Dalla prateria alla padella. Gli USA riaprono alla macellazione del cavallo

Dalla prateria alla padella. Gli USA riaprono alla macellazione del cavallo

Una volta, compagno di indiani irriducibili, eslploratori coraggiosi e valorose Giacche Azzurre. Ora, protagonista di piatti e manicaretti. Il Congresso degli Stati Uniti ha rimosso il vecchio
divieto, permettendo di nuovo l’uso alimentare della carne del cavallo.

Tale atto è l’ultimo (per ora) di una storia lunga e controversa. Fin da subito, l’equino presentava una doppia natura. Da una parte, strumento vivente, mezzo di trasporto e creatura di
fatica. Dall’altra, compagno fedele e dotato d’intelligenza, come cani e gatti. Col tempo, le opinioni si sono polarizzate in due schieramenti animalisti, contrari alla macellazione, e gruppi,
invece favorevoli.

Nel 2007, erano stati i primi ad esultare, quando le autorità avevano imposto la chiusura, a Dekalb, Illinois, dell’ultimo stabilimento nazionale per la macellazione. Ora, il Congresso
ha rimescolato le carte.

Attualmente, gli USA ospitano dai 7 ai 9 milioni di quadrupedi, con un’età media di circa 10 anni. Per gli amanti degli animali, tali creature sono destinate ad una sorte barbara, con il
culmine della sofferenza colla macellazione. Essi hanno dichiarato guerra al permesso in questione, promettendo azioni in tribunale e manifestazioni in pubblico.

Per i favorevoli, l’azione del Congresso è, paradossalmente, compatibile col benessere animale. Dopo il divieto del 2007, numerosi allevatori si erano disfatti dei cavalli, diventati
economicamente poco redditizi. A migliaia furono sfrattati da stalle e luoghi di vita: ancora oggi i loro esemplari vivono nel totale abbandono, cercando di sopravvivere in campi pubblici e
privati, non senza problemi per gli umani.

Inoltre, il ripristino della macellazione sul territorio eviterebbe agli animali i viaggi della morte: ogni anno, circa 14.000 percorrono la strada dal luogo di allevamento ai macelli in Canada
o Messico con un carico di sofferenze ulteriori.

E poi, la questione economica. Come spiega il “Washington Times”, il si del Congresso porterà alla macellazione di 200.000 cavalli l’anno. La loro carne non sarà esclusiva dei
consumatori americani, ma verrà esportata in Europa, Canada, Messico. Tale operazione richiede un sistema economico non indifferente: posti di lavoro e circolazione di denaro, incentivi
non indifferenti in tempo di crisi.

Tuttavia, la recessione economica gioca anche per gli ecologisti.

Prima delle macellazione, il cavallo deve essere esaminato dalla sanità pubblica, cui spetta la certificazione di idoneità. Al momento, lo Stato non ha stanziato i soldi necessari
per tali operazioni di controllo, visto che il Campidoglio non ha specificato nella legge la destinazione di fondi per consentire l’ispezione. Perciò, il ripristino della macellazione
è attualmente fenomeno virtuale.

Diventa così cruciale la scelta del Dipartimento dell’agricoltura, responsabile del reperimento dei fondi. Dalla sua azione si capirà il peso reale della scelta del Congresso.

FONTE: Stephen Dinan,”Obama, Congress restore horse-slaughter industry, The Washington Times 30/11/011

Matteo Clerici

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