Il Parlamento europeo sollecita norme più severe sui prodotti biologici chiedendo in particolare di abbassare fino allo 0,1% la soglia di contaminazione fortuita da parte di OGM,
imponendo una etichettatura più chiara e rafforzando i controlli. È quanto stabilito ieri, 29 marzo, dall’Assemblea di Strasburgo, anche se i deputati hanno deciso di non
procedere al voto finale poiché la Commissione rifiuta di riconoscere loro il diritto di “codecidere” in questo campo. La proposta di regolamento è stata quindi rinviata alla
Commissione per l’agricoltura.
Con 565 voti favorevoli, 35 contrari e 38 astensioni, gli eurodeputati hanno infatti chiesto che il regolamento sulla produzione biologica e l’etichettatura dei prodotti biologici sia adottato
con la procedura di codecisione, permettendo così al Parlamento stesso di avere un peso pari a quello del Consiglio dei Ministri nella sua definizione. A loro parere, d’altra parte, il
provvedimento non contempla solo gli aspetti della legislazione relativi all’agricoltura, sulla quale il Parlamento è consultato, ma tratta anche di aspetti legati al mercato interno,
come i metodi specifici di trasformazione e preparazione dei prodotti biologici nei servizi di catering, nelle mense pubbliche e nei ristoranti.
A fronte del rifiuto della Commissione di cambiare la base giuridica, su proposta della relatrice francese dei Verdi Marie-Hélène Aubert, hanno quindi deciso di darsi più
tempo per tentare di convincerla, rinviando il testo alla Commissione parlamentare competente, precludendo così al Consiglio la possibilità di pronunciarsi. Allo stesso tempo,
però, il Parlamento ha voluto inviare un messaggio forte approvando una serie di emendamenti che intendono rafforzare sensibilmente la proposta della Commissione su diversi aspetti e, in
particolare, per quanto riguarda la questione della contaminazione da parte di OGM. Occorre peraltro ricordare che, nel dicembre 2006, in attesa del parere del Parlamento europeo, il Consiglio
dei Ministri aveva già definito un orientamento comune sulla proposta di regolamento.
Per i deputati, il regolamento deve fornire “la base per lo sviluppo sostenibile della produzione biologica” e stabilire obiettivi, principi e norme su tutte le fasi della produzione, i metodi
di produzione, la trasformazione, la distribuzione, la commercializzazione, l’importazione, l’esportazione, l’ispezione e la certificazione dei prodotti biologici, nonché
l’uso di indicazioni relative alla produzione biologica nell’etichettatura e nella pubblicità.
Facendo proprio un emendamento avanzato dai Verdi, il Parlamento ha inoltre precisato che il provvedimento deve incentivare lo sviluppo sostenibile dei sistemi di agricoltura biologica
dell’intera catena biologica di prodotti alimentari e mangimi, assicurare il funzionamento del mercato interno dei prodotti biologici e la concorrenza equa tra produttori e stabilire norme
affidabili per i sistemi di produzione e in materia di ispezioni, certificazioni e etichettatura.
Il regolamento si dovrebbe applicare a una serie di prodotti agricoli destinati a essere commercializzati come biologici. Più in particolare, ai prodotti vegetali e animali non
trasformati e agli animali vivi nonché a quelli trasformati destinati al consumo umano e ai mangimi. I deputati, inoltre, hanno chiesto che anche altri prodotti come il sale, la lana, le
conserve di pesce, i cosmetici, gli integratori alimentari, gli oli essenziali e i cibi per animali domestici siano soggetti alle disposizioni del regolamento. Rimnadati invece ad una normativa
specifica i prodotti dell’acquacoltura.
Diversi emendamenti ampliano l’elenco degli operatori che devono attenersi a queste norme. Così, oltre a quelli che esercitano la produzione primaria, la nuova normativa si dovrebbe
applicare a coloro che si occupano di condizionamento, trasformazione e preparazione di alimenti e mangimi, nonché a quelli impegnati nel condizionamento, confezionamento, magazzinaggio,
etichettatura, pubblicità, trasporto, distribuzione, esportazione e importazione di prodotti biologici.
Se anche gli operatori che gestiscono l’immissione sul mercato sono interessati dal provvedimento, un emendamento aggiunge le attività di catering, le mense, i ristoranti o altre
prestazioni analoghe di servizi alimentari. Per i deputati, infatti, queste operazioni comportano un’ulteriore trasformazione e preparazione di cibi biologici e devono quindi rientrare nel
campo d’applicazione del regolamento.
