Dalle Giornate del Vino Italiano del 1967 a Vinitaly 2018, export e cantina 4.0 in crescita

Dalle Giornate del Vino Italiano del 1967 a Vinitaly 2018, export e cantina 4.0 in crescita

Dalle Giornate del Vino Italiano a Vinitaly 2018, avanza a tutta forza verso i mercati emergenti la cantina 4.0, senza dimenticare il passato

Testi e foto Maurizio Ceccaioni
Newsfood.com

Sempre più vicino il taglio del nastro di ‘Vinitaly 2018’, il salone internazionale del vino e dei distillati che si terrà a Verona dal 15 al 18 aprile. Un evento annuale che prese il via nella città scaligera nel lontano 1967 come ‘Giornate del Vino Italiano’ e, da allora, attraverso la sua vetrina, contribuisce a portare sempre più in alto il nome del nostro Paese nel mondo.

Le novità della 52ma edizione sono state presentate alla stampa il 27 marzo a Roma, in un incontro sapientemente moderato dal noto giornalista ‎di Rcs-MediaGroup, Luciano Ferraro. Al tavolo dei relatori, il presidente e il dg di Veronafiere, Maurizio Danese e Giovanni Mantovani, con il sindaco di Verona Federico Sboarina, il viceministro alle ‘Politiche agricole’ Andrea Olivero, il presidente di Ice-Agenzia Michele Scannavini, il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella e il responsabile ‘Nomisma Wine Monitor’ Denis Pantini.
Presente in prima fila anche la sottosegretaria al Mibact Dorina Bianchi.

Presentazione Vinitaly da destra F. Sboarina M. Danese A. Olivero G. Mantovani

Per Maurizio Danese, che ha aperto gli interventi ricordando quanto lavoro è stato fatto in questi anni per internazionalizzare l’evento, Vinitaly è sempre più uno «Strumento di servizio per le istituzioni e il sistema delle imprese, in chiave business e di relazioni internazionali».

Con Danese, l’ultracentenaria ‘Veronafiere’ è diventata una società per azioni, riorganizzandosi per dare maggiore impulso al ‘made in Italy’ e affrontare le sfide di un mercato mondiale sempre più aggressivo, attraverso le società controllate, partecipate e collegate.

Presentazione Vinitaly da destra M. Danese A. Olivero G. Mantovani M. Scannavini

Verona, la città dei Montecchi e Capuleti, con l’Arena, il Museo di Castelvecchio, la Basilica di San Zeno, la tomba di Giulietta e molto ancora, «È una città tutta da visitare, specialmente approfittando delle giornate del Vinitaly», ha detto il sindaco Federico Sboarina. «Ringrazio ogni giorno Shakespeare per aver fatto conoscere Verona a tutto il mondo», ha poi continuato, ricordando che «È un piacere per tutta la città ospitare Vinitaly, per il legame indissolubile che ci unisce a questa manifestazione».

Import totale vino da Italia (mln di euro)

Cresciuta di anno in anno sia in qualità che in quantità, grazie all’alto livello dell’offerta, Vinitaly si presenta con i grossi numeri, per la soddisfazione degli amanti del buongusto e dei quantofrenici. Un brand in continua espansione che, se nel 2017 ha visto la presenza di 128 mila persone tra visitatori e operatori (tra cui 48 mila dall’estero con oltre 30 mila buyer accreditati da 142 Paesi) per questa edizione si prevede un forte incremento di presenze. Come ha fatto notare il dg di Veronafiere Giovanni Mantovani, «Sono sempre di più le aziende estere che si stanno accorgendo delle opportunità messe in campo da Vinitaly».

Istat – Export vini Italia 2017

È un incontro annuale ai massimi livelli nel panorama fieristico mondiale. Perché se ‘ProWein’, la fiera di Düsseldorf dedicata solo agli operatori specializzati nei settori enogastronomico, dell’ospitalità, commercio e trasformazione è al top, sia per numeri che per la qualità dell’offerta, la manifestazione organizzata da ‘Veronafiere’ non è certamente da meno.

