla mafia corleonese e gestiti dalla Cooperativa ‘Lavoro e non solo’, contribuendo così in maniera concreta
all’affermazione di quei valori di legalità che sono il patrimonio comune di ogni società democratica. Hanno visitato Portella della Ginestra, incontreranno oggi Rita Borsellino.

L’iniziativa fa parte di una campagna di educazione promossa dalla Regione Toscana e dall’Arci regionale, in collaborazione con Libera, iniziata con il progetto ‘LiberaArci dalle spine’ e
proseguita con ‘E state Liberi’. E per raccontare proprio questa esperienza è stata organizzata per domenica 1 luglio, alle ore 11.30, una conferenza stampa presso il municipio di
Corleone in provincia di Palermo alla quale parteciperanno il vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia on. Giuseppe Lumia, il vicepresidente della Regione Toscana Federico Gelli,
il console generale degli Stati Uniti a Firenze Nora Dempsey, il direttore della Syracuse University in Florence (SUF) Barbara Deimling, il sindaco di Corleone Nino Iannazzo, il presidente
della Cooperativa ‘Lavoro e non solo’ Calogero Parisi, la segretaria dell’Arci Sicilia Anna Bucca e il coordinatore del progetto ‘LiberArci dalle spine’ Maurizio Pascucci.

La presenza a Corleone dei giovani americani, ospiti di famiglie del luogo – e con loro per l’intero fine settimana del console, della direttrice dell’università e del vice presidente
della Regione Toscana -, è un modo per affermare il principio che la battaglia per la legalità non deve conoscere frontiere e che solo attraverso la collaborazione tra culture
diverse si può sperare di arrivare a costruire un mondo migliore. E’ un investimento sul futuro, un modo diverso per costruire un presidio per la legalità. Gli studenti della SUF
intendono inoltre esprimere in questo modo la propria solidarietà ai contadini siciliani, aiutandoli ad uscire dall’isolamento in cui la mafia vorrebbe relegarli.

Per scegliere i 12 ragazzi che ad aprile hanno partecipato al primo viaggio a Corleone l’Università aveva bandito un vero e proprio concorso tra i suoi 350 studenti, chiamati a
presentare un breve saggio sulla visione stereotipata che del Meridione italiano si ha negli Stati Uniti. Stavolta invece il soggiorno è parte integrante di un corso sulla mafia
italiana.

L’iniziativa di Corleone costituisce un’ulteriore tappa della collaborazione già da tempo avviata tra Regione Toscana, Consolato degli Stati Uniti d’America a Firenze, Syracuse
University of Florence e Arci.

Walter Fortini

www.regione.toscana.it