Il Ministro del Lavoro, Cesare Damiano, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano Repubblica ha chiarito la posizione dell’esecutivo sullo scalone.
Secondo Damiano l’accordo con le parti sociali potrebbe essere trovato innalzando l’età pensionabile a 58 anni e introducendo una sperimentazione triennale di incentivi per chi, potendo
andare in pensione, sceglie di restare al lavoro.
Damiano ha precisato: “Abbiamo sempre detto che siamo disponibili a un suo ammorbidimento attraverso il confronto e senza pregiudizi sugli strumenti per raggiungere gli obiettivi: dagli
incentivi alle quote. Ribadisco che per ammorbidire lo scalone saranno reperite ulteriori risorse all’interno del sistema previdenziale con risparmi e lotta ai residui privilegi”.
Il Ministro del Lavoro, inoltre, ha precisato che l’esecutivo non ha “alcun pregiudizio” rispetto alla proposta delle parti sociali e che “gli incentivi vanno bene purchè si possano
ottenere risultati significativi in termini finanziari”. “Alla fine della sperimentazione – ha concluso Damiano – sarà necessaria una verifica”.
La parola “ammorbidimento”, tuttavia, non piace ai sindacati, che rilanciano accusando il governo di abbandonare il programma elettorale: “Il ministro non parla più di superamento dello
scalone – ha spiegato Giorgio Cremaschi, segretario generale della Fiom e componente della «Rete 28 aprile» della Cgil – ma di suo ammorbidimento. Il che vuol dire che
il Governo di centrosinistra fa propria la decisione di Berlusconi di allungare l’età pensionabile fino a 60 anni. Questa è la sostanza. Il resto sono pasticci che servono, forse,
a salvare qualcuno a danno di qualcun altro. Questa scelta, se confermata, sarebbe l’abbandono di una parte del programma elettorale, che pure è stata determinante per il successo del
centrosinistra, e in questo senso sarebbe un puro atto di slealtà del Governo verso gli elettori”.
“Respingiamo quindi la proposta del Governo -ha concluso Cremaschi – perché rappresenta semplicemente la conferma dello scalone Maroni e ribadiamo che il mantenimento del diritto per la
pensione a 57 anni con 35 di contributi e a 40 anni senza vincoli di età o di finestre, è un atto di giustizia sociale. Diciamo egualmente no alla posizione del Governo sui
coefficienti, confermata nel Dpef, che prevede un’inaccettabile taglio delle pensioni future, proprio per quei giovani che si dichiara di voler tutelare”.