Istat – Export spumanti Italia 2017

Considerata da subito un punto di riferimento e meta d’obbligo per operatori, buyer e produttori del settore dei vini e distillati, nazionali ed esteri, Vinitaly ha ormai aperto a tutto campo all’agroalimentare di qualità, presentando in contemporanea altre due rassegne. Se ‘Sol&Agrifood’, il salone Internazionale dell’agroalimentare di qualità metterà in mostra le nostre eccellenze in campo agroalimentare, ci sarà un contorno in salsa futurista grazie a ‘Enolitech’, il salone internazionale delle tecniche per la viticoltura, l’enologia e delle tecnologie olivicole e olearie, giunto ormai alla sua 21ma edizione.

Scelte oculate che stanno portando Vinitaly ad essere leader tra le manifestazioni del settore, perché «Noi puntiamo a più aziende straniere e maggiore capacità attrattiva nel mondo. E la sfida con le altre fiere internazionali sarà sempre più basata sul ‘savoir-faire’», ha chiosato Mantovani.

Un dato su tutti: gli spazi nel padiglione ‘International_Wine Hall’, erano già esauriti a dicembre 2017, con un +25% di espositori esteri; in arrivo delegazioni commerciali da 58 Paesi e operatori professionali da 140 nazioni. Ma incombe il problema degli scambi commerciali, con mutazioni che potrebbero pesantemente influenzare gli scambi, con dazi e tasse che andrebbero a pesare sulle operazioni commerciali.
Scenari che andranno affrontati dalla politica e per i quali, chiosa il dg di Veronafiere, «Servirà tutta la capacità di mediazione del nuovo Governo e della Ue».

In Italia sono 650 mila gli ettari dedicati alla produzione di uva da vino e, anche se la variabile stagionale ha portato a una perdita del 26% della produzione rispetto al 2017, l’Italia rimane saldamente in testa a livello mondiale davanti alla Francia, con circa 40 milioni di ettolitri. Tra questi, a far la parte del leone i 332 vini Doc, con oltre il 40%; a seguire un 30% va ai 73 vini Docg e il resto ai 118 vini da tavola Igt.

Frame da Italian wine test of passion-Ice Agenzia-3

Dati avvalorati anche dalla ricerca ‘Vino: il futuro dei mercati, i mercati del futuro’, realizzata da Vinitaly-Nomisma Wine Monitor e illustrata, coi tempi di questi incontri, da Denis Pantini. Dai grafici e le immagini presentate, relative al posizionamento dei nostri prodotti sui mercati mondiali negli ultimi 10 anni e le previsioni di sviluppo sia nei mercati maturi che in quelli emergenti per i prossimi 5 anni, si intuisce che possiamo e dobbiamo fare ancora molto. Perché come ha precisato il dg Mantovani, «I dati definitivi di Istat sul nostro export di vino nel 2017, ci restituiscono un’Italia superpotenza enologica. Ma il nuovo record commerciale sul 2017, con 5,9 miliardi di euro (+6,2%), non rende ancora giustizia alla grande qualità delle nostre produzioni, perché cresciamo più nella qualità in vigna e in cantina che nel valore sui mercati».

La ricerca, che sarà presentata ufficialmente il prossimo 9 aprile a Firenze e aprirà il Vinitaly 2018, rileva come ci sia ancora molto da fare per acquisire nuovi spazi di mercato, specie in relazione ai nostri principali competitor: i francesi. Perché anche se l’Italia è leader in 16 mercati mondiali, con una crescita tendenziale in valore doppia rispetto a quella francese (+69%), nostri cugini d’Oltralpe hanno il controllo su 29 mercati tra cui, l’importante mercato nordamericano e quello cinese dove nel 2017, pur ottenendo il massimo storico nelle esportazioni di vino (+29%), l’Italia rimane al 5°posto tra i principali esportatori, con in testa sempre la Francia.

Frame da Italian wine test of passion-Ice Agenzia

Di questo è ben cosciente ‘Ice-Agenzia’, l’organismo governativo che promuove l’internazionalizzazione delle imprese italiane. «Abbiamo previsto grossi investimenti per aumentare la presenza del mercato italiano specie in Cina e Usa – ha ricordato il presidente, Michele Scannavini – anche con la campagna ‘Italian wine test of passion», con una spesa di 3 mln di euro nella prima e 8 mln di euro in America».

