di Giampietro Comolli,
presidente OVSE

#EFFERVESCENZETRICOLORI. LAMBRUSCO PIACE SEMPRE DI PIU’. MODENA E REGGIO EMILIA, CAPITALI DI UN CUORE ENOICO FRIZZANTE.
Vini frizzanti e spumanti italiani sulle tavole mondiali, oltre 1 miliardo di bottiglie.

La GDA italiana, ovvero tutte le insegne di distribuzione presenti sul mercato, compreso le piccole dimensioni, nel 2017 ha venduto 864 mio/bott di vini, di tutti i tipi compreso gli importati e il confezionato non in vetro, registrando un incremento del 2,1% in volumi e del 3,0% in valore. Il 43% dei volumi rappresentato da etichette Dop-Igp, maggiormente in crescita di volumi e di prezzo. La parte del leone è fatta dalle etichette del Prosecco Spumante e del Lambrusco, nelle diverse tipologie.

Il vino Lambrusco è cresciuto sul mercato italiano, nei punti vendita della distribuzione associata e organizzata, del 2,5% in volumi e del 3,5% in valore. Sul totale, la GDA ha commercializzato oltre 100 mio/bott di spumanti e 95 mio/bott di vini mossi/vivaci/frizzanti/ petillant. Dopo il Prosecco, il Lambrusco nelle sue diverse forme è l’etichetta più venduta, poi il Chianti, quindi il Montepulciano d’Abruzzo e a seguire Nero d’Avola, Vermentino, Gutturnio, Muller Thurgau e i “rosè” del centro sud Italia, rappresentando quest’ultima una novità assoluta sostenuta anche dai rosati veneti e lombardi, dal Groppello al Garda, dall’Oltrepò alla Doc Venezia.

L’Italia non portata al consumo di vini rosati, inizia ad appassionarsi. La filiera vitivinicola del Lambrusco prodotto nelle province di Modena e Reggio Emilia è supportata da una molteplicità di imprese: 8.000 aziende viticole, 20 cantine cooperative, 48 aziende vinicole, tutte caratterizzate da un’ampia base di operatori specializzati, un distretto manifatturiero di oltre 15.000 ettari sparsi in 6 province, con le maggiori estensioni nel mantovano in Lombardia, e soprattutto nell’Emilia centrale di Modena e Reggio Emilia (10.000 ettari vitati), in grado di sviluppare e diffondere commercialmente una produzione apprezzata sui mercati nazionali e esteri in quanto il Lambrusco DOP e IGP è da sempre uno dei vini italiani più esportati, leader assoluto fino al boom del Prosecco.

Un consumo nel 2017, nella tipologia frizzante, abboccato e secco, come nella sua più antica “ancestrale” tradizione, di 126 mio/bott nella versione Igp e 41 mio/bott Dop, per una plv franco cantina di oltre 360 mio/euro (da 1,90 a 2,90 euro il range, escluso tasse, di una bottiglia all’origine) che al consumo nazionale ed estero sfiora gli 890 mio/euro di fatturato (a 5,30 euro valore medio a bottiglia). Il Lambrusco, nome di vino e di vitigno (su cui occorre una tutela mondiale), era già conosciuto dagli Etruschi, coltivato sempre nelle basse colline emiliane e fino al fiume Po, sui dossi emergenti, vicino ai centri abitati. Appunto una tutela forte.

Il Lambrusco ha bisogno di percorrere la stessa strada seguita dal Prosecco doc…anzi migliorata (vedere le richieste australiane). I vitigni autoctoni italiani sono un patrimonio territoriale (come altri vitigni autoctoni francesi, spagnoli, greci) che ha bisogno di essere tutelato, viceversa si rischia un forte mescolamento di etichette ma anche di varietà, cloni, innesti, quando un vino ha successo globale. Il patrimonio ampelografico, come quello territoriale, è fondamentale per i Lambrusco.

Il vitigno autoctono in purezza che da il nome ad un vino territoriale, è una prerogativa tutta italiana che l’Europa deve riconoscere. Non sono vitigni cosi detti internazionali, ma autoctoni, spesso dimenticati, ma riconosciuti anche dalle accademie mondiali… sono iscritti da decenni nei registri delle concessioni e autorizzazioni, ma ora che c’è un forte incremento di consumo, attenzione del consumatore, interessanti guadagni e business, nascono subito le mire espansionistiche e la voglia di clonare, carpire un know how di secoli. L’ultima novità viene dalla Catalogna, dove sono stati impiantate barbatelle di Lambruschi e di Glera, quindi con la possibilità a breve di un riconoscimento europeo di varietà e di incroci. Può essere un inquinamento non necessario, una concorrenza sleale. Il nuovo ministro dell’agricoltura-alimentazione italiano dovrà affrontare anche questo enigma nei rapporti Italia-Europa, forse da inserire nella nuova Pac (2020-2027) e quindi nell’Ocm Vino.

Giampietro Comolli
Newsfood.com

 

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

 

 

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