Dalmazia interna, una Croazia tutta da scoprire

Dalmazia interna, una Croazia tutta da scoprire

Se la Dalmazia marinara è l’obiettivo principale dei vacanzieri, quella interna è tutta da scoprire per chi ama la natura

Testo Maurizio Ceccaioni
Foto Maurizio Ceccaioni/Ufficio del turismo di Treglia

Alla domanda: «Com’è la Croazia?», la risposta potrebbe essere di tipo diverso. Magari, se rivolta al turista con in mano il dépliant delle agenzie di viaggio già da gennaio, alla ricerca di pacchetti ad hoc per le vacanze estive, potrebbe essere: «Prezzi competitivi, si mangia bene, belle spiagge, vita notturna».
Sebbene questa sia la forma più diffusa ed economica per fare una vacanza unendo l’utile al dilettevole magari per ritornare negli stessi posti, talvolta poco cambia a stare sulla sponda orientale o su quella occidentale dell’Adriatico. Perché se il contesto è quello delle giornate passate tra orde di bagnanti vocianti, o a prendere il sole su lettini sperduti tra migliaia di ombrelloni, la prospettiva non cambia.
Ma se si cercasse qualcosa di diverso, magari più a contatto con l’ambiente naturale, sociale, storico e culturale, allora la soluzione potrebbe essere il turismo verde o rurale. Un tempo considerata marginale, questa soluzione è scelta sempre più da persone che vivono o lavorano in grandi metropoli, per passare un periodo di riposo fuori dalla confusione e dalla routine quotidiana.

La natura attorno al Mulino Samardzic sul Gr

Un turismo sostenibile e responsabile

Non è che in Italia manchino posti così, ma se si decidesse di guardare magari alla sponda opposta dell’Adriatico, la risposta potrebbe essere la Croazia. Nazione dalle tante sfaccettature socio-culturali e morfologiche, non casualmente è chiamata ‘terra delle mille isole’. Ricca di città storiche che hanno visto alternarsi nei millenni diverse dominazioni, è un caleidoscopio di tradizioni e culture, che hanno preso a piene mani dalla storia europea.
Con una superficie di circa 1/5 dell’Italia, la Croazia (Republika Hrvatska) è divisa in 20 regioni, ma di tante spesso, si conosce ben poco dei tanti luoghi d’interesse storico e ambientale, ricchi di parchi naturali, montagne, laghi e fiumi ancora incontaminati. Perché, come accade per la faccia oscura della Luna, rimangono nel “buio”, non trovando la stessa visibilità mediatica delle lunghe spiagge bianche e delle isole che fanno da corredo alle coste Istriano-Dalmate, sui dépliant turistici.

Le cose stanno però cambiando rapidamente, anche grazie a un’attenta politica comunicativa, sviluppata in particolare dall’Ente per il Turismo della Regione Spalatino-Dalmata e dal suo direttore, Josko Stella, che sta puntando decisamente a uno sviluppo sostenibile del turismo.
Parliamo di un turismo che renda fruibili le attrazioni turistiche e ambientali tutto l’anno, grazie a uno studio di capacità ricettiva, alla base di uno sviluppo strategico e sostenibile, attento e rispettoso delle risorse e la gente del territorio. Un esempio di come valorizzare l’offerta turistica regionale, sono i percorsi tematici lungo le strade romane, come quelle percorse dai legionari dalla Legio XI Claudia Pia Fidelis.

Resti del Castrum romano di Tilurium presso Treglia

Il progetto per ora prevede solo percorsi che partono da Solona e collegano Spalato (con il Palazzo di Diocleziano) e Treglia (Trilj) con Dugopolje, lungo la strada che avrebbe portato fino a Servitium, quartiere generale della Prima flotta romana della Pannonia.
Dai dati presentati dall’Ente per il Turismo della Regione Spalato-Dalmazia nel 2018, emerge che nel 2017 il flusso di turisti nella sola regione Spalatino-Dalmata è stato di 3,2 milioni, con 17 milioni di pernottamenti (+12% sul 2016). A fronte di un’offerta di circa 213 mila posti letto, di cui circa 32 mila in strutture alberghiere e simili, 164 mila in alloggi privati.
L’obiettivo è di accogliere i turisti sia verso la costa, ma indirizzarli anche alla scoperta dell’entroterra, specie nella Zagora dalmata (Dalmatinska Zagora), quella Morlacca un tempo terra di pirati, che racchiude ancora tanti segreti da rivelare. Un tipo di turismo fuori dalle rotte tradizionali, già vissuto qualche anno fa in un altro viaggio stampa con dei colleghi italiani. Nell’occasione eravamo partiti da Zagabria, per visitare le regioni di Krapina e dello Zagorje, e di Varazdin: ne rimanemmo piacevolmente colpiti.
Certo, allontanandosi dalla costa – dove si percepisce una maggiore apertura verso lo “straniero” – aumenta la barriera linguistica, ma sono ormai tanti gli operatori locali che parlano, se non l’italiano, di certo l’inglese.

