Scoperto il genoma della melanzana

Scoperto il genoma della melanzana

Enea, ricerca e cambiamenti climatici: dalla genetica buone speranze per la futura agricoltura nel Pianeta

 

Dopo quello della patata e del pomodoro, Enea annuncia la scoperta del genoma della melanzana

di Maurizio Ceccaioni

Con uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Report del gruppo Nature, il gruppo di ricerca internazionale guidato da EneaCrea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e Università di Verona e Torino, ha annunciato una nuova scoperta che potrebbe contribuire ad aprire nuovi scenari nella lotta ai cambiamenti climatici in agricoltura: la decodificazione del genoma della melanzana.

Una ricerca a più mani a cui hanno contribuito anche i ricercatori dell’Università di Napoli, del Weizmann Istitute (centro di ricerca dell’omonima prestigiosa università israeliana) e della University of California.
Si tratta di una scoperta che, dopo quella sui genomi di patata e pomodoro, potrebbe aprire la strada a vari tipi di coltivazioni resistenti alle conseguenze dei cambiamenti climatici e in particolare alla siccità.

Cambiamenti climatici che stiamo vivendi ormai quasi quotidianamente, con aumento medio delle temperature terrestri e marine, ondate di maltempo fuori stagione, improvvise trombe d’aria, pesanti grandinate, pioggia “monsonica”, venti da uragano e lunghi periodi di siccità.

Un problema globale evidenziato anche nel Rapporto Speciale sui cambiamenti climatici e terrestri (Srccl) redatto dagli esperti dell’Ipcc – l’organismo dell’Onu che si occupa dei cambiamenti climatici – e pubblicato l’8 agosto 2019. Gli scenari analizzati dagli esperti mondiali, hanno messo in luce una preoccupante situazione per il nostro pianeta, con un serio pericolo per le future generazioni, specie per la sicurezza alimentare.

Uno scotto che sta pagando anche l’agricoltura italiana, messa alle corde dal clima sempre più di tipo “tropicale” che si è ormai insediato nel Vecchio continente. Il risultato? Continui cali di produzione agricola con danni per miliardi e prezzi delle derrate alimentari sempre più alti.

Melanzane, scoperto il genoma

Ma un rimedio potrebbe venire proprio dai nostri ricercatori, come ha dichiarato alla testata online  [email protected], Giovanni Giuliano, dirigente di ricerca della Divisione Enea di Biotecnologie e agroindustria. «La melanzana, come la patata e il pomodoro di cui abbiamo decodificato i genomi nel 2011 e 2012 – ha ricordato Giuliano -, appartiene alla famiglia delle Solanacee che comprende circa 2.500 specie diverse. La sequenza genomica ha confermato che la grande diversità morfologica delle Solanacee si è generata partendo da un numero di geni molto simile (circa 35.000 in ognuna delle tre specie). Oltre alla melanzana più diffusa in Italia – la specie Solanum melongena – esistono in natura circa cinquanta specie affini, di cui alcune a rischio estinzione a causa dei cambiamenti climatici».

Una ricerca che ha visto in primo piano il Crea, come ha tenuto a precisare Giuseppe Leonardo Rotino, dirigente di ricerca presso il Crea Genomica e Bionformatica: «La melanzana sequenziata – chiamata 67/3 – è stata sviluppata incrociando la varietà “Tunisina” della tipologia tipicamente italiana Violetta con una linea di origine asiatica, per correggerne il difetto della polpa soffice che assorbe parecchio olio in cottura. La progenie è stata poi continuamente selezionata per i 6 anni successivi, fino ad arrivare appunto alla 67/3, da cui abbiamo costituito numerose famiglie imparentate, che hanno permesso di poter ordinare correttamente le sequenze del genoma. Questo ci ha consentito di comprendere la base genetica di una serie di caratteri agronomici importanti, accelerando i programmi di miglioramento genetico, tramite marcatori molecolari associati ai geni di interesse. In particolare – ha continuato il dirigente Crea – ci siamo concentrati sui geni coinvolti nella colorazione e nella maturazione del frutto e nella resistenza a patogeni fungini».

«Il genoma è stato ottenuto tramite una combinazione di tecnologie di sequenziamento di ultima generazione e mappatura ottica – ha precisato Massimo Delledonne, ordinario di Genetica presso il Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona -. La qualità dei dati è elevatissima e testimonia quanto siano cresciute le competenze italiane nel campo della genomica».

Ma, come ha ricordato Sergio Lanteri, ordinario di Genetica agraria presso il Dipartimento di Scienze agrarie, forestali ed agroalimentari dell’Università di Torino, «La melanzana è uno degli ortaggi più consumati al mondo e l’Italia ne è il principale produttore europeo. È stata domesticata oltre 2.000 anni fa in Asia e ha subito un ‘collo di bottiglia’ genetico che ne ha ridotto la biodiversità e la resistenza a malattie e a stress ambientali. La decodifica del genoma ci ha già consentito di iniziare a esplorare il “pool” genetico della melanzana e contribuirà al superamento di queste problematiche».

E allora, nonostante tutto quello che vediamo e viviamo quotidianamente, non ci resta che pensare positivo, grazie a chi lavora in silenzio per migliorare il nostro futuro.

 

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