Dazi USA e Parmigiano Reggiano: Problema o grande opportunità?

Dazi USA e Parmigiano Reggiano: Problema o grande opportunità?

Dazi USA e Parmigiano Reggiano: Problema o grande opportunità?

 

SUI CARBONI ARDENTI IL PARMIGLIANO REGGIANO, DA SOLO?

LA PROTEZIONE DI UN BRAND INDUSTRIALE NON E’ LA STESSA COSA DELLA TUTELA DI UN MARCHIO INTELLETTUALE E COLLETTIVO

PIU’ CHE LAMENTARCI DI UN DAZIO (DA DISCUTERE IN OGNI CASO) OCCORRE COGLIERE LA PALLA AL BALZO PER ELIMINARE LE CONCORRENZE SLEALI, I FALSI DOC, I CAMUFFAMENTI

 

Non amo, in economia e per il mercato, nè i dazi, nè le protezioni, nè le speculazioni, nè le svendite. Ovvero non rientra nel mio dna fare “di tutta una erba un fascio”, sempre in termini economici, ma forse non solo. Forse una volta la poca variabilità di prodotti e varianza di modelli di vita, di opportunità… sicuramente non consentivano spazi di manovra, scelte diversificate, opzioni anche di prezzo… le fasce erano poche.

Sono stato per 40 anni un difensore strenuo, non ortodosso per certi aspetti, un po’ estremo per altri, della “protezione” delle Docg, Doc e Dop. Ne sono fiero. E non mi contraddico quando faccio la differenza fra il protezionismo Usa e il “protezionismo” UE (e in primis Italia) perché un conto è tutelare-salvaguardare un marchio “intellettuale” collettivo, di proprietà indivisa, riconosciuto per legge e norme anche sovranazionali,  e un conto è alzare barriere e proteggere quel marchio “industriale” privato, unico, produttore diretto di fatturato e reddito rispetto anche a un altro marchio industriale, o più marchi della stessa tipologia.

DAZI USA?
Problema o grande opportunità
per il Parmigiano Reggiano?

Sono due pianeti diversi, anche opposti da un punto di vista legale e giuridico. Dal punto di vista del commercio internazionale (WTO), la questione dazi dovrebbe però, almeno, stimolare a prevedere un dialogo, una discussione, un bilateralismo di intenti, volontà, richieste. Ecco è su questo aspetto che nasce, secondo me, il vero problema. Il Parmigiano Reggiano è un prodotto sicuramente nel mercato Usa abbastanza elitario, per pochi: volumi e prezzi sono indicatori anche se trattasi di una Dop, ma gli “americani” non vedono la “dop” bensì il marchio industriale privato italiano che vende sul mercato.

E’ sullo stesso piano del caseificio americano che vende Parmesan un brevetto industriale registrato e che ha una precisa company Usa alle spalle. E’ accertato che passare da 40 a 44,5 dollari al chilo,  il Parmigiano Reggiano non perde nessun cliente: è un cliente americano che può spendere tranquillamente il nuovo prezzo.

Il problema è che un chilo di Parmesan  è venduto a 15-20 dollari al chilo e questo può essere, come ben noto, un forte concorrente generalista oltre che antagonista prodotto x prodotto perché si trova ad avere un maggior range di crescita in volume e in fatturato.

DAZI USA?
… richieste che vengono dalle lobbies potenti americane

E’ su questa “concorrenza sleale” sulla confusione di marchio che l’Italia deve spendersi, che Conte deve impuntarsi. Dazi di qua, dazi di là, sono una evenienza che il mercato mondiale non dovrebbe avere, ma invece avrà sempre di più. Sono richieste che vengono dalle lobbies potenti americane per aumentare il fatturato….. Ecco, forse per noi italiani, era ed è meglio “sfruttare” questo elenco di prodotti made in Italy che subiranno un aumento di prezzo al consumo, causa dazi Usa, per ricercare altri piani operativi, altri cambi, maggior tutela.

Lasciamo stare il prezzo: sarà la singola impresa anche italiana che si giocherà in un mercato globale le chances. Come paese e come made in Italy e come leggi UE abbiamo l’obbligo di continuare la strada intrapresa.

DAZI USA? …non ci arrenderemo mai!

Certo è che un dazio Usa su una Malvasia frizzante Doc o su un Prosecco Doc  può fare molti più danni che su un Prosciutto, su un Culatello. Peccato che “noi” italiani (NB: era il 1990 quando mi sedetti per la prima volta a Lisbona ad un tavolo bilaterale UE-Usa nell’ambito dei Gat-Trips di allora e i temi erano gli stessi di oggi!!) non vediamo mai che un problema può essere una opportunità: Francia e Germania stanno ” dialogando” in Usa anche separatamente in termini di opportunità diverse, di do ut des,  ma con strade che toccano temi collaterali e supplementari. Non è certo una bottiglia di Champagne che passa da 100 dollari a 110 a fermare l’esportazione!

Lodevole e simpatica l’iniziativa della giornalista delle Iene a consegnare in diretta un pezzo di Parmigiano Reggiano a Mr Pompeo davanti a Conte, ma solo purtroppo per noi italiani. Per gli Usa, per la loro mentalità, è sembrato più una falla nella sicurezza istituzionale un certo tipo di lassismo piuttosto che una prova di captazio benevolentia. E’ una considerazione che ho visto sempre nei contatti e nelle trattativi Wto e Bilaterali: il lato del tavolo italiano composto da ministeriali, enologi, agronomi, imprenditori… il lato Usa-internazionale composto da magistrati, avvocati, lobbisti.

