Ecommerce vino: intervista all’uomo del vino in attesa di Vinitaly 2018

Ecommerce vino: intervista all’uomo del vino in attesa di Vinitaly 2018

Milano, 27 marzo 2018

Aspettando Vinitaly -19 giorni al 15 aprile 2018

E-COMMERCE VINO.  “UN FUTURO A PORTATA DI CLIK PER LE PMI DEL VINO CHE CREA VALORE AGGIUNTO E INTERNAZIONALIZZAZIONE DELL’ETICHETTA A COSTO ZERO”. AVVANTAGGIATE LE PICCOLE STRUTTURE VITIVINICOLE. UNA RIVOLUZIONE DEL MERCATO PER FARE NUOVO BUSINESS 4.0. MA ATTENZIONE ALLA SCELTA DELLA PIATTAFORMA PARTNER . DATI UFFICIALI RICERCA OVSE-CEVES.

Di Giuseppe Danielli,
direttore e fondatore Newsfood.com

Dott. Giampietro Comolli, dal suo osservatorio OVSE e dalla sua lunga esperienza, dalla vigna alla cantina e al marketing, di uomo del vino ci vuole fare un quadro aggiornato del mondo del vino in Italia e il ruolo dell’ecommerce?

Non vorrei essere preso per un pessimista ma  il futuro non lo vedo così entusiasmante! E’ vero sono considerato un uomo del vino perchè da 40 anni il vino è il mio mondo: ex produttore, direttore di grandi consorzi di tutela, di grandi imprese nazionali e della Champagne, girovago di vendemmie e di cantine e, senz a falsa modestia, credo di essere uno dei palati più raffinati e il naso non è da meno.
Le stime mondiali del vino presentano alti e bassi. E’ notorio che il vino sia venduto a cicli storici, prima i rossi legnosi poi i bianchi barricati, poi i frizzanti rossi, poi ancora i vini rossi corposi con vitigni internazionali,  poi gli orange, poi il biologico più o meno controllato e certo, poi gli autoctoni più o meno,  poi adesso gli spumanti e gli effervescenti….e domani? Un altro dato è certo: i costi commerciali e i consumi nei paesi produttori “confinanti” sono in calo progressivo, lento ma inarrestabile, soprattutto  in Europa i cali sono evidenti. In Italia da 6 anni a questa parte i vini rossi, le damigiane, i vini bianchi corposi sono in decrescita forse felice perché l’export sta crescendo, ma senza le “bollicine” anche l’export del vino italiano, tutto, sarebbe in stallo.
I Top prime sono contingentati, hanno raggiunto un equilibrio di prezzo e di numeri e quindi nessuna rivoluzione può interessarli se non qualche miglioramento di prezzo e servizio ulteriore. Nei supermercati oramai la costanza dei consumi si gioca su prezzi base, fra  3,50 e  7,50 euro a bottiglia. E tutti i gran di vini italiani, veramente buoni e di qualità (oggi quasi tutti realmente) fra i 10 e i 20 euro devono finire tutti e solo in horeca con una guerra fratricida per sconti di 20-50 centesimi?

Da quanto emerge dalle ultime stime, ed in particolare dai contatti utili (leggi ordini) in deciso calo a Prowein per gli espositori italiani, è pensabile che anche per il vino si bypassi gli intermediari e si concentri la maggior parte delle vendite verso un BtoC, via Web?

Sicuramente non tutto il vino italiano e non tutte le imprese sono attrezzate per l’e-commerce. Certo è che oggi i costi di gestione, intermediazione, fiscalità, accise, dazi sono in costante lievitazione. L’esportazione e la distribuzione all’estero non possono essere l’unico bilancio aziendale. La diversificazione e la multifunzione sono fattori economici strategici per una impresa, come la programmazione. La crisi dei consumi ha immediatamente colpito il marketing e la comunicazione aziendale: meno persone esperte, spesso giovanissimi, spesso famigliari. Il settore vino non può essere appannaggio solo di investimenti di altre imprese, multinazionali, industriali che investono senza un ritorno. L’Italia ha il 90% di imprese famigliari piccole nel vino. Certo dopo il 1986 l’arrivo di imprenditori, facoltosi, ma non del vino, ha contribuito ad elevare valore e qualità, un grande plus. Oggi lo stesso plus può essere dato dall’e-commerce in sintonia con il mondo social network imperante in tutti i settori della vita civile.   Oggi l’impresa vitivinicole deve guardare in modo orizzontale al mercato e deve anche cercare di soddisfare necessità del mercato interno, nazionale e europeo. Vino e turismo, logistica e online, sono le 4 gambe del futuro del vino.

In pratica: il viticoltore conferisce alla cantina la sua uva, e la cantina per vendere il prodotto finito lo “conferisce” ad Amazon & Co. Che provvedono, tramite offerte su offerte (prezzi all’osso e in forte competizione uno con l’altro) a vendere e consegnare in tempi ultra-rapidi.  Diciamo che questa impostazione di vendita online è già consolidata, ma non è ottimale per il vino. Amazon si è affacciata recentemente al wine&food, come Alibaba, grazie a strutture consolidate, efficienti in logistica e sistemi, ma è solo una operazione di vendita pura, di commercio banale. Una bottiglia di vino viene trattata come un disco, una lavatrice, un maglione. In più prodotti spesso made in China! Per il vino, come per il Grana Padano, per un Culatello, una Coppa dop Piacenza, ci vuole qualcosa di più. Può funzionare finchè è la novità, la convenienza dell’offerta, il servizio… ma il vino, specie se di pregio, arriva a domicilio senza l’anima, il calore, l’atmosfera. Se mi passate il paragone: E’ come portare una donna a letto dopo averla scelta su un catalogo e averla pagata oppure dopo averla corteggiata e conquistata.

