Economia Italia: basta rattoppi… costruiamola nuova!

Economia Italia: basta rattoppi… costruiamola nuova!

Economia Italia. Nessuna altra via d’uscita: occorre una alternativa al liberismo monetarista azionario

Da teoria economica naturale matematica a una economia morale relativistica

Al centro servizi all’individuo. Meno collusione, congregazione, lobbies, sprechi e salvataggi costosissimi  

Economia italia progetto di prospettiva concreto numeri alla mano

A 80 anni dalla teoria di Keynes, non ne vediamo la realizzazione. Nipoti economisti diventati nonni, brancolano nel buoi. Dopo l’anticonformismo elitario britannico, il socialismo comunista, il boom costruttivo, il liberismo e liberalismo d’impresa, lo statalismo, l’equilibrio sociale cattolico, il socialismo reale diventa difficile rispondere alla crisi attuale di tutto un sistema, un insieme di modelli differenti, di scelte politiche e finanziarie, di monetarismo e azionariato spinto. Certo che ogni paese e ogni tempo affronta tematiche politiche e sociali differenti che incidono e/o necessitano di un modello differente.

Anche la teoria – perché sempre di teoria si tratta e si discute a livello di economisti e studiosi di economia – che le leggi di mercato governano sempre tutto, cioè commercio e valori alla base del modello di massima libertà individuale e statale, non funziona soprattutto in una fase recessiva perché schiaccia tutti i sistemi deboli e esalta chi è già forte. Viceversa la teoria statalista che impone regole dall’alto pilotando le scelte di tutti, blocca e fa indietreggiare un paese che è in fase di sviluppo, ma nello stesso tempo livella pur sempre verso il basso tutta la società civile anche in fase recessiva, anche in stagnazione, creando però delle sacche di plusvalenze per pochi eletti, un oligopolio di multinazionali sovraniste di settori molto vicini alla finanza e al peso monetarista della economia.

In entrambi i casi emerge che sono le scelte umane ad incidere sulla economia diretta individuale e statale, non certo paesi terzi, bensì società: più grandi sono meglio vivono la globalizzazione, meno sentono le crisi locali e generali. allora le Pmi e le piccole realtà sono costrette a soccombere: vivono bene solo in una fase espansionistica del mercato ed economia reale. Di fronte al potere della moneta e degli scambi continentali, soccombono. Quale è l’origine e il percorso del libero arbitrio e quale è il peccato originale dell’economia contemporanea, molto post keynessiana?

Oggi bisogna partire da un assioma unico e ben chiaro: l’economia deve essere meno teoria e più morale, meno naturale e positiva. Regole e principi matematici, oggi, devono passare in secondo piano anche se gli elementi fondamentali devono restare la base di ogni ragionamento. Oggi non si può parlare di teoria economica ideale o migliore senza guardarsi allo specchio e senza sviluppare caratteri e fattori di nuova matrice. Anche l’economista – penso ai premi Nobel – oggi deve imitare il fisico, il chimico, il medico: cioè deve dimostrare un risultato concreto non una ipotesi. Cioè l’economista vero, utile, deve essere un insieme di talenti pratici e tecnici, di modelli e sistemi, non di teoria.

Il mondo civile  ha bisogno di leggi morali-etiche prima di quelle economiche

Oggi il mondo civile (lavoratori e imprese, bilanci pubblici e fiscalità, tecnologia e ambiente) ha bisogno di leggi morali-etiche prima di quelle economiche e questo non può avvenire solo in fase di recessione o in fase di cataclisma o in fase di crescita monetaria o azionaria. Un punto cardine cui nessuno fin ora ha dato una spiegazione plausibile e concreta, è la convivenza di un sistema borsistico-azionario-finanziario che tiene e cresce (+30% nel 2019 sul 2018) con un sistema civile e sociale in deficit su tutti i fronti, dall’occupazione al clima, dalla produttività alla salute, dalla istruzione al commercio sotto casa.

Tasse e imposte e costi delle utilità di servizio e di prima necessità civile

Eccetto tasse e imposte e costi delle utilità di servizio e di prima necessità civile: come può stare in piedi una società anche multietnica, continentale, plurinazionale, trasversale, ambientale, sostenibile, resiliente? E’ possibile una nuova economia umanistica?

Non le cose, ma l’uomo deve essere posto al centro del modello economico locale, regionale, nazionale. In questo ben venga parlare di “prima il cittadino”, prima i servizi alla persona, giovane, adulto, anziano… ma con fatti concreti, non con teorie. E in questo trovano sede sia le teorie politiche dei più popolari e dei più statalisti: quindi gli estremi si toccano e potrebbero coincidere cambiando indirizzi, colori delle insegne, nomi dei vertici.

Perché allora non si fa? Perché non si usa la razionalità e il ragionamento?

Perché allora non si fa? Perché non si usa la razionalità e il ragionamento oggettivo e lineare, ma il tornaconto soggettivo o di gruppo o di congregazione o di consociativismo o di collusione che sposta obiettivi, aspettative e fa vincere le incertezze psicologiche, le paure, le sfiducie, gli antagonismi, le differenze. Questi non sono parametri classici economici, ma oggi entrano nel paniere dei principi generali se non fondamentali e determinano scelte dei vertici governativi che non risolvono, non modellano, non impostano programmi di lungo periodo. Gli unici necessari. Si preferisce disquisire giornalmente su un twitt o sul sito della discarica romana!

La relatività è un principio fondamentale anche per l’economia

Oggi, per una scelta economica giusta e lungimirante, aiutano di più Einstein e Freud che tanti economisti, ministri del tesoro, esperti di bilanci pubblici: la relatività è un principio fondamentale. E va soprattutto applicato in primis al lavoratore, al lavoro, alla tipologia e contrattualista dell’occupazione. Un individuo, oggi, si sente più appagato e più realizzato (anche come testa, anima, cuore, fede) se ha la sicurezza e certezza di una occupazione stabile e di almeno 40-45 anni. Non cerca scappatoie delle pensioni-baby (gravissimo errore e primaria fonte di disuguaglianza e oggi di insoddisfazione sociale e politica), ma almeno la certezza di 25 anni di pensione sicura per se e per la famiglia.

Questo deve essere il primo tema di una società-governo civile e democratico che voglia effettivamente dare un forte contributo per risolvere lo status “depresso” dilagante e imperante, purtroppo.

Alitalia negli ultimi 20 anni è costata 16 miliardi di euro agli italiani.

Un esempio è illuminante: Alitalia negli ultimi 20 anni è costata compreso tutto 16 mld/euro agli italiani. Con lo stesso importo spalmato in 20 si sarebbero pre-pensionati 17.000 dipendenti. Era così difficile fare questo calcolo?  E’ sbagliato togliere dal mercato una impresa nazionale dopo tre fallimenti e tanti lavoratori? Non si sarebbero riciclati come imprenditori di se stessi, non avrebbero in età giusta trovato un altro lavoro?

 

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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