DAZI USA VERSO EUROPA – TROPPI ALLARMISMI NUMERI BUTTATI A CASO – SALVI I VINI ITALIANI

DAZI USA VERSO EUROPA – TROPPI ALLARMISMI NUMERI BUTTATI A CASO – SALVI I VINI ITALIANI

 

Milano, 14 ottobre 2019

DAZI USA VERSO EUROPA – TROPPI ALLARMISMI NUMERI BUTTATI A CASO

SALVI I VINI ITALIANI, DAL PROSECCO ALL’AMARONE

GRIDA “AL LUPO AL LUPO” NON SERVONO IN UN MERCATO GLOBALE E INTERNAZIONALE. PERCHE’ COINVOLGE ANCHE IL PECORINO ROMANO-SARDO?
FAKE NEWS RIEMPIONO PAGINE DI GIORNALI, MA NON FANNO IL BENE DELL’AGROALIMENTARE ITALIANO
Già in piena retromarcia. Mi sembra di vedere la stessa cosa che succede ogni anno in vendemmia: sparare prima di altri numeri, volumi, fatturati per captare l’attenzione del giornalista di turno… per poi nascondersi dopo neanche 30-60 giorni con una realtà totalmente diversa: 8 milioni di ettolitri in meno su 40 milioni in totale circa non è errore da poco.
E con i “dazi Usa” stessa cosa. Il piano intelligente di riflessione è solo duplice: cogliere l’occasione del Wto per sistemare alcuni conti in sospeso da troppo tempo ( riconoscimento mondiale delle Dop-Aoc-Doc-… europee) e definire una politica speciale bilaterale, export-import, solo su quei prodotti al centro del contendere senza allarmismi.
Vi è un “terzo piano” molto più politico che però “ fa male” molto male all’Europa dei 27: le due politiche, le due strategie, le due modalità che l’Europa adotta a seconda che interessi quei paesi o quegli altri Paesi.  I “ fatti turchi” recenti ne sono la ennesima e allucinante prova. 
I “dazi Usa” alla fine sembra che colpiscano prevalentemente i formaggi, i salumi, le marmellate, il miele, i prosciutti generici made in Italy, mentre  i Dop, con una origine certa, sarebbero salvi. Bene, mi sembra una occasione unica per definire la differenza fra proprietà industriale di un marchio privatissimo, con una proprietà intellettuale geografica collettiva pluralistica e pubblica.
Di conseguenza anche vini, olio evo, paste, confetture, conserve sarebbero salve. Nell’elenco fatto dall’Ustr americano-federale che prevede lo scatto del +25% di dazi dal 18 ottobre 2019, sembra questa la notizia che trapela, figurano i formaggi Provolone, Asiago, Taleggio, Gorgonzola, Grana Padano, Parmigiano Reggiano Dop, mentre non si parla di Mozzarella di Bufala Campana Dop, quella mozzarella che ha recentemente sottoscritto un accordo bi-partisan  con i produttori di formaggio in Usa, compreso chi produce il Parmesan americano!  
La cosa fa almeno pensare: allora c’è chi sostiene l’ ”italian sounding” anche nel nostro paese.
 IL GOVERNO ITALIANO DEVE INTERVENIRE SUBITO, ANCHE IN FORMA POLITICA AUTONOMA E INDIPENDENTE.
L’Italia come, Portogallo, Grecia, Irlanda, Olanda… non fanno parte del consorzio Airbus: perché tirati dentro?  Inoltre cosa c’entra il Pecorino Dop italiano se in Usa non si producono formaggi freschi e stagionati con latte ovino? Perché questa discriminazione? Stessa cosa vale anche per Coppa Dop, Pancetta legata Dop… tutti salumi non prodotti in Usa con le stesse caratteristiche.
In particolare nella black list di Ustr Federale rientrano gli alcolici inglesi e scozzesi, tutti i vini francesi e spagnoli, addirittura la gruviera svizzera che viene realizzata in altri paesi europei, l’olio evo spagnolo, ma non il Prosecco italiano ( ed è ben specificato “italiano”) per cui si può presumere che “altri” prosecco siano nel mirino!  Sono anche esclusi tutti i vini italiani, compreso i Dop e gli Igp.
Sarebbe quindi importante cogliere l’occasione , COME GOVERNO  ITALIANO, per dare vita a un colloqui-dialogo molto serrato, diretto e urgente con i rappresentanti del Wto americano per raggiungere un chiaro accordo sulla differenza fra prodotti Dop e Igp riconosciuti da leggi, norme Ue e diritto internazionale, anche rispetto a stessi vini, e altri prodotti, che non portano la Dop e la Igp e che sono prodotti nell’Europa dei 27. Una azione – prevista dalle differenze commerciali e legali del diritto internazionale alla libera concorrenza che sancisce le differenze di provenienza e origine dei prodotti agroalimentari – che potrebbe essere molto utile per chiarire un problema mai definito, mai risolto. Non abbassiamo e riduciamo il tutto alla “lista” dei vini e alla opportunità commerciale, puntiamo invece ad una asticella più alta che finalmente riguarda il valore e il riconoscimento di una “origine” legale e giuridica e produttiva,  non solo una “ provenienza” commerciale!
Cogliere l’occasione dello scampato pericolo, vuol dire anche lanciare un segnale a tutti che fare delle speculazioni o degli allamismi su queste cose non servono a nulla, mettono in fibrillazione strutture import-export che nella non-certezza e nella non-chiaezza possono cambiare fornitori e perdere clienti: errore.
Altro errore sarebbe anche non correre ai ripari a fronte di una mossa politica, da parte dell’amministrazione americana, di creare divisioni in Europa: te si e lui no! metodo estremamente delicato e pericoloso, per questo che occorre immediatamente fare in modo che su iniziativa di “ Giuseppi” vi sia un tavolo internazionale, coinvolgendo anche gli altri paesi europei, su cui portare l’unico e importante tema del settoe agroalimentare: il riconoscimento, il rispetto, la difesa, l’accettazione dell’esistenza nel mondo di alimenti/vini DOP-DOC-AOC-BGU-DOGP-ABGO-DPGO…. cioè prodotti secondo regole comuni, senza segreti di famiglia, senza brevetti industriali e individuali.
Quindi il WTO deve riconoscere che la “difesa” assoluta di questa categoria alimentare rientra nelle conoscenze e nelle categorie dei prodotti di origine geografica e non come provenienza commerciale.          

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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