Drinking with L. A.
Un drink con Alessandra Lumachelli

Gli Stella Maris, l’incomunicabilità e il Cosmopolitan
di Alessandra Lumachelli

Si parla di emozioni, tante emozioni, e la difficoltà a srotolarle al di fuori di sé.
Nei testi degli Stella Maris esplode un mondo interiore emozionale, soffocato, eppure così importante. Che ne pensate? Andiamo a conoscerli? Li incontro io per voi, e vi racconto la chiacchierata col loro frontman, nonché autore dei testi, appunto, Umberto Maria Giardini.

Io: Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti? Per “supereroe” io intendo non per forza uno “classico”, ma la scelta comprende anche i personaggi dei fumetti, delle favole, dei miti. Oppure un personaggio inventato da te. O un anti-eroe.

Umberto: Sarei, parallelamente e direttamente, collegato ai tempi che viviamo,  un eroe della giustizia. Mi chiamerei Bilancibus e cercherei giustizia là dove non c’è: praticamente ovunque. Perché nel nostro Paese, nella nostra realtà sociale, economica, culturale, legata alla morale, all’etica, il sempre più disperato bisogno di denaro ha portato la nostra società nazional-popolare ad imbruttirsi. Siamo diventati un popolo di persone molto brutte, secondo me. Quindi, cercherei di estrapolare, sradicare, illuminare, espandere la giustizia laddove non esiste. Proprio forme di giustizia. Del “giusto”, non necessariamente collegato al reato, ma spudoratamente legato alle piccole cose di ogni giorno …

Io: Diritto naturale …?

Umberto: Assolutamente! Sarei un paladino della giustizia. Mi piacerebbe esserlo. Perché sento una enorme e marcata mancanza di giustizia in Italia, sotto ogni punto di vista.

Io: Se tu avessi la macchina del tempo, dove andresti? Nel passato? Nel futuro? Resteresti nel presente?

Umberto: Al 100% non andrei nel futuro, perché non vedo un futuro molto incoraggiante. Già i nostri tempi moderni, attuali non mi entusiasmano per niente. Credo che, se ne avessi la possibilità, mi catapulterei negli anni ’60, negli Stati Uniti d’America. Quindi, vivrei quella che è stata la vita reale, dalla metà degli anni ’50 alla metà degli anni ’60. Un ciclo temporale che va dal ’55 al ’65, negli States.

Io: Nei vostri testi si parla soprattutto di emozioni. La difficoltà di viverle, di esprimerle.

Umberto: Più che la difficoltà di viverle, credo ci sia difficoltà nella comunicazione. Questa non mi sembra una mia visione personale: è indubbio! Ormai è un male, è un cancro, che ha camminato, in maniera conclamata, negli organi della società civile. Questa impossibilità, questa incomunicabilità, che io anche con i miei testi cerco di marcare. Che comunque viene a galla in maniera naturale, perché è qualcosa che ho sempre vissuto e vivo tuttora, anche sulla mia pelle. Le forti emozioni, che colpiscono ognuno di noi, vengono attualmente filtrate attraverso la società. Quindi, oggi è difficile emozionarsi per qualcosa. Ma è difficile in maniera spontanea e naturale, per il semplice fatto che tutto quello che ci circonda è scadente. Basta pensare agli anni ’80, che sono “ieri”: da un punto di vista temporale sono passati 30 anni, ma da un punto di vista culturale ne sono passati 60, il doppio. Perché oggi è tutto un bluff, è tutto fasullo. Non esistono più le cose genuine, si ha difficoltà a ricercarle, e quando si incontrano, chi è intelligente gioisce. Ma è anche vero che la maggior parte delle persone non se ne accorge neanche più. Oggi puoi andare in un ristorante e mangiare cacca, cotta al vapore o arrosto, e tutti diranno che è una ricetta fantastica. Perché la gente non si accorge più della qualità, quindi non riesce più a emozionarsi come faceva un tempo. Queste mie impressioni sono dichiarazioni mie personali, che non debbono essere necessariamente condivise. Però noto una grande differenza, anche nel modo di emozionarsi.

Io: Qual è il tuo drink preferito?

Umberto: Il mio drink preferito è il Cosmopolitan. Mi piace molto, perché stordisce, ma non troppo. È l’ideale per me. E poi è dolce.

Io: Cosa puoi fare per salvare, o per migliorare il mondo?

Umberto: Credo purtroppo di non poter fare nulla. Non sono neanche una persona convinta che la musica possa cambiare il mondo. La musica non cambia assolutamente niente. Le persone non cambiano, neanche con la musica. Io non sono in grado di cambiare nulla.

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Io dissento, Amici! La musica sicuramente aiuta, dona benessere e alcuni testi fanno pure riflettere. Quindi, in alto i calici, ricolmi del mio drink preferito (!), e balliamo, emozioniamoci, esprimiamo le nostre emozioni! Perché (direbbe il professor Keating), un giorno potrebbe essere tardi per farlo. Un abbraccio, e alla prossima!

 

=======Who’s who Stella Maris =======
Per chi non lo sapesse…

Gli Stella Maris sono un gruppo post new wave e pop, formatosi recentemente con esponenti di altri gruppi storici: Umberto Maria Giardini (“Moltheni”), Ugo Cappadonia (“Cappadonia”), Gianluca Bartolo (“Il Pan del diavolo”), Emanuele Alosi (“La banda del pozzo”) e Paolo Narduzzo (“Universal Sex arena”). Lo stile scelto dal gruppo è il pop inglese stile anni ’80, con testi in italiano, composti da Umberto Maria Giardini.

Sono in tour: prossimamente si esibiranno al Klang Festival.

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Foto cover: Alessandra lumachelli con Umberto Maria Giardini


Drinking whith L.A.

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