Una campagna pubblicitaria basata principalmente su un video promozionale, per incrementare la conoscenza del vino italiano. Sicuramente ben fatto, con un messaggio chiaro e suadente, che mette in relazione simbiotica qualità e cultura, con immagini evocative come quella della vendemmia con le forbici da poto in mano al Dio del Giudizio universale nell’affresco di Michelangelo Buonarroti nella Cappella Sistina, in Vaticano.

Il presidente mondiale degli enologi Riccardo Cotarella, ha ricordato che per i 120 anni della Federazione italiana gioco calcio (Figc), celebrati il 15 marzo, alla presenza dei vertici della Figc  e di Letizia Moratti, sarà presentato un vino prodotto dall’azienda della comunità di recupero per ragazzi in difficoltà di San Patrignano. L’etichetta sarà firmata dal fratello Renzo, noto enologo e amministratore delegato della ‘Marchesi Antinori Spa’ da lui che ha voluto precisare: «Non vi dico se è buono o meno, ma il suo valore è principalmente sociale».

Ricordando che Gian Marco Moratti, recentemente scomparso, oltre che industriale impegnato nel sociale fu anche un grande produttore di Nebiolo, Riccardo Cotarella ha aggiunto che per i 150 anni dell’Unità d’Italia sarà presentato un altro vino, assemblando i 20 vini più rappresentativi per ogni regione e messo in degustazione a Vinitaly.

Il viceministro Andrea Olivero ha ricordato il concetto a lui caro delle ‘3V’: Vinitaly, Veronafiere, Vino. «Un vino che si trova davanti alla grande sfida della valorizzazione». Ma anche ‘3C’: controlli, crescita, competitività.
«Controlli, perché il nostro vino è il più controllato al mondo. È un costo, ma anche una garanzia che dobbiamo far conoscere meglio» ha detto Olivero, che ha ricordato come il nostro Paese sia stato in assoluto il primo a creare un ‘Registro telematico’ dematerializzato, per contrastare le frodi – specie online – e un ‘Testo unico della vite e del vino’ (L.238/2016), con 11 decreti attuativi già approvati e i restanti in rapida lavorazione, per «Una legislazione più snella, chiara e uniforme, nell’interesse della qualità italiana».

Crescita «Quantitativa di valore e qualità, basata non sul caso ma sul grande lavoro degli enologi italiani e di investimenti». Competitività sarà la grande sfida del futuro. Una competitività che metta assieme i prodotti ‘vino e Italia’ come Paese in generale. «Il vino come ingrediente della bellezza italiana; ma che deve essere pagato il giusto prezzo».

Molte le aspettative anche quest’anno e un piano industriale impegnativo che, come ha ricordato il presidente di Veronafiere Maurizio Danese, prevede investimenti anche per migliorare le infrastrutture e mettere un segno distintivo più marcato tra la fiera business nel quartiere e le iniziative di ‘Vinitaly and the City’ dedicate agli amanti locali del buon calice di vino, sia a Verona che in tre borghi suggestivi come Bardolino, Soave e Valeggio sul Mincio.

Sempre ricca l’offerta, con 4.200 espositori, ‘tasting e wokshop’, seminari, eventi, ed ‘e-commerce b2b’, anche grazie a ‘Vinitaly Directory’, l’innovativo portale informativo online in italiano, inglese e cinese, con un catalogo per mettere in contatto in modo ‘smart’ oltre 4.300 aziende di 33 Paesi e 14 mila vini, con i potenziali acquirenti. Cresce la presenza di produttori “green”, con l’aumento degli spazi dedicati al vino artigianale (ViVIT), al biologico (VinitalyBio) e ai vignaioli della Fivi (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti).

Ma la prossima Vinitaly avrà anche nel cuore il ricordo di Gualtiero Marchesi, scomparso il 26 dicembre scorso. «Negli anni 60 fu il primo ristorante a mettere a disposizione una grande carta dei vini contribuendo allo sviluppo del settore», come ha tenuto a ricordare Giovanni Mantovani.
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Foto cover:
Martedì 27 marzo – Presentazione Vinitaly 2018 –  Auditorium Via Veneto, Roma:
da sinistra F. Sboarina R. Cotarella D. Pantini

Testi e foto Maurizio Ceccaioni
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