Lussemburgo, 7 Giugno 2007 – Potenzialmente è un nuovo e minaccioso “grande fratello”. Si chiama “Rfide”, sigla con cui si indicano le cosiddette «etichette
intelligenti» che saranno presto applicate su ogni merce. In pratica è l’evoluzione dei codici a barre, una innovazione destinata a «dilagare nei prossimi anni».

I 27 ministri delle Telecomunicazioni dell’Ue, riuniti oggi a Lussemburgo, hanno dedicato buona parte della riunione proprio al Rfid, sigla in inglese di «identificazione tramite
radiofrequenze». Un occhio infallibile che non si chiude mai e ti osserva e ti segue in ogni posto. Basta un chip, un microprocessore in uno qualsiasi degli oggetti che si hanno con
sè e, via radio, si può essere individuati dovunque. Ogni oggetto targato in questo modo, ma anche qualsiasi persona, sarà rintracciabile da una centrale operativa.

«C’è grande inquietudine per la privacy», ha detto Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, spiegando che si tratta di tecnologie che occupano spazi frequenza condivisi
e che non hanno bisogno di licenze, come invece l’Umts, le rti di telefonia mobile di terza generazione. Le nuove etichette funzionano come il Telepass e occupano frequenze condivise,
soprattutto quelle utilizzate da installazioni militari. A condizione, ovviamente, di non interferire.

I 27 hanno ascoltato con preoccupazione la relazione di Viviane Reding, commissaria Ue alle Tlc, descrivere lo stato di attuazione delle Rfid. La Reding ha «sintetizzato i risultati di
una consultazione pubblica dopo un documento della Commissione distribuito a novembre», mettendo l’accento sull’enorme «sviluppo di questo mercato che cresce in Europa a ritmi del
40% all’anno e negli Stati Uniti del 60%». Il Consiglio dei ministri Ue ha espresso quindi «notevole inquietudine», peraltro condivisa dalla Reding, «per i risvolti che
avrà questa tecnologia. Si crea una grande rete di comunicazione – ha spiegato Gentiloni – fra i transponder che stanno dentro le etichette e le radio che li possono leggere, c’è
quindi preoccupazione per la sicurezza dei dati e per la protezione della privacy. Perché – ha aggiunto il ministro – se uno si compra un oggetto che contiene un’etichetta di questo
genere e se lo mette in tasca, i suoi spostamenti successivi sono sempre identificabili via radio. Abbiamo sottolineato in particolare l’esigenza di risolvere i problemi di privacy prima di
un’enorme diffusione di queste tecnologie, anche attraverso un emendamento alla direttiva europea sulla protezione dei dati».

All’insaputa dei più, «in tutti i paesi europei si è già in una fase a metà fra sperimentale e applicativo di questa tecnologia», ha spiegato Gentiloni.
«In Italia sono in corso sperimentazioni sia in imprese sia in ambienti universitari, anche se, per il momento, soltanto “indoor”». Ma le prime etichette intelligenti, ha messo in
guardia il ministro, «verranno introdotte gradualmente già nei prossimi mesi».

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