Dopo la dichiarazione del Governo nazionale, lo scorso 4 maggio, dello stato di emergenza idrica per il centro-nord Italia, l’assessore regionale all’Agricoltura, Paolo Petrini, e le
associazioni di categoria hanno aperto un tavolo di lavoro e dalla prima riunione è emersa la necessità condivisa di incentivare pratiche irrigue alternative che assicurino una
maggiore efficienza e una riduzione dei consumi.

Stando ai dati dell’Agrometeo Assam, in media, negli ultimi 40 anni, si è avuto un ammontare annuo di precipitazione intorno a 581 mm. Gli ultimi dati parlano di precipitazioni annue
pari 200 mm, ovvero circa il 40% in meno, il che denota una situazione di penuria d’acqua.

Le associazioni degli agricoltori hanno accolto positivamente l’input lanciato dall’assessore Petrini. “Per raggiungere l’obiettivo del risparmio idrico a livello degli impianti irrigui
aziendali” ha dichiarato Petrini “è infatti necessario sostenere la riconversione dei sistemi tenendo conto dei metodi di irrigazione più efficienti, incentivando la diffusione di
metodi di microirrigazione, caratterizzati da elevata efficienza e quindi in grado di determinare un risparmio idrico ed energetico e, conseguentemente, una riduzione dei costi a livello
aziendale”.

“E’ necessario” ha continuato Petrini “prevedere investimenti infrastrutturali nel settore irriguo, finalizzati al raggiungimento dell’obiettivo di migliorare e razionalizzare la gestione e
l’uso della risorsa acqua”. I risultati di alcuni studi che sono in corso confermano che tali investimenti dovrebbero riguardare gli impianti di captazione e distribuzione pubblici, la
trasformazione delle reti obsolete, il completamento degli impianti esistenti e la realizzazione di piccoli invasi collinari.

A questi interventi si deve affiancare un’opera di sensibilizzazione verso gli agricoltori e verso il cittadino in quanto tale; una campagna di sensibilizzazione, quindi, che promuova tecniche
agronomiche capaci di ottimizzare e conservare l’acqua nel sistema agricolo. Lo scopo è preservare l’acqua marchigiana, che serve a produrre prodotti marchigiani che finiscono sulla
tavola dei marchigiani.

“Una gestione razionalizzata delle acque” ha concluso Petrini “non può prescindere da un’attenta politica di programmazione che miri a una gestione dinamica della risorsa. Questo
significa andare verso un sistema integrato di gestione delle acque ed evitare l’eccessiva polverizzazione nella gestione della risorsa. A questo punto, appare necessario un coordinamento a
livello regionale della programmazione e gestione delle acque, il cui utilizzo e consumo interessa non solo l’agricoltura ma anche le altre realtà produttive e la comunità nel suo
complesso”.