Mappa località visitate nella Regione spalatino-dalmata

La Regione spalatino-dalmata oltre le coste adriatiche

È una regione geografica con ambienti naturali incontaminati, dove fare escursionismo di ogni genere; ma anche importanti luoghi delegati al turismo culturale ed enogastronomico. A posti noti come Spalato (Split), Traù (Trogir) e Almissa (Omiš), andando verso l’interno ne troviamo altri come Salona (Solin) Grab, Treglia (Trilj), Clissa (Klis), Signo (Sinj) e Sinjsko polje (Zagora, Dalmazia interna). Ma anche la montanara Gata, nella cosiddetta ‘Repubblica storica di Poljica’, tra i monti Mosor e Kozjak.
Zone ricche di storia e cultura, dove vive la tradizione e la vita scorre lenta ai ritmi delle stagioni. Specie inoltrandosi verso l’interno della Regione, c’è solo da scegliere dove andare, cosa vedere o degustare, con cibi sani e genuini, spesso a poco prezzo. Con in più un certo fascino retrò che – per chi è nato a cavallo degli anni 50-60 del secolo scorso – riporta ai riti della gioventù, quando ci si accordava con una stretta di mano e la gente incontrata lungo il cammino, accennava sempre un gesto di saluto.

Il fiume Grab e la sorgente tra i boschi di carpino

La nostra guida d’eccezione è Andriana Ivkovic, direttrice dell’Ufficio del turismo di Treglia. Ci aspetta poco fuori di un piccolo abitato: Grab. È nella Dalmazia interna, a meno di 50 km dal centro di Spalato e, se questo nome per i cittadini di Roma è l’acronimo di quel ‘Grande Raccordo Anulare delle Bici’ atteso da decenni, per gli abitanti di queste parti ha significato da sempre la vita. Perché Grab non sono solo poche case in una valle, ma principalmente l’omonimo fiume che, anch’esso, prende il nome dai boschi di Carpino (Carpinus orientalis, grab in croato).
Importante sia a livello ambientale che socio economico e storico, quell’acqua ha irrigato da sempre i campi della zona e fatto funzionare i caratteristici e famosi mulini con le macine a pietra, che hanno fornito per secoli farine alimentari agli abitanti.

Interno mulino Samardzic

La sorgente si trova a meno di un chilometro dal paese. Limpida e azzurrina, sgorga da sotto uno sperone di roccia che in primavera è ingentilito dai fiori di narciso, lontana diramazione del monte Kamešnica. Ad accompagnarci, il delicato cinguettio degli uccelli e l’acqua che scorre in tanti rivoli formando piccoli stagni, contornati di Salici viola (Salix purpurea), Pioppi neri (Populus nigra pyramidalis) e violette. Ma, qui e là, pure qualche pianta di pimpinella (anice), pungitopo e muschio.
Siamo in un’area di circa 40 ettari, un habitat incontaminato protetto a livello naturalistico dal 2000. Qui è vietata la pesca e la caccia e una particolare attenzione è rivolta alla protezione del gambero di fiume autoctono (Austropotamobius pallipes), con la chiusura al pubblico dei luoghi di riproduzione, come grotte e fosse.

Mulini, piste ciclabili e sentieri natura: la storia di ieri e oggi assieme

Fiume piccolo, il Grab contribuisce alla portata d’acqua del più grande fiume Cetina, che attraversa e caratterizza la città di Treglia (Trilj), antico crocevia viario per le legioni romane che andavano in Pannonia. A testimonianza, rimangono i resti del I secolo d.C. dei contrafforti del Castrum romano di Tilurium (Tilurij), un campo militare sorto a protezione della valle del Cetina verso sud e quindi di Salona, allora capitale della Dalmazia romana.

Il gruppo di giornalisti alla sorgente del Grab

Lungo il sentiero che porta a una piccola cascata, ci sono anche parcheggi per le bici e, dai cartelli, si capisce che siamo in un posto frequentato dagli amanti di questa forma di escursionismo. Più avanti incontriamo un allevamento di trote, realizzato nel mulino Bugarinova: uno dei cinque mulini originari, con annessa la casa con camere in affitto per i turisti.
Noi siamo diretti al mulino Samardzic (XIX secolo), l’unico ancora in attività, tassello della storia di questi luoghi e componente unica del paesaggio, documenta ancora lo stile di vita di quella popolazione. Antiche mole mosse da un sistema idraulico arcaico ma estremamente funzionale, che danno  un senso profondo al rapporto inscindibile nei secoli, tra uomo e natura.

