Elezioni Usa, a Donald Trump le chiavi della Casa Bianca e dei missili nucleari

Elezioni Usa, a Donald Trump le chiavi della Casa Bianca e dei missili nucleari

Elezioni Usa, a Donald Trump le chiavi della Casa Bianca e della valigetta dei missili nucleari
A sorpresa, contro tutte le aspettative, Donald Trump è diventato il 45esimo presidente americano. Contro il suo partito e contro sé stesso, per le tante storie di molestie sessuali, tasse e le gaffe in diretta, quello che era considerato il “candidato buffone” entra nella Sala Ovale e prende il controllo del mondo
di Maurizio Ceccaioni

 

Dopo i risultati di Alaska e Pennsylvania, contro tutte le profezie e i sondaggi della vigilia, era parso subito chiaro chi fosse il vincitore delle elezioni americane del 2016. E quando ormai tutto il mondo apprendeva la notizia, Hillary Clinton ammetteva la sconfitta chiamandolo al telefono per congratularsi. Come è d’uso tra due contendenti che se le sono date di santa ragione, scendendo spesso ai livelli più bassi dello scontro politico.
risultati_elezioni_usa_aggiornatiSissignore, anche questa è l’America. Un paese dove un signor nessuno della politica, decide un giorno di mettersi in competizione coi big del partito Repubblicano e, contro tutte le aspettative, vince sui puledri di razza. Come si è aggiudicato con 276 voti contro i 218, anche lo scontro per la presidenza, In controtendenza coi sondaggi che lo davano perdente fino a notte inoltrata. Ma si sa come vanno i sondaggi .Una vittoria sulla candidata democratica, col paradosso per noi europei, che sebbene Hillary Clinton abbia avuto maggiori consensi di Trump (59.112.630 voti contro 58.973.580), ha perso per il complesso meccanismo elettorale americano, come accadde ad Al Gore contro Bush nel 2000.

Quattro anni sono quelli che ha davanti agli occhi il mondo, ben prima degli Usa, con un Partito Repubblicano che potrà fare il bello e il cattivo tempo, avendo conquistato anche il Senato, con una maggioranza di 51 contro 47 senatori, e la Camera, con 236 contro 191 deputati.
Quel “candidato buffone”, com’era stato definito per i suoi atteggiamenti in campagna elettorale, ha lasciato il suo quartiere generale nella Trump Tower, sulla Quinta Strada a New York, per recarsi tra i suoi sostenitori raggruppati lì vicino. Era poco prima delle 8 ora italiana (le 2 in Usa) quando questo imprenditore del mattone, istrionico personaggio televisivo, politico controverso amato e odiato dalle donne, sostenitore della supremazia dei “maschi bianchi” e della lobby delle armi, entrava tra due ali di folla festante. E mentre dagli altoparlanti la colonna musicale del film “Independence Day” echeggiava nella sala, è salito sul palco visibilmente emozionato. Accanto a lui i figli e in abito bianco, la nuova First lady Melania. «Prometto che sarò il presidente di tutti gli american», ha subito detto, ricordando che non ci saranno più dimenticati in questo Paese».
In attesa del referendum del 5 dicembre sulla Costituzione italiana, almeno questa è la fine di quel tormentone che dal Brexit britannico a oggi ha accompagnato i notiziari di tutto il mondo.
A Hillary non è bastato stavolta quel “Yes we can” gridato da Obama durante i suoi discorsi in appoggio alla candidata democratica. Una candidata delusa, che ancora non si è fatta vedere in pubblico, demandando i ringraziamenti ai suoi sostenitori in lacrime al suo vice, Tim Kaine.
Sono state elezioni incredibili, sia per il duro scontro senza mezzi termini tra i due candidati, sia per l’inaffidabilità dei sondaggi. Solo ieri a mezzanotte, con gli exit poll, si dava in vantaggio la Clinton al 75% negli stati scrutinati. Stamattina, il controverso Donald Trump, il magnate del mattone, quello degli scandaletti sessuali, il rigido difensore dell’America profonda, aveva vinto. Ma non sono stati solo questi ad appoggiarlo, perché molta gente diversa ha sostenuto Trump, compresi i democratici, contrari a chi aveva puntato su Hillary Clinton e gli Usa che rappresenta.
A denti stretti, la Clinton sarebbe stata la meno peggio, ma non sicuramente il candidato ideale per la pace nel mondo. Sostenitrice dell’accordo tra America ed Europa Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership) avversato da Trump, e inflessibile giudice della Russia di Putin, che Trump “accarezza” (come cerca una maggiore vicinanza con la Cina), la Clinton ha pagato anche per gli anni d’interventismo militare americano, come regolatore della democrazia nel mondo.
Non le ha votato contro gente spesso dai bassi studi e attenta più alla propria pancia che alla fine del mondo, come i sostenitori della supremazia bianca, armatissima e tanto razzista, i biker con le svastiche o i contadini, conservatori della prima ora che hanno sempre votato per il partito dell’elefantino. Hillary si è trovata contro molti “colletti bianchi”, quella middle class, sempre più povera per le varie crisi economiche che hanno fatto perdere loro potere d’acquisto e privilegi sociali. Ma pure i più diseredati, la working class, gli operai. Gente sempre molto vicina al partito dell’asinello, che assieme agli ispanici hanno puntato su Trump. Grazie anche all’astensione di molti giovani e afroamericani, delusi per la scelta dalla candidata democratica, sostenuta dall’oligarchia “blu” contro il candidato della sinistra, Bernie Sanders.
Se ieri i mercati vedevano bene la probabile elezione della Clinton, stamattina il panico tra gli investitori si rileva già all’apertura delle borse orientali, in vista di uno scenario di possibile instabilità sia a livello politico, che economico e finanziario, con il dollaro scende e l’euro che si apprezza a 1,229 (+1,84%). Un -13% per il pesos messicano. Tokyo, dopo il crollo delle aspettative scende dal + 1,5% al -5,36%. In Australia la borsa è in perdita del 2,1%. Nella Corea del sud siamo a -3%. Hong Kong perde circa il 3,5%.

 

Maurizio Ceccaioni
Corrispondente da Roma
Newsfood.com

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