Chiamato anche “estragone”, o “dragoncello francese”, il
dragoncello è una pianta erbacea perenne, con radice legnosa e fusto cespuglioso che può raggiungere il metro di altezza. La pianta ama il sole, ma può crescere anche a
mezz’ombra. Le foglie, color verde scuro, sono lisce o leggermente dentate. I fiori sono piccoli, giallo-verdastri e raggruppati a pannocchia in capolini; si aprono da giugno a ottobre.
Il dragoncello è originario della Russia meridionale e si è diffuso in tutta Europa all’epoca delle Crociate. In Italia è coltivato soprattutto al nord, si propaga per
divisione della radice e non cresce quindi allo stato spontaneo.
Bisogna distinguere questa pianta dal dragoncello russo (Artemisia dracunculoides) il quale, oltre ad essere esemplare più robusto, per la sua resistenza al gelo, e più imponente
(raggiunge i 150 cm di altezza), ha gusto amaro e non possiede le proprietà medicinali del cugino francese.
Il dragoncello è conosciuto soprattutto per l’uso che se ne fa in cucina, ma è utilizzato anche per favorire la digestione e stimolare l’appetito.
Della pianta si impiegano le sommità fiorite che si raccolgono a inizio fioritura, tra luglio e agosto, e le foglie che si raccolgono tra maggio e giugno.

In cucina
Il dragoncello, erba aromatica molto utilizzata nella cucina francese, si accompagna bene a preparazioni a base di pollame, pesce, formaggi. Si aggiunge a insalate, uova, salse. Molto
conosciuta è infatti la salsa al dragoncello; da non dimenticare la sua presenza nella salsa bernese e nella salsa tartara, delle quali il dragoncello è ingrediente
essenziale.
Rinomato è l’aceto al dragoncello che si ottiene lasciando a macerare, per un mese, circa 100 grammi di foglie fresche in un litro di aceto di qualità.

Consigli della nonna e curiosità
Gli effetti benefici della pianta, da sempre noti alla medicina tradizionale, venivano un tempo utilizzati per combattere l’inappetenza, i problemi di digestione e contro il singhiozzo.
Si consiglia l’uso del dragoncello fresco o congelato, poiché l’essiccazione ne mortifica la fragranza.

a cura di Rosa Velliscig e Lorenzo Totò