Decreto sanzioni: pochi lampi e molte ombre – Etichettatura Alimentare D.lgs 231/2017

Decreto sanzioni: pochi lampi e molte ombre – Etichettatura Alimentare D.lgs 231/2017

Milano, 18 febbraio 2018

Decreto sanzioni: pochi lampi e molte ombre

di Avv. Fabio Squillaci

Prendendo in prestito una famosa frase di Battisti, il giudizio sul nuovo Decreto Sanzioni del dicembre 2017 (non ancora entrato in vigore) può racchiudersi nell’espressione “tu chiamale se vuoi… sanzioni”.

Seppur apprezzabile lo sforzo del legislatore di adeguarsi, con colpevole ritardo alle prescrizioni dell’Europa, siamo ancora ben lontani dall’effettiva protezione dei consumatori.

Il sistema di compromesso varato nel D.lgs 231/2017, infatti, mantiene un impianto sanzionatorio di tipo pecuniario ed amministrativo, consentendo ai trasgressori di eludere, attenuare, addirittura evitare la sanzione mediante comportamenti correttivi postumi. Può allora sommariamente affermarsi che il ‘decreto sanzioni’ adombra un meccanismo premiale assimilabile ai condoni edilizi o fiscali che già hanno avuto un felice riscontro nel panorama giuridico italiano.

Interessante, a questo proposito, quanto affermato dalle associazioni di categoria e dai rappresentanti sindacali delle O.S.A., i quali non hanno esitato nel salutare con estremo favore la nuova disciplina. Del resto poteva andare molto peggio, magari mantenendo il pugno di ferro contro coloro che, in barba alla salute dei consumatori, speculano nel settore agro-alimentare.

L’argomento principale delle difese delle aziende in giudizio, il loro profilo dimensionale piccolo, rappresenta senza dubbio il salvacondotto per tutta una serie di operatori che, volontariamente trasgrediscono, e del pari, volontariamente restano impuniti. Tirando le fila del discorso, restando in un’aurea canora, il nuovo Decreto Sanzioni si colloca nel “bene ma non benissimo”.
Ma vediamo più nel dettaglio le questioni di maggiore interesse.

Campo di applicazione.
Il decreto sanzioni reca la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui al regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, di seguito denominato «regolamento», fatta salva la disciplina sanzionatoria prevista dal decreto legislativo 6 settembre 2005 n.206. Il presente decreto integra (per la prima volta) le disposizioni nazionali in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità degli alimenti con riferimento al lotto, ai prodotti oggetto di distributori automatici ed ai prodotti non preimballati. Interessante è la definizione estensiva di «soggetto responsabile» individuato nell’operatore del settore alimentare, con il cui nome o con la cui ragione sociale è commercializzato il prodotto o, se tale operatore non è stabilito nell’Unione, l’importatore avente sede nel territorio dell’Unione; è, altresì, individuato come soggetto responsabile l’operatore del settore alimentare il cui nome o la cui ragione sociale siano riportati in un marchio depositato o registrato. Ne discende che il legislatore interno ha inteso attuare il Regolamento mediante una costruzione di responsabilità alternativa a cascata.

Disciplina sanzionatoria.
L’etichettatura e le relative modalità di realizzazione sono destinate ad assicurare la corretta e trasparente informazione del consumatore. Esse devono essere effettuate in modo da:

a) non indurre in errore l’acquirente sulle caratteristiche del prodotto alimentare e precisamente sulla natura, sulla identità, sulla qualità, sulla composizione, sulla quantità, sulla conservazione, sull’origine o la provenienza, sul modo di fabbricazione o di ottenimento del prodotto stesso;

b) non attribuire al prodotto alimentare effetti o proprietà che non possiede;

c) non suggerire che il prodotto alimentare possiede caratteristiche particolari, quando tutti i prodotti alimentari analoghi possiedono caratteristiche identiche;

d) non attribuire al prodotto alimentare proprietà atte a prevenire, curare o guarire una malattia umana né accennare a tali proprietà, fatte salve le disposizioni comunitarie relative alle acque minerali ed ai prodotti alimentari destinati ad un’alimentazione particolare.

La disciplina previgente, il D.lgs 109/1992, prevedeva in un unico articolo (art.18) il regime sanzionatorio con una forbice edittale che andava, a seconda del tipo di violazione, da seicento a diciottomila euro.

Il nuovo decreto sicuramente si segnala per un inasprimento delle sanzioni amministrative pecuniarie che possono toccare anche la soglia dei quarantamila euro nel caso di omessa indicazione degli allergeni o di sostanze che possono provocare intolleranze. Del pari convincente è la presenza di una clausola di riserva reiterata che rimanda a forme di responsabilità penale quasi a voler confermare l’interesse del legislatore alla necessità di un doppio binario sanzionatorio in materia alimentare.

Meno convincenti risultano le disseminate clausole di non applicazione delle sanzioni a fronte di condotte riparatorie da parte dell’operatore del settore alimentare. Già nel caso degli stessi allergeni pocanzi menzionati la sanzione non si applica nel caso in cui il soggetto responsabile abbia avviato le procedure previste dall’articolo 19 del regolamento (UE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, prima dell’accertamento della violazione da parte dell’autorità di controllo.

Oppure quando la violazione in materia di “denominazione dell’alimento” ovvero di “indicazione degli ingredienti” od ancora “sul paese di origine” riguarda esclusivamente errori od omissioni formali, essa comporta l’applicazione al soggetto responsabile di sanzione amministrativa pecuniaria quantitativamente minore. È evidente che tale differenziazione sanzionatoria risponde ad esigenze di dosimmetria punitiva non equiparando violazioni volute ed interessate a violazioni meramente formali e disinteressate.

La logica di abbandono della caccia all’errore in materia di etichettatura alimentare tuttavia comporta il restringimento dell’area di punibilità espungendo una serie di condotte comunque lesive dei diritti dei consumatori. Ne discende che l’impianto legislativo del 2017 in materia di sanzioni in parte tradisce gli obiettivi di protezione dei rapporti di consumo previsti dal Regolamento.

Novità – Lotto/partita – distributori automatici – alimenti non preimballati.

Le novità riguardano la specificazione concettuale di siffatte ipotesi con l’inasprimento del regime sanzionatorio (si vedano gli artt. 22 e seguenti del D.lgs 231/2017) in caso di violazioni. Il profilo di assoluta discontinuità con la normazione precedente è però rappresentato dall’estensione degli obblighi in materia di etichettatura di cui agli artt. 8 e 9 del Regolamento anche a queste ipotesi ed in particolare ai prodotti sfusi. Ne discende che l’operatore del settore alimentare responsabile delle informazioni sugli alimenti assicura la presenza e l’esattezza delle informazioni medesime, conformemente alla normativa applicabile in materia ed ai requisiti delle pertinenti disposizioni nazionali.

In particolare i prodotti alimentari offerti in vendita al consumatore finale o alle collettività senza preimballaggio, i prodotti imballati sui luoghi di vendita su richiesta del consumatore, i prodotti preimballati ai fini della vendita diretta, nonchè i prodotti non costituenti unità di vendita, devono essere muniti di apposito cartello applicato ai recipienti che li contengono oppure di altro sistema equivalente, anche digitale, facilmente accessibile e riconoscibile, presente nei comparti in cui sono esposti. Sono fatte salve le prescrizioni stabilite in materia dai disciplinari di produzione per i prodotti DOP e IGP.

Nelle fasi precedenti la vendita al consumatore e alle collettività, devono essere riportate le menzioni di cui all’articolo 9, paragrafo 1, lettere a), b) e c), del regolamento, con le medesime modalità e deroghe previste per i prodotti preimballati, il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare, nonché’ l’indicazione del lotto di appartenenza.

Del pari i prodotti alimentari destinati all’industria, agli utilizzatori commerciali intermedi ed agli artigiani per i loro usi professionali ovvero per essere sottoposti ad ulteriori lavorazioni nonché i semilavorati non destinati al consumatore devono riportare le menzioni di cui all’articolo 9, paragrafo 1, lettere a), c) ed e), del regolamento, con le medesime modalità e deroghe previste per i prodotti preimballati, il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e l’indirizzo dell’operatore alimentare, nonché l’indicazione del lotto di appartenenza, quando obbligatoria.

Avv. Fabio Squillaci

Decreto Legislativo 15 dicembre 2017, n. 231 – Gazzetta Ufficiale

www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/2/8/18G00023/sg

Avv. Fabio Squillaci
per Newsfood.com

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avv-fabio-squillacijpgCHI E’ FABIO SQUILLACI

Fabio Squillaci è avvocato, specializzato in Professioni Legali ed allievo del Corso Galli in Napoli. Ha svolto con profitto lo stage ex art. 73 D.L. 69/2013 affiancando un giudice penale presso il Tribunale di Cosenza.
Da sempre amante delle interazioni tra il diritto e le altre scienze, ha collaborato in diverse attività di ricerca. In qualità di cultore della materia collabora con i docenti per lo svolgimento di attività seminariali e di esercitazione, nonché per lo svolgimento degli esami di profitto.
Autore di varie pubblicazioni su Persona e danno, diritto.it, Camminodiritto e Salvis Juribus, Newsfood.com; ha di recente pubblicato la monografia “Il diritto storto”.

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