Qui si producono ancora farine di grano, orzo e mais per le comunità locali e i ristoranti di questa zona. Dando uno sguardo all’aia della casa, sembra di vedere una foto d’altri tempi, con gli anziani genitori e il figlio mugnaio che ci attendono. La madre, vestita con abiti semplici e fazzoletto in testa, ci accoglie, invitandoci ad assaggiare del pane uštipak con formaggio. Accanto una bottiglia che apparentemente poteva sembrare acqua, ma era invece ottima grappa. Mi spiegano che questo tipo di alimentazione è da sempre alla base della dieta di chi lavorava nei campi o in montagna, perché l’uštipak, fatto con farina e uova, era cotto nello strutto e si manteneva così per alcuni giorni.

Accoglienza dei coniugi al mulino Samardzic

Gente amabile, come il marito artista del legno, che mostra con orgoglio le sue creazioni e vuole assolutamente farsi una foto con me, mentre mostra l’orologio che aveva al polso, con la bandiera croata sul quadrante. Dentro il mulino il figlio sta controllando la macinazione del grano. Ogni cosa di quell’ambiente racconta dei suoi anni e la polvere di farina accumulata nel tempo, renderebbe il tutto un po’ fantasmatico, se non fosse stato per il raggio di sole che, come una spada di luce, tagliava l’ambiente semibuio.

Un’offerta turistica coinvolgente e conveniente, alternativa alla “vita da spiaggia

Treglia è la città più importante e ha circa 2 mila abitanti. Chiamata anche la ‘Città della tradizione’ o la ‘Città dei ponti del Cetina’, è piccola ma piacevole. Sono molti i posti da vedere, tra cui il Museo Regionale di Treglia (Muzej Triljskog kraja), luogo di conservazione di documenti e oggetti del patrimonio etnografico, storico e culturale che hanno segnato la storia di questa area della Dalmazia centrale.
Inaugurato nel 1996, tra le collezioni al piano terra, reperti medievali recuperati nel letto del fiume Cetina e quella etnografica con oggetti tradizionali di uso comune, come riproposizione dello stile di vita e della cultura tradizionale di Treglia. Al primo piano, una mostra di oggetti rinvenuti nel sito di Tilurium, a circa un chilometro da Treglia, tra cui monete e oggetti di vita quotidiana (Visita virtuale del Museo).

Panoramica città di Treglia e fiume Cetina

Per il soggiorno non ci sono problemi, perché di case vacanze e stanze in hotel o in affitto in piccoli piccoli borghi, aree rurali o montane, se ne trovano facilmente (anche online). Come ricorda la direttrice Andriana Ivkovic, nella sola area di Treglia ci sono circa 400 posti letto di diverso tipo e molte abitazioni private sono diventate strutture ricettive, per accogliere famiglie e persone sempre più attratte anche dalla genuina enogastronomia locale e dalla possibilità di fare sport all’aperto.

L’offerta alternativa alla “vita da spiaggia” prevede in tutta la Regione spalatino-dalmata, circa 3500 km di piste per amanti del cicloturismo, con 100 percorsi tra paesi con le case in pietra, siti archeologici e tanta natura incontaminata. Nell’area di Treglia ci sono 130 km di percorsi ciclabili di particolare interesse. Come il ‘sentiero del Vino’, 11,6 km tra strade sterrate e vigneti, flora e fauna; ma pure la pittoresca ‘pista ciclabile Mlinice’, di 25,5 km nell’area dei vecchi mulini e la sorgente del Grab. La pista ciclabile Zlabina è un percorso misto di 37,2 km che parte da Ruda e, sulla strada, offre una bella panoramica sul monte Kamesnica. Lungo il percorso di 10,5 km della pista ciclabile Brodaric, incontriamo il Museo di Treglia, e sulla ciclabile ‘Tabia’, di 15,7 km, troviamo una scultura chiamata ‘Mladenci’ (sposi), che rappresenta l’unione tra uomo e donna.

Andriana Ivković Direttrice Ente Turismo Treglia

La pista ciclabile ‘Nutjak’ (14 km) ha un particolare interesse storico. Si possono vedere le lapidi medievali a forma di croce vicino alla chiesa di Santa Klara, presso il villaggio di Vojnić. Ma principalmente, su un costone roccioso sulla riva destra del fiume Cetina a 3 km a valle di Treglia, ci sono i resti della fortezza di Nutjak (XV secolo), chiamata in gergo popolare Kuletina (grande torre). Fu realizzata a protezione dalle invasioni turche da ovest, come le fortezze di Clissa (Klis), a nordest di Spalato, o quella di Čačvina, su un’altura a 707 metri slm a nordest di Treglia.

C’è solo l’imbarazzo della scelta per fare escursionismo in tanti modi. Se non bastasse il trekking, le gite in canoa, a cavallo e in mountain bike, per chi cerca un pizzico di adrenalina in più, ci sono le discese in kayak, canyoning e rafting sul fiume Cetina.
Se il 29 settembre è la festa di San Michele Arcangelo, santo patrono di Treglia, tra gli eventi da segnare sul calendario per il prossimo anno, anche il Thrill Blues Festival.

Per info: www.visittrilj.com; www.dalmatia.hr/it

 

Leggi Anche
Scrivi un commento