EMILIA ROMAGNA: IMPRESE INDUSTRIALI E BANCHE … in stand by

EMILIA ROMAGNA: IMPRESE INDUSTRIALI E  BANCHE … in stand by

 

ECONOMIA ITALIANA:

REGIONE EMILIA ROMAGNA SEGNA IL PASSO NELLA EROGAZIONE DEL CREDITO BANCARIO ALLE IMPRESE INDUSTRIALI. CRESCE IL CREDITO AI PRIVATI PER MUTUI CASA E CONSUMO. UNA BUONA LEGGE CRESCITA DEVE PREVEDERE SINCRONIA E INTEGRAZIONE NORMATIVA E GESTIONALE FRA SUPPORTO ALL’IMPRESA E INCENTIVI ALLE FAMIGLIE E AL CONSUMO –  L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA E’ ANCHE QUESTO PER FAR CRESCERE IL PIL NAZIONALE
Ovse-Ceves allarga gli orizzonti e punta ad analisi e indagini di interi territori nazionali (regioni o macroregioni) andando oltre al solo cibo e vino.
Le recenti valutazioni e dati espressi dall’Union Camere Regione Emilia Romagna, con Confindustria e gli uffici analitici di Intesa San Paolo Banca sono molto eloquenti. La crisi dei consumi, anche alimentari e vino, non solo nei volumi e valori ma anche come tendenza, prospettiva e appeal, nel nostro paese hanno origine e trovano motivazioni concrete in diversi altri comportamenti, in altri comparti, in attività diverse, in scelte bloccate, in sfiducia e poca speranza dettata non solo da una occupazione  “meno certa”, da lavori saltuari, da contratti a breve, da un mondo finanziario sempre più riservato a pochi e a grandi investimenti e grossi investitori, da un sistema assicurativo-bancario autoreferenziale, da management sempre più alla ricerca di autodeterminazione, di risultati virtuali e estemporanei, da bilanci costruiti ad hoc anche solo per fantastici premi di produzione dei manager. Una produzione industriale, e non, che vediamo-costatiamo in calo da alcuni anni. la relazione sull’Emilia Romagna è una fotografia allarmante e poco rassicurante: parliamo di una delle “ regioni europee” più ricche, dinamiche, più produttive e fra le 4 “regioni nazionali” che da anni sostengono il bilancio nazionale, giustamente dico, giustamente per l’unità.  Bene l’occupazione industriale in regione con 548 mila unità, in crescita.  
Purtroppo un calo contenuto (-1,0%) del numero delle imprese attive industriali pari a circa 44.535. L’industria alimentare si arresta: il fatturato non riesce a salire più dello 0,2%. L’andamento congiunturale generale è risultato meno grave al crescere della dimensione aziendale: produzione in calo del 2,2% per le piccole aziende, mentre è del -0,3%per le imprese medio-grandi.
L’export emiliano romagnolo non fa faville, ma cresce dello 5,2% per un valore di 15,536 mld/euro. Bene quasi tutti i settori verso l’export. Risulta sostanzialmente fermo l’export delle industrie della ceramica e vetro (+0,1 per cento) e delle apparecchiature elettriche, elettroniche, ottiche, medicali e di misura (+0,5 per cento). Segno rosso per il legno (-2,5 per cento).
Fuori dall’Europa arriva la stangata export (-34,2%) verso la Turchia, causa svalutazione della lira turca. Segno export positivo (+24,1%) verso la Cina, con repentina inversione di tendenza.
Un tema importante è il sistema bancario: i flussi, i crediti, i debiti, la liquidità, i prestiti, i mutui… la durata… l’obiettivo… l’investimento diventano tutti parametri fondamentali nell’analisi dell’andamento economico finanziario.
Prosegue la crescita dei prestiti alle famiglie, mentre segna un ulteriore calo il finanziamento alle imprese, a tutte le imprese! L’accesso al credito si conferma sempre molto favorevole, eppure questo non smuove gli imprenditori a fronte di un calo di ordini e di produzione, quindi cala fortemente anche il valore del rischio d’impresa che ha caratterizzato la giovane industria, le piccole imprese e le pmi italiane fino a 10 anni fa. Tensioni internazionali, brexit, cambi valuta, costo energia, dazi sono tutti elementi portati a giustificazione del non-investimento, non-crescita. Questo è un ulteriore esempio di sfiducia, ma anche di rinuncia, di appagamento nel “piccolo è bello” slogan che ha caratterizzato l’economia industriale italiane e della regione Emilia Romagna per 40 anni. non ci sono più piani di investimento, piani di ammortamento, la innovazione tecnologica tanto decantata del 4.0 è ferma.  
A fronte del fatturato industriale regionale che ammonta a 320 mld/euro circa con un mol di 24 mld/euro e 1 milione di occupati, l’erogazione di credito a breve-medio-lungo termine all’imprese industriali nell’ultimo anno supera di poco l’1% del fatturato.  Dimostrazione della poca propensione a crescere.
Tutto il sistema bancario dell’Emilia Romagna registra un ulteriore indebolimento dei prestiti a tutte le imprese, al netto delle sofferenze e delle cartolarizzazioni, con circa un trend del -0,1% al mese su mese. In ogni caso lo status in Emilia Romagna, per tutti i parametri, presenta dati molto migliori rispetto a quelli medi nazionali. Già gli ultimi mesi del 2018 avevano fatto segnare una riduzione. Il dato negativo più pesante (-4,0% mese/anno su mese/anno) riguarda i finanziamenti a medio-lungo termine (poca propensione allo sviluppo e crescita dell’impresa) in tecnologia, automazione, attrezzature, digitale, macchine e trasporti… ovvero la logistica e la organizzazione logistica del sistema produttivo e di distribuzione. Niente magazzino?
Bologna e Parma si confermano le due province che usufruiscono ancora dei finanziamenti bancari per investire nell’impresa. All’opposto forte contrazione a Piacenza(-13,3% anno su anno), Modena, Forlì, Cesena, Ravenna, Rimini. Reggio Emilia e Ferrara presentano un calo delle domande di prestiti più contenuto rispetto allo stesso periodo del 2018 nell’ordine del -3,5% e del -4,6%.  Mentre le famiglie consumatrici chiedono continuamente prestiti per mutui e credito al consumo, segnale di una dinamicità maggiore dei singoli cittadini rispetto agli imprenditori: bene i mutui per acquisto prima