Economia Regionale Nazionale Italiana… … ha i sintomi del Coronavirus

Economia Regionale Nazionale Italiana… … ha i sintomi del Coronavirus

Nota del Direttore
Una fotografia della situazione attuale che appare come una imminente apocalisse, forse troppo pessinistica… ma è così distante dalla vera realtà?
Se non troviamo in fretta la giusta cura, abbiamo ben poche speranze

Gennaio 2020: l’Economia Regionale Nazionale Italiana… ha i sintomi del Coronavirus.

Giuseppe Danielli

 

 

Giampietro Comolli:

Dati 2019 non incoraggianti. Stagnazione economica e stagnazione fiduciaria

Paura generalizzata blocca investimenti consumi credibilità prospettiva  

 

Giampietro Comolli al TG1

L’economia mondiale rallenta. La locomotiva tedesca dell’euro è in recessione. Il mercato UK si sta allontanando con tutte le problematiche di accesso e di nuove regole. Gli Usa vogliono proteggere i propri prodotti imponendo di non riconoscere le Dop e Doc europee. La Cina risponde con blocchi alla importazione. Il Mediterraneo diventa sempre più incandescente con guerre. Il mondo Arabo è sempre più diviso. Nuove pandemie bloccano consumi e commerci. Accordi bilaterali sono la negazione del mercato comune continentale a favore del libero commercio. 60 anni di tutela delle Dop e delle Doc europee può finire. I paradisi fiscali stanno scontando la crisi. La politica internazionale è sempre più precaria. Le economie emergenti sono ferme. La domanda globale e commerciale non cresce. Il clima è sempre più orientato verso una deglaciazione con l’aumento delle acque marine. L’inquinamento cresce per il continuo uso di carburanti fossili per fabbriche e abitazioni. Le migrazioni da paesi poverissimi e da luoghi di guerra sono in aumento. L’offerta invece non può bloccarsi se non a scapito dell’occupazione. Negozi e fabbriche chiudono. I bilanci e i fatturati delle imprese sono fermi o calano. Le speculazioni borsistiche e finanziarie continuano sulle teste di paesi e cittadini. Le economie avanzate hanno sempre meno nuovi lavoratori a fronte  di un numero sempre maggiore di pensionati e popolazioni anziane bisognose di welfare e assistenza nuova e continua. Questo il quadro.

Giampietro Comolli e Alessandro Profumo (Archivio Newsfood.com)

Per l’Italia c’è anche l’aggravio del debito pubblico, un Pil che non cresce, la spesa pubblica che non diminuisce, la disponibilità bancaria diminuisce, le imprese piccole non investono, molti cittadini fanno mutui e prestiti. L’euro aiuta in senso generale e collettivo, ma non risolve problemi dei singoli stati.

Il mercato del lavoro non è in crisi, ma gli stipendi sono bassi: i consumi interni reggono ma alcune spese sono sparite dal paniere di molti cittadini europei ad iniziare dagli italiani. La classe borghese, motore e garanzia di una economia espansionistica, è la più penalizzata, quindi tutto il modello attuale è entrato in crisi.  Difficilmente – con l’attuale sistema e fattori economici – il PIL  si riprenderà in modo sostenuto a breve.

Il reddito disponibile ovvero la capacità di spesa, anche a fronte di costi energetici e tecnologici minori, non aumenterà perché stipendi e pensioni sono fermi. Un eventuale forte cuneo fiscale o una riduzione delle tasse significativa almeno fino alla fascia di reddito lordo famiglia di 40/50.000 euro anno può essere l’unica strategia per fare in modo che i consumi crescano, di conseguenza il Pil e il fatturato delle imprese con una maggiore produttività. Una negatività generale e di sfiducia hanno un forte impatto negativo su spesa/investimenti.

Alle imprese italiane, soprattutto le piccole ma anche le grandi ad iniziare dalle banche e dalle assicurazioni, oggi, necessitano più di strumenti per aumentare il capitale e la tecnologia produttiva piuttosto che sconti fiscali, tributari per essere pronti ad una prossima ripresa. Anche le esportazioni stanno registrando uno stallo. Idem per i consumi interni nazionali anche per alimentari e vacanze. Da un lato prodotti non ancora esportati devono spingere di più, dall’altro lato la concentrazione delle esportazioni per certi prodotti made in Italy (lusso, cibo, vino) in pochissimi paesi è un rischio alto.

Un eventuale nuovo modello economico sul mercato interno nazionale può essere, in una fase  temporanea (3-5 anni) di ancora crisi, di inflazione bassa, di interessi passivi ridotti, di occupazione a tempo determinato e di credito limitato, l’unica soluzione.

Abbiamo imparato che l’economia non cresce sempre, che una caduta repentina è dietro l’angolo, che risalire la china è molto debole e lunga. Da qui la necessità di prendere in mano e di esercitare una nuova politica economica rivoluzionaria: una nuova politica welfare sociale per anziani e deboli, una nuova politica industriale imprenditoriale basata sulla occupazione e produttività, una nuova politica territoriale-ambientale-agricola-naturale di terra e di mare che punti a nuove imprese orizzontali e trasversali.

E’ vero che le piccole imprese possono essere una chiave più idonea per un governo più equilibrato degli sbalzi economici, ma questo non vale per tutti i paesi, per tutti i prodotti, per tutti i sistemi governativi. E’ su questo che i grandi economisti devono disquisire e trovare presto un panel di fattori e principi economici circolari da adottare.

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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