Effetti Brexit Unione Europea: si spera un ripensamento UK

Effetti Brexit Unione Europea: si spera un ripensamento UK

Tema del giorno: Effetti Brexit e Unione Europea…  ci perderemmo tutti.

Mercoledì 20 Febbraio 2019

Il tema “Effetti Brexit” è sicuramente un aspetto importante per l’unità dell’Europa più che per questioni fiscali, tributari, contrattuali, doganali, daziari, logistici.

L’Europa dei 27 paesi qualora avvenga l’uscita dell’UK, lasciamo stare l’area Euro ( 19 paesi) che con la Sterlina da sempre ha un rapporto monetario e di scambio come con il Dollaro e altre monete, deve ragionare sulla Brexit non per singoli capitoli o per singole posizioni e nemmeno ragionare su chi patirà di più o dimeno.

Per evitare effetti Brexit negativi:

L’Europa Unita deve cogliere un segnale forte dalla Brexit, nei tre sensi che vediamo oggi:

Nuovo referendum popolare

  • un referendum popolare non vincolante per il governo britannico che invece è stato cavalcato ed esasperato;

No Brexit ma accordo tra le parti

  •  un accordo, o come lo chiamo io un disaccordo, già firmato e messo in discussione per ataviche questioni ammodernate. Simili a quelle che hanno accompagnato le diatribe fra i regni facenti parti dell’UK oramai  da secoli e sfociati poi nel muro contro muro in Irlanda per anni. Questo può creare danni enormi a tutti, piccoli e grandi paesi dell’Europa compreso l’UK;

Un ripensamento sulla Brexit

  • un ripensamento, a grandissima maggioranza come indicano tutti i sondaggi  fra il popolo inglese, scozzese, gallese e irlandese. Ripensamento sulla esecutività della Brexit, sull’importanza e sul valore di una scelta forse troppo sovranista e populista nella grande democrazia britannica. Quindi un nuovo referendum per ribaltare il primo.

Gli effetti Brexit potrebbero solo peggiorare la situazione che da 10 anni grava sull’Europa

Da italiano mi fa capire che tutti i paesi sono uguali checchè ne dica qualche politico solone nostrano e non. Da Europeo federalista convinto sono molto deluso, molto sconcertato da questi ultimi 10 anni di Commissione Europea e di Consiglio.

La crisi del 2008-2009 poteva e doveva essere per “statisti” lungimiranti europei ( ma ce ne sono ancora?) una occasione ghiotta non per una austerity e una burocrazia artificiosa e vincolante su tutto. Per passare alla fase 2 e 3 come avevano detto grandi politici prima di Prodi Commissario. Non fermarsi alla moneta unica ma guardare di più a “unificare” altri istituti costituzionali democratici passando per un potere maggiore al Parlamento ma con riduzione e diminuzione dei costi fissi. Parlo di Kohl, Mitterrand, Thatcher, Gorbaciov quando si aprirono le frontiere, si fece una banca centrale che, con Draghi, ha salvato l’Italia.

La Brexit potrebbe anche non verificarsi, ma in ogni caso non senza rivedere certi rapporti. Quel non abbandono della Sterlina, le agevolazioni della quota annuale fa dell’UK da sempre un partner particolare. Cambiare oggi le regole del mercato che uniscono i vari paesi è un danno per tutti, soprattutto per chi ha i più alti valori negli scambi bilaterali come la Germania da un lato e l’Irlanda dall’altra.

Mi fa pensare, mi allarma di più vedere colossi e multinazionali che sono i primi a mollare la barca inglese. Solo per business personale e senza il minimo commento dei vertici della Commissione sempre più in smobilitazione e sempre artefice di se stessa e di interessi mirati.

Ma perché non avere una visione alta, lungimirante, tutelante delle popolazioni europee anche su queste cose.  L’Europa deve essere sempre più una federazione o confederazione con tanto rispetto per la sovranità del singolo Stato su alcuni temi ( ci metto le spese sociali, civili, investimenti, strutture, pensioni…), con tanto di unificazione invece di alcuni grandi funzioni come la politica estera, una difesa unica, la tutela dei mari, le ricerche scientifiche e spaziali  come già avviene per l’agricoltura.

Giampietro Comolli
(Vedi altri articoli Comolli/Brexit)

Newsfood.com

 

 

 

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