Nell’incontro governo-parti sociali la Cia sottolinea l’esigenza di risposte valide a chi è costretto a condurre una vita di stenti. Più attenzione alle persone non
autosufficienti. Misure adeguate per i pensionati del lavoro autonomo e per gli ex-coltivatori. Affrontare seriamente la riforma del sistema previdenziale in agricoltura.

L’intenzione del governo di aumentare le pensioni minime è lodevole perché si dà una risposta alle esigenze di tanti anziani che vivono nella precarietà. Tuttavia,
essa non è sufficiente per risolvere i problemi di una larga fascia di popolazione, certamente la più debole, che è costretta a fare i conti con situazioni di
precarietà e difficoltà. E’ quanto evidenziato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione dell’incontro sul Dpef tra governo e sindacati a Palazzo Chigi dove si
sono affrontati i temi della previdenza.

L’aumento delle pensioni minime rappresenta anche un successo di una battaglia condotta da otto anni dalla Cia che, nel 1999 raccolse, attraverso una Petizione popolare, più di un
milione di firme per chiedere, appunto, un incremento all’allora milione di lire dei minimi di pensione.

D’altra parte, proprio le pensioni minime -ricorda la Cia- sono ferme alla riforma del 1995. In questi anni hanno avuto soltanto pochi e scarsi ritocchi, ovviamente, non adeguati al crescente
costo della vita. Aumenti che sono avvenuti attraverso meccanismi che di fatto hanno escluso molti dei pensionati al trattamento minimo.

Comunque, la Cia insiste sull’esigenza di politiche adeguate nei confronti degli anziani, soprattutto quelli non autosufficienti e che vivono nelle zone rurali dove i servizi
socio-assistenziali scarseggiano.

D’altronde, su questi temi la Cia, con le altre organizzazioni aderenti al Cupla (Coordinamento unitario dei pensionati del lavoro autonomo), ha promosso una mobilitazione su tutto il
territorio nazionale con raccolta di firme per l’adeguamento del potere di acquisto e dei minimi di pensione e la cancellazione di un’immotivata discriminazione che esiste tra i pensionati ex
lavoratori autonomi e gli altri pensionati sugli assegni familiari.

La Cia rileva che nella trattativa sulla previdenza occorre affrontare seriamente la riforma del sistema previdenziale in agricoltura. Con la normativa attuale i giovani hanno iniziato la loro
attività in questi ultimi anni o che cominciano in futuro, matureranno pensioni assolutamente inadeguate ad una vita serena.

Infine, nell’ambito della riforma previdenziale, secondo la Cia, vanno rivalutati i contributi versati dagli ex-coltivatori fino al 1990, anno della riforma, per favorire la possibilità
di superare l’iniquo meccanismo che determina assegni di reversibilità esigui e permettere, inoltre, a coloro che dopo i quarant’anni di contributi continuano a lavorare, di poter
rivalutare le loro pensioni.

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