Il 30 giugno è scaduto il termine per decidere la destinazione del proprio Tfr maturando e la prima fase della previdenza complementare si è conclusa sostanzialmente senza
sorprese.
Il 40% dei lavoratori, infatti, ha scelto la previdenza integrativa o in modo esplicito (33%) o tramite il silenzio assenso (8%) e il maggior successo è stato ottenuto dai fondi chiusi o
negoziali (70%), mentre quelli aperti e le polizze individuali hanno portato a casa meno consensi.
Un’altra osservazione rilevante è che la previdenza complementare è stata scelta per lo più da dipendenti non più giovani che operano in aziende medio grandi
collocate nell’area centro – settentrionale del Paese, mentre i giovani hanno scelto di depositare il tfr in azienda.
In totale ammonta a 11,17 miliardi il tfr lasciato in azienda, ma i giochi non sono finiti: il 55% dei lavoratori che non hanno aderito ai fondi, infatti, seguirà l’evolversi della
situazione per poi (eventualmente) modificare la propria scelta.
Insomma sono molti quelli che aspettano di vedere cosa succede e di valutare il rendimento dei fondi in vista di un’adesione futura.
“Oggi – ha spiegato Antonio Noto, direttore di IPR Marketing – ci sono circa 4 milioni di dipendenti che hanno paura a cambiare, ma nel contempo non hanno la certezza che questo atteggiamento
conservatore possa rendere loro beneficio”.
Secondo le stime del Sole 24 Ore, su un totale di 18,933 miliardi, 7,763 miliardi sono stati destinati alla previdenza complementare e di questi 6,248 miliardi sono stati fatti confluire in
modo esplicito nei fondi pensione, mentre 1,515 miliardi sono arrivati con il silenzio assenso.