Come avviene in forza alle disposizioni esistenti, la proposta prevede che nella produzione biologica, in linea di principio, non sia consentito l’uso di OGM e di prodotti ottenuti da OGM. La
stessa proposta asserisce che ciò è infatti incompatibile con il concetto di produzione biologica e con la percezione che i consumatori hanno di tali prodotti.
Se, però, la Commissione afferma che gli OGM non devono essere “intenzionalmente” utilizzati nella produzione e nella trasformazione di prodotti bio, aprendo così la porta alla
tolleranza nei confronti di contaminazioni accidentali che rientrano in una certa soglia (si parla dello 0,9% come i prodotti convenzionali), il Parlamento vorrebbe, invece, sopprimere il
termine “intenzionalmente”. E ieri ha precisato che “occorre evitare la contaminazione di sementi, fattori di produzione, mangimi e alimenti biologici mediante adeguate normative nazionali e
comunitarie basate sul principio di precauzione”. Oltre a precisare la definizione di “prodotti ottenuti da OGM”, l’Aula ha puntualizzato che non è consentito nemmeno il ricorso a
prodotti “con OGM” ed ha soppresso l’eccezione prevista per i medicinali veterinari, promuovendo così il ricorso ai medicinali veterinari biologici già presenti sul mercato.
Con un emendamento, gli eurodeputati insistono sul fatto che gli Stati membri si dotino di un quadro legislativo adeguato, sulla base del principio di precauzione e del principio “chi inquina
paga”, “al fine di evitare ogni rischio di contaminazione dei prodotti biologici da parte di OGM”, con la puntualizzazione che la presenza di OGM nei prodotti biologici “è limitata
esclusivamente a quantità accidentali e tecnicamente inevitabili con un valore massimo dello 0,1%”. Ma non solo, un altro emendamento chiede alla Commissione di pubblicare, entro il
1° gennaio 2008, una proposta di direttiva quadro concernente le misure precauzionali tese ad evitare la contaminazione da OGM in tutta la catena alimentare, nonché un quadro
legislativo per le norme sulla responsabilità concernenti qualsiasi contaminazione con OGM, sulla base del principio “chi inquina paga”.
Per l’europarlamento deve essere responsabilità degli operatori “prendere tutte le misure di precauzione necessarie onde evitare ogni rischio di contaminazione accidentale o
tecnicamente inevitabile da parte di OGM”. Gli agricoltori e i fabbricanti di mangimi devono astenersi dall’utilizzare OGM o prodotti derivati o contenenti OGM. Devono inoltre fornire le prove
che la contaminazione non è avvenuta. Un emendamento, peraltro, impone agli agricoltori o a qualsiasi altro fornitore di prodotti biologici che acquistano presso terzi i prodotti che
utilizzano per la produzione di alimenti o mangimi biologici, di accertarsi che questi non siano ottenuti o derivati da OGM e che non contengano o siano costituiti da OGM. È poi anche
precisato, che in caso di contaminazione accidentale o tecnicamente inevitabile con OGM, gli operatori devono essere in grado di fornire prove di “aver adottato tutte le misure necessarie per
evitare siffatta contaminazione”.
Una serie di emendamenti sottolinea che l’agricoltura biologica è pienamente in linea con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile fissati dall’Ue nel contesto dell’agenda di G?org. Per
i deputati, infatti, contribuisce alla realizzazione dello sviluppo sostenibile, dà origine a prodotti sani e di alta qualità e utilizza metodi di produzione sostenibili sul piano
ambientale. Più in particolare, la produzione biologica assicura l’equilibrio sostenibile tra suolo, acque piante e animali. Inoltre, contribuisce a mantenere processi di preparazione
tradizionali degli alimenti di qualità e a migliorare le piccole aziende e le imprese a carattere familiare.
Ma i metodi di produzione biologica devono anche favorire e mantenere un alto livello di diversità biologica e genetica nelle aziende e nei loro dintorni, “riservando particolare
attenzione alla conservazione delle varietà locali che si sono adattate e alle razze autoctone”. Devono utilizzare soltanto gli organismi viventi e i metodi di produzione meccanici,
mentre l’impiego di prodotti fitosanitari sintetici “è incompatibile con la produzione biologica”. Le sostanze trattate chimicamente o di sintesi devono pertanto essere rigorosamente
limitate a casi eccezionali e possono essere impiegate solo se non vi sono alternative naturali in commercio. E ancora non sono consentite le radiazioni ionizzanti e le produzioni con
coltivazioni idroponiche o altre coltivazioni o allevamenti senza suolo. Va anche limitato l’impiego di risorse non rinnovabili e promosso l’uso di quelle rinnovabili.
