La “fotografia” della situazione economica italiana dell’articolo di Giampietro Comolli sembrerebbe pessimistica ma non è datata 10 anni fa. E’ una foto-verità di oggi, aprile 2018. Una inquadratura che ognuno di noi può vedere per strada, nelle vie cittadine coi negozi chiusi, nelle fabbriche coi cancelli sprangati… nelle lunghe file di disperati che già di primo mattino sono in coda per chiedere da mangiare ai vari enti  assistenziali come Il Pane Quotidiano di Via Tebaldi. Non sono tutti senzatetto o barboni che vivono ai margini della società; tanti sono semplicemente in stato di bisogno, pur avendo un lavoro.
Giuseppe Danielli,

Lunga fila davanti al Pane Quotidiano in via Tebaldi a Milano per un pasto caldo

 

 

Giampietro Comolli

DOPO LE ELEZIONI, TUTTE LE CRISI RIAFFIORANO

DALLA ECONOMIA IN CRESCITA CON TANTA OCCUPAZIONE… A PREZZI E COSTI PER LE FAMIGLIE CHE AUMENTANO, A 9 POSTI DI LAVORO SU 10 CHE SONO A TEMPO DETERMINATO 

2 Aprile, 2018

I fatti deleteri e negativi della catastrofe mondiale con origine “americana” del 2008-2009 e poi la ricaduta del 2011-2012  più legata all’Italia e all’Europa, evidentemente sono già dimenticati.

La vera crisi non era finanziaria (a parte le gravi speculazioni di tutte le banche), bensì del sistema economico non più in grado di alimentare se stesso credendo in una crescita senza fine. E il mondo accademico, quello incaricato di studiare e magari ipotizzare scenari economici futuri per prevenire, in gran parte colpevolizza figure astratte, si fissa su parametri poco comprensibili, soggiace ai poteri forti e ai grandi controllori.

E’ chiaro che il risultato elettorale del 4 marzo  è strettamente collegato alla visione popolare della economia, i cui parametri reali e i fondamentali (salario, reddito, domanda, offerta, costi) sono le prove quotidiane del benessere, degli obiettivi, delle soddisfazioni di chiunque.  Invece si parla di grandi sistemi, di numeri sovrani, di fondi mondiali che interessano e sono in mano forse al 2-3% di tutta la popolazione mondiale.

Il cittadino elettore, quello che ancora vota perché crede nella democrazia, nelle istituzioni (non sempre negli esseri umani che le riempiono a prescindere) e crede che un voto possa essere un segnale, possa spiegare  più di tanti scritti e di tanti convegni e dibattiti televisivi, si scontra tutti i giorni con bollette, tasse, imposte per ogni cosa.

Sono 30 giorni che i vari dibattiti politici  su Mediaset, La7, Rai stanno girando attorno al “palo del governo” cercando di spiegare tutto stando dalla parte degli onorevoli e senatori. Non una trasmissione che abbia fatto commentare gli elettori.
Prima del 4 marzo le stesse trasmissioni erano tutte indirizzate a decantare i risultati economici e occupazionali della nostra “italietta” forse una volta 5a forza mondiale oggi sicuramente fuori dal tavolo dei 7, ma ci permettono ancora di rimanere seduti… purchè in silenzio e con la coda in mezzo alle gambe.

In Tv i giornalisti di moda decantavano la ripresa economica, nuovi posti lavori, calo disoccupazione, prezzi al consumo fermi, sistema industriale in grande spolvero per un export miracoloso (grazie agli sgravi, alle deduzioni, alle opzioni Monti, ecc..), debito pubblico non più in forte crescita, banche oramai pulite dai derivati (grazie ai nostri soldi)… Uno “spot” pre-elettorale per dire che eravamo sulla strada giusta.

Il  5 mattino, invece, ci svegliamo e non solo il parterre dei deputati eletti è cambiato per 2/3, ma è cambiata anche la maggioranza non solo per creare un ipotetico governo, ma addirittura i rappresentanti eletti sono dichiaratamente “contro” tutto quello che i diversi giornali, radio, tv avevano decantato fino al 4 marzo! Nessun passo indietro, né da parte dei giornalisti né da parte dei sondaggisti che per l’ennesima volta (forse perché attenti alle cose di pochi) hanno cannato per tutti.

LeU si aspettava almeno il 6% dei voti e ha preso il minimo necessario per dare uno scranno ai vecchi leopardati, la Lega era data sotto il 12% e ha superato il 18%, FI doveva rinascere grazie alle scoperte di Berlusconi che ha manifestato un anagrafico declino; il Pd sperava in un 24% e ha centrato solo un 19%, il M5S è cresciuto ancora una volta dimostrando di prendere voti non solo dai movimentisti fedeli, ma anche dai delusi da sempre elettori  del Pd, LeU e FI.

Il numero alto di votanti, è un altro segnale che gli italiani vogliono cambiare. A distanza di un mese tutti i continui dibattiti Tv e gli editoriali dei quotidiani sono inutili.  Mentre nelle pagine economiche cominciano a fare capolino dati, cifre, sondaggi veri, di una economia reale che non c’è per tutti gli italiani. A parte le fortune produttive degli industriali che continuano a pagare meno tasse e fanno affari all’estero, a parte le banche che con bilanci ben costruiti fanno utili per i grandi soci, a parte le speculazioni sulle monete e sugli accordi bilaterali, in Italia ci sono 10 milioni di italiani, italiani, che sono sotto un reddito sufficiente, 5 milioni di persone in età di lavoro senza un lavoro/pensione che consenta una sopravvivenza dignitosa, 3 milioni di giovani laureati italiani che in 10 anni sono fuggiti all’estero e non torneranno più.

E l’inflazione sale, finalmente dovremmo dire.
Ma fa boom su alimentari, su affitti case degli studenti, su asili nido, ecc … Una famiglia nel 2018  dovrà spendere 352 euro in più all’anno per mangiare; ma anche mandare all’università un figlio fuori città il costo annuo aumenta del 15% (vedere Bologna e Firenze, Milano meno speculativa); le multe alle auto crescono a dismisura senza nessun intervento collaterale; il numero di negozi di vicinato diminuisce  enormemente, i gestori della telefonia mobile aumenta il canone fisso a piacere senza dire nulla e nessun magistrato o la Autorità dei Consumatori interviene.

Il paniere dell’inflazione è stato aggiornato, siamo sotto l’1% dicono, ebbene la carne aumenta, il pane va alle stelle, i surgelati quasi raddoppiano, le promozioni al supermercato sono concentrate e limitate soprattutto sui prodotti indispensabili. Silenzio dalle associazioni dei consumatori.
Sono sicuro, sicuramente Mattarella non è Napolitano.

Giampietro Comolli
Newsfood.com

 

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

 

 

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