Quindi l’ecommerce è un’alternativa valida o no?

Sicuramente lo è, anche per abbattere i costi,  ma il calore e l’atmosfera la devono creare le imprese del vino, i brand. Massima efficienza organizzativa, esperienza pluriennale, costi di gestione trasporti e logistica bassi, funzioni in mano al vettore e non al produttore per non gravare costi fissi sulla singola azienda familiare vitivinicola… sono prerogative fondamentali, ma il prodotto enogastronomico ha bisogno di passa parola, contatti fra persone, integrazione, informazione, conoscenza, notorietà, certificazione, tracciabilità, traduzione dell’origine e della denominazione tutti fattori che solo esperti possono offrire. Non è questione di costo, è importante il servizio reso.
Gli attuali portali nazionali dedicati solo al vino hanno pochissime informazioni aggiuntive, solo in italiano, degustazioni personali, testi estrapolati dai portali delle aziende. Mentre il cliente-consumatore che vive a 1000 o 5000 km di distanza ha bisogno di essere guidato. Tutta una altra visione, conoscendo gusti, cucina, tradizioni di quel consumatore.   Altro paragone: Visitare un museo con una guida esperta e appassionata è ben diverso che guardare le opere senza alcun supporto informativo…

Così facendo però si innesca una corsa al ribasso delle piattaforme ecommerce per accalappiare clienti, magari anche con prodotti civetta; bottiglie di vini di prestigio venduti sottocosto ad esempio?

E’ un gioco al massacro, come quello che sta avvenendo con l’agroalimentare nella GDO. Dove aumenta sempre più la private Label … Ecco un motivo valido per cui eBay, Amazon, Zalando, Groupon,  Alibaba e tanti altri possono essere dei portali non idonei  per il settore agroalimentare e enogastronomico … Infatti non offrono dialogo, informazione, conoscenza. Danno solo una altissima visibilità, creano notorietà, forniscono innovazione tecnologica commerciale, risolvono tutti i problemi di confezionamento, trasporto, mobilità del marchio impresa e prodotto. Tutti servizi perfetti forniti da un mega-portale, ma una bottiglia di vino di Ziano, Alba, Erbusco, Soligo, Greve, Cirò (tutte città del vino ben note agli addetti ai lavori italiani) quanto sono note, riconosciute, valorizzate e acquistate a Nanchino, Singapore, Montreal e Melbourne? Occorre che l’acquirente in capo al mondo – esclusivamente nella lingua propria – abbia le info fondamentali, quelle che oltre a dare un valore economico e info generiche del prodotto siano illuminanti per la sua cultura enoica che può essere pari a zero o pari a uno o a cinque….. Va accompagnato nell’acquisto. Questo dettaglio, è quello che evita il massacro fra piccoli. L’e-commerce forte, potente, ben organizzato non farà mai concorrenza alle imprese fornitrici, ma il suo fatturato aumenta più aumenta la notorietà e l’internazionalizzazione di quella etichetta.

Quindi bisogna che l’imprenditore vitivinicolo sappia scegliere il partner online. Ma come fa nella marea di piccoli e grandi, di proposte? Ha paura di sbagliare, sta fermo, ritarda

La differenza sostanziale e il successo di una impresa di e-commerce, ma anche di un fornitore di vino da vendere online non in esclusiva, sta proprio nella scelta del partner. Le ricerche fatte da Ovse-Ceves nel 2026-2017 segnalano che è meglio avere a che fare con una piattaforma mondiale già esistente ed efficiente, grande, potente, con molti operatori in vari paesi perché moltiplicano il messaggio e l’immagine. Una struttura che possiede logistica e trasporti perché solo così i costi di partenza sono bassi: 100 euro sono sufficienti per l’accesso; 500 euro l’anno per una iscrizione alla piattaforma. Eppoi tutti i costi per l’impresa vitivinicola sono proporzionati al venduto. Un portale locale-regionale  ha una visibilità limitata al territorio, compreso numeri bassi e contatti ridotti. Una piattaforma composta da 1000 circuiti, 20.000 portali già attivi, milioni di clienti al giorno già consolidati con card e carnet di acquisti conferisce assicurazione, credibilità, garanzia. Inoltre l’online è più utile al piccolo-medio produttore che al grande, proprio per necessità di investimenti iniziali.

NOTA FINALE
Le parole di Giampietro Comolli, che condivido pienamente, mi portano ad una considerazione: il futuro è color del nero di Troia. Quello che ha detto il Papa ieri ai giovani mi ha fatto pensare molto ed è una conferma (a mio modestissimo avviso) al quadro ben poco allegro della società di oggi. E la vedo abbastanza critica anche per i vari Enti Fiera… vedremo comunque Vinitaly e poi trarremo le conclusioni.
Il Papa ai giovani:- “Vogliono farvi tacere… voi invece dovete urlare…prima che sia troppo tardi” (parole terribili ma veritiere). Non ha detto: datevi da fare, sgomitate se volete un vs futuro sereno ….  Secondo me tra le righe ha detto: “ribellatevi a questo sistema… trovate il modo di fare una nuova Rivoluzione francese, non solo a Parigi, ma in tutto il pianeta… e prima che facciano tacere anche questo Papa rivoluzionario.

Giuseppe Danielli

 

Redazione Newsfood.com
Contatti


Per l’edizione di Vinitaly 2018 Newsfood è a disposizione delle aziende interessate a promuovere il loro brand nel web con articoli giornalistici, foto, video e interviste (presso lo stand e/o sede aziendale).

Per prenotazioni e/o info: Contatti  oppure: [email protected]

Clicca qui per vedere Speciale Vinitaly 2017 

 

 


 

 

 

Leggi Anche
Scrivi un commento