Il regolamento contiene anche norme sull’etichettatura, che deve essere più chiara e indicare il luogo d’origine dei prodotti. Per i deputati, infatti, il termine “biologico”,
nonché i rispettivi derivati e abbreviazioni, possono essere utilizzati nell’insieme della Comunità e in qualsiasi lingua comunitaria, nell’etichettatura e nella
pubblicità di prodotti ottenuti e controllati o importati a norma del regolamento. Nel caso di prodotti trasformati, un emendamento precisa che tali termini possono essere utilizzati
unicamente nella designazione e etichettatura del prodotto di cui almeno il 95% per peso degli ingredienti del prodotto di origine agricola, esclusi l’acqua e il sale, proviene da produzione
biologica e tutti gli ingredienti essenziali provengono dalla produzione biologica. Questi termini possono poi essere indicati nella lista degli ingredienti, ma solo se le informazioni sugli
ingredienti biologici vengono fornite nello stesso modo e utilizzando lo stesso colore, la stessa dimensione e lo stesso tipo di caratteri utilizzati per gli altri ingredienti. Tali prodotti,
è anche precisato, non possono recare un logo che rimanda alla produzione biologica. D’altra parte, il termine “biologico” non può essere apposto sulle etichette che recano anche
l’indicazione che il prodotto contiene, è costituito, derivato o prodotto da o con OGM, ovvero in presenza della prova che il prodotto, l’ingrediente o il mangime utilizzato siano stati
contaminati da OGM. Il Parlamento aggiunge inoltre che non è possibile ricorrere a tale termine per designare prodotti che sono stati contaminati accidentalmente da OGM in misura
superiore alla soglia dello 0,1%.
Sulle etichette dei prodotti biologici deve essere anche indicato l’organismo di controllo che certifica il rispetto delle disposizioni sulla produzione biologica. Un emendamento, inoltre,
chiede che sia resa obbligatoria l’indicazione del luogo di origine del prodotto o delle materie prime agricole di cui è composto il prodotto, e cioè se si tratta di un prodotto
originario dell’Ue, di Paesi terzi o di una combinazione di Paesi.
Per i deputati, inoltre, deve essere obbligatorio apporre anche il logo europeo e l’indicazione “BIOLOGICO”, in lettere maiuscole. In proposito, la Commissione proponeva di rendere facoltativa
questa indicazione che, peraltro, doveva essere “UE-BIOLOGICO”. I deputati hanno soppresso il suffisso “UE” per evitare che i consumatori siano tratti in inganno quanto all’origine del
prodotto, visto che l’indicazione va apposta anche sulle etichette dei prodotti importati. Il logo, che secondo i deputati “costituisce il principale simbolo identificativo dei prodotti
biologici in tutto il territorio dell’Unione europea”, sarà definito dalla Commissione e dovrà essere utilizzato nell’etichettatura, nella presentazione e nella pubblicità
dei prodotti ottenuti e controllati o importati a norma del regolamento.
Si rafforza anche il controllo, sia sugli Stati membri sia sui prodotti provenienti da Paesi extraUe. Il rispetto delle disposizioni del regolamento sarà garantito da organismi di
controllo “accreditati”, ossia rispondenti a garanzie di indipendenza e competenza. Saranno questi a dover eseguire i controlli e, come indicato in un emendamento, le ispezioni e le
certificazioni. In ogni caso, suggeriscono i deputati, gli Stati membri devono assicurare che il sistema di controlli istituito “consenta la tracciabilità dei prodotti in ogni fase della
produzione, preparazione e distribuzione” per dare ai consumatori la garanzia che i prodotti biologici sono stati prodotti nel rispetto del regolamento.
Infine in emendamento precisa a quali condizioni un prodotto importato può essere immesso nel mercato comunitario etichettato come biologico. Innanzitutto, tale prodotto deve essere
conforme alle disposizioni del regolamento. Più in particolare, il prodotto in questione dev’essere stato ottenuto secondo norme di produzione equivalenti a quelle applicate alla
produzione biologica nella Comunità, tenendo conto delle linee guida del Codex Aliemtarius. Inoltre, le aziende di produzione, importazione e commercializzazione devono essere sottoposte
a controlli equivalenti a quelli comunitari eseguiti da un’autorità o un organismo ufficialmente riconosciuto dalla Comunità e possono fornire in qualsiasi momento gli elementi di
prova che attestano la conformità con i requisiti del regolamento. Il prodotto dev’essere quindi coperto da un certificato rilasciato dall’autorità di controllo competente che ne
attesta la conformità con il regolamento.

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