E’ una differenza sostanziale. Altro tema da “cogliere al volo” è sicuramente rispondere ai dazi con una “levata di scudi” pro qualità, certificazione, tracciabilità dei nostri brand Dop in modo che l’aumento di costo, visto che parliamo di nicchie e di alto spendenti (10 americani su 300 comperano elitario italiano) venga percepito come una ulteriore offerta e garanzia di qualità. E qui il binomio Governo italiano – Imprese singole delle Dop devono dimostrare subito di crederci, di investire in formazione, informazione, comunicazione. parte della nuova PAC-OCM dovrebbe mettere fondi sul tema di come eludere il protezionismo.

DAZI USA?
… opportunità per valorizzare
qualità/prezzo e vendere di più

Lo stesso dualismo qualità-salute (NB:  identità/valore deve sconfiggere il mantra deleterio per tanti prodotti italiani come è stato ed è ancora la enunciazione e l’uso del rapporto qualità/prezzo per vendere di più. Cosa errata) dovrebbe diventare la risposta italiana alla bagarre che scoppia con i dazi a rincorrere il prezzo più soddisfacente. L’errore più grave delle imprese italiane sarebbe di “calare le braghe sul prezzo all’origine”.  Non esistono più posizioni acquisite e garantite in un mondo dove spessissimo, a turno, soprattutto nei paesi forti emerge la voglia e l’impegno di autoprotezione.

 

 

Giampietro Comolli

Redazione Newsfood.com
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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Aggiornamento ore 13 di sabato 5 ottobre:

Inizio messaggio inoltrato:
Oggetto: News sui Dazi USA: un documento della National Milk Producers Federation dichiara guerra all’agroalimentare europeo
Data: 5 ottobre 2019 12:18:18 CEST
Nicola Bertinelli

Nicola Bertinelli

Reggio Emilia, 5 ottobre 2019 – Grandi novità sul fronte dei dazi USA: gli Stati Uniti calano la maschera e dichiarano quali siano i veri obiettivi dei dazi che vanno a colpire solo alcuni tra i prodotti dell’agroalimentare italiano di qualità. Questo, il commento di Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano

 
Un documento della National Milk Producers Federation (l’Associazione dei produttori di latte che produce più dei due terzi del latte americano ) rende esplicita la volontà del Governo Americano di fare guerra alle indicazioni Geografiche Europee. Finalmente è chiaro per quale motivo nell’elenco dei prodotti soggetti a dazio aggiuntivo del 25% ci siano solo determinate indicazioni geografiche italiane, come il Parmigiano Reggiano. I dazi non sono altro che una ripicca perché l’Europa tutela le DOP registrate: i formaggi americani (come il Parmesan, ma anche l’Asiago o il Gorgonzola, la Fontina made in USA ) non possono pertanto entrare all’interno dell’Unione Europea.
Le pretese del governo americano sono assurde: noi non permetteremo mai agli americani di vendere in Italia il Parmesan, e questo vale per noi, così come per tutti gli altri consorzi di tutela delle indicazioni geografiche italiane. Noi dobbiamo difendere i nostri prodotti perché li sappiamo fare solo noi e perché sono espressione del territorio e della cultura del nostro Paese. La politica italiana e europea deve essere a fianco dei Consorzi perché nel mondo noi dobbiamo affrontare costosissime cause legali affinché i nomi delle indicazioni geografiche siano utilizzati solo per gli autentici prodotti italiani. Sul mercato non ci devono più essere un Parmesan made in Wisconsin, un Asiago o un Gorgonzola americani. Le Dop come il Parmigiano Reggiano sono un patrimonio culturale italiano, alla stregua del Colosseo: le caratteristiche della nostra DOP dipendono dal territorio del quale è espressione. I ‘tarocchi’ che vengono prodotti altrove e che usano un nome che evoca il prodotto originale italiano hanno come effetto quello di trarre in inganno il consumatore. Se Trump è America first, il Consorzio del Parmigiano è American consumer’s first. Il consumatore che acquista il Parmesan è spesso convinto di acquistare un prodotto italiano. Il Consorzio ha mostrato ad un campione significativo di consumatori americani un Parmesan che riportava in etichetta l’indicazione esplicita “Made in Winsconsin”. Due terzi del campione intervistato ha dichiarato di ritenere il prodotto di provenienza italiana. Per questo motivo il Consorzio del Parmigiano Reggiano si batte affinché, anche fuori dall’Unione Europea, il nome Parmesan possa essere utilizzato solo per l’autentico prodotto Parmigiano Reggiano. Altrimenti, non saranno solo le aziende italiane a subire un danno, ma tutti i consumatori americani che vengono ingannati perché acquistano un fake nella consapevolezza di acquistare il vero Parmigiano Reggiano”. 
 
Qui il documento della NMPF – National Milk Producers Federation:

Fabrizio Raimondi
Ufficio Stampa e Relazioni Esterne

Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano
Via J.F.Kennedy,18 – 42124 – Reggio Emilia – Italia

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