Economia Vino Italia: urge Testo Unico per vite-vino. Due proposte in Commissione

Economia Vino Italia: urge Testo Unico per vite-vino. Due proposte in Commissione

ECONOMIA VINO ITALIA. URGE TESTO UNICO PER VITE-VINO. DUE PROPOSTE IN COMMISSIONE
IMPORTANTE PROVVEDIMENTO URGENTE ALL’ODG DEL 14 GENNAIO. ALCUNI DETTAGLI DA MIGLIORARE SECONDO COMOLLI
In occasione del Vinitaly 2015 è stato presentato un testo di legge che unifica tutta la disciplina del settore vino oggi dispersa in mille codici, decreti, leggi, regolamenti. Parole d’ordine semplificare, razionalizzare, velocizzare, competere. La bozza di legge, attualmente in commissione agricoltura della camera, deve a breve rientrare nel calendario dei lavori parlamentari.

Grappolo d'uva

Grappolo d’uva

Il cosiddetto testo-unico è frutto degli accordi presi fra Agrinsieme, Assoenologi, Federdoc, Uiv e Federvini le rappresentanze più autorevoli e “pesanti” per volumi e quantità del settore, dal mondo agricolo ai tecnici enologi, dai consorzi di tutela alle grande imprese industriali imbottigliatrici, con la Federdoc a rappresentare tutta la filiera produttiva come rappresentanza interprofessionale e Agrinsieme (Cia, Confagricoltura, Copagri, Alleanza Coop) a rappresentare anche i viticoltori, primi e non ultimi della filiera. Fautori della proposta, l’on Luca Sani, pd toscano, presidente commissione agricoltura della Camera  e relatore l’on Massimo Fiorio, pd Astigiano.

Il testo di legge si compone di soli 8 articoli e punta su temi fondamentali, oltre a quelli istituzionali di gestione e di referenzialità del settore: la produzione viticola, i mosti e i vini, i vini Do e IG, gli aceti di vino, la commercializzazione, la designazione e le menzioni per il consumatore, i controlli e le certificazioni, quindi le sanzioni. Le organizzazioni di rappresentanza della filiera vitivinicola hanno inteso dare un contributo concreto a un settore trainante della economia italiana, che oggi vale 700.000 ettari coltivati, 15 mld/euro di fatturato diretto, 5,39 mld/euro l’export 2015 (stima ultima).

Ministro Martina a Pantelleria<< La urgenza – ha sempre detto il ministro Maurizio Martina – del testo unificante è data dalla forza di questi numeri. La necessità di semplificare è obbligataria per la competizione e per dare un supporto alla riduzione costi delle imprese e dare slancio a un settore leader del made in Italy. E’ da tempo una delle esigenze maggiormente avvertita dai produttori vitivinicoli>>.

A questa bozza di testo già pronta per Vinitly 2015, si è poi aggiunta una altra versione di gestazione Coldiretti da sola!

 Chiediamo a Giampietro Comolli, uomo del vino, già direttore del consorzio vini colli Piacentini, consigliere nazionale di Federdoc dal 1986 al 2000, fondatore nel 1998 della nuova Federdoc, esperto di spumanti, qualche opinione in merito al nuovo testo.
Un commento generale:
“Finalmente, un grande merito a Martina, Sani, Fiorio e chi li ha preceduti. Un testo che sburocratizza, riduce la carta, elimina tempi morti, riduce viaggi, riconosce l’autenticità del digitale, inserisce sanzioni differenti, conferma la strategia DO-IG nazionale. Inoltre ha vantaggi per le imprese, per il settore, aiuta l’internazionalizzazione e la competitività sui vari mercati. Ordina diverse norme presenti nelle leggi 260/2000, 82/2006, 61/2010 oltre alle norme comunitarie.  In Parlamento c’è in valutazione anche l’altro testo dell’on Nicodemo Oliverio, Pd calabrese, sollecitato dalla Coldiretti con alcune sostanziali differenze.  Urge prima possibile che il tutto diventi una proposta unica”.

Quindi qualche differenza c’è e anche l’inserimento di norme europee?
“L’Italia ha puntato sulle DO-IG e negli anni sono state arricchite in base alla evoluzione di mercati e prodotti. Nel 2008 c’è stata la riforma Ocm vino equiparato all’Ocm alimentari, con forti penalizzazioni per l’Italia, ma il settore vino ha norme europee “autonome” dal 1960, quindi con percorsi diversi da adeguare, ma da non perdere. Quindi le docg-doc-igt devono salvaguardare una storia. La strategia oggi, e penso a Piacenza o Oltrepo o Romagna o Abruzzo, è quella del territorio-vino-tipologia per favorire un riconoscimento al consumatore”.
Qualche tema da aggiungere?
“Come al solito il tema Consorzi di tutela divide. Nel 1998 fui artefice della bozza dell’erga omnes, ma non totale, più differenziata in base alle diverse figure della filiera, coinvolgendo in primis le Camere di Commercio allora depositarie dei controlli cartacei e sensoriali. Fu scelta una altra strada, ma di lì a poco la UE bloccò la procedura obbligando la terzietà dei controlli e certificazioni. Credo che il tema Consorzi debba cogliere l’occasione del testo-unico per darsi una nuova veste, magari più articolata, una rilettura del sistema-filiera se non si vuole che tali strutture perdano credibilità, funzione. Occorre dargli una centralità orizzontale oltre che verticale. Le aziende piccole e di pregio si sentono un po’ escluse. Anche Piacenza mi sembra sia in fermento: costi eccessivi senza obiettivo e riscontri e aziende piccole estranee alle decisioni ”.
Ma cose pratiche utili per i viticoltori piacentini ci sono?
“Diverse: il registro unico dei controlli, lo schedario viticolo aggiornato e probante attraverso la digitalizzazione telematica, l’eliminazione di vidimazioni preventive, le verifiche a distanza, il tetto di 1000 ettolitri per certe adempienze, la differenza fra sanzione pesante e occasionale, la condivisione delle visite di controllo fra i diversi enti preposti ai sopraluoghi,  l’eliminazione di stampe periodiche e la possibilità di registrare i carichi vendemmiali in assi di tempi lunghi sono semplificazioni utili, che fanno risparmiare costi reali in azienda, soprattutto per le più piccole”.
In conclusione ?
“secondo me, è obbligatorio che il testo finale recepisca anche alcune garanzie per il mondo dei piccoli produttori viti-vinicoli  e venga inserito anche un aspetto economico-finanziario a sostegno dei consumi interni nazionali che l’Ocm ha cancellato. La bozza di testo-unico non interviene sulla prevenzione dei controlli a monte, sulla prossima liberalizzazione degli impianti, sulla riduzione del numero delle DO in base al valore e notorietà, sull’uso di altri strumenti oltre alle fascette di Stato, sull’ autogoverno della denominazione che resta una libera scelta del produttore ma all’interno di un sistema regolato e uguale per tutti, sulla unicità dei controlli a valle”.

 

 

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