I disturbi del comportamento alimentare trattati in ogni aspetto, sotto ogni punto di vista, da quello prettamente clinico a quello psicologico. Durante la giornata di studi “Il corpo in
passerella. Dal modello sociale alla malattia: famiglia, scuola, istituzioni nella prevenzione e nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare” che si è svolta
stamattina a Palazzo Gentili – organizzata dall’assessorato alle Politiche sociali e dall’associazione Dentro lo specchio – esperti del settore si sono confrontati con le
istituzioni per riportare all’attenzione un problema che ogni anno fa più vittime della depressione. All’incontro ha partecipato anche il sottosegretario alle Politiche
giovanili e Attività sportive Giovanni Lolli.

Non fioriscono, non muoiono, non producono frutti, sono sotto l’incantesimo dell’anoressia. Il 10 per cento della popolazione italiana è affetto da disturbi del comportamento
alimentare che spesso di traducono in anoressia o bulimia. E il 10% di queste persone non sopravvive al disturbo. “I dati sono allarmanti – afferma l’assessore alle politiche
sociale Giuseppe Picchiarelli – ed è giusto parlare di questi problemi che affliggono parte della società. L’approccio che abbiamo dato a questo convegno è
quello dell’integrazione tra istituzioni, amministrazioni, scuola e associazioni per capire e approfondire il tema. Quello che noi auspichiamo è che ci sia vera integrazione
socio-sanitaria per trovare spazi comuni di azioni. Ovviamente la sfida è ardua, ma dobbiamo unirci per prevenire i disturbi”.

Tanti i relatori che hanno preso parte al dibattito e che hanno affrontato il tema in maniera puntigliosa e meticolosa: Stefania Calevi, Mariella Battipaglia, Patrizia Agrisani, Cristina Gatti
dell’associazione “Dentro lo specchio” e ancora Nicolò Merendino dell’Università della Tuscia e Rachele Maio dell’Ufficio scolastico territoriale.

“L’attenzione che c’è oggi in questa sala – spiega il presidente Alessandro mazzoli – è sintomatica della gravità del problema. E’
quindi necessario uno sforzo comune per contrastare questo disagio imperante dovuto principalmente ai modelli sbagliati che si sono impressi nella società. Abbiamo tutti il dovere di
insegnare ai ragazzi a discernere in una società sempre più complessa, perché è sinonimo di libertà”.

Anche il sottosegretario Giovanni Lolli nel suo intervento ha sottolineato l’urgenza di agire e le strategie messe in campo dal ministero delle Politiche giovanili e Attività
sportive. “Temi come quelli affrontati oggi – afferma Lolli – sono stati per troppo tempo rimossi, riguardano sofferenze e dolori spesso indicibili. La politica non può
più girare la testa e far finta di niente ma deve intervenire. Anche le ultime misure messe in campo dal ministro Melandri vanno in questo senso, il manifesto per la moda fatto firmare
da tutti le case è un chiaro segnale di cambiamento. E se questi temi sono tornati in agenda politica dobbiamo ringraziare il movimento femminista che ha parlato con forza del ruolo del
corpo. Il problema è nato quando hanno iniziato a dettare legge i modelli imposti dalla tv”.

“Tocca a noi – continua Lolli – intraprendere una nuova battaglia culturale che scardini l’equazione vigente che bellezza è uguale a magrezza. Il problema però
non riguarda solo le donne ma anche gli uomini, assistiamo sempre più a ragazzi che si gonfiano con l’aiuto di sostanze chimiche per inseguire un modello sportivo che è
sbagliato. Servono quindi strategie educative da perseguire sia nelle scuole, magari aumentando le ore di educazione fisica per far riscoprire il gusto del movimento. Perché non
dimentichiamolo mai: il primo modo per essere felici è accettarsi”.

La malattia dal punto di vista clinico è stata invece affrontata da Mariella Battipaglia che ha tracciato i lineamenti dei disturbi dell’anoressia e della bulimia nervosa.
“La maggior parte dei pazienti – afferma – sono estremamente intelligenti e tenendo presente che ognuno è diverso dall’altro il tratto comune è il dolore
che hanno dentro e che non riescono a comunicare all’esterno. La non comunicabilità della loro grande sofferenza provoca il disagio. Per questo non esiste il
“trattamento” ma solo interventi costruiti e integrati su progetti individuali. La parola chiave in ogni percorso è quindi integrare che significa aggiungere ciò che
manca ma per farlo bisogna che l’altro riconosca che è mancante”.

“Purtroppo – conclude Picchierelli – la nostra società ci induce a pensare che ciò che è bello è anche bravo, il rischio è che si imponga un
unico canale. Abbiamo invitato qui oggi insegnati, genitori, studenti, associazioni e Asl per trovare un dialogo capace di dare risposte ad un disagio che non può essere ignorato: ne va
del rispetto profondo che ognuno deve avere per sé e per gli altri”.

Peppe Rossi

www.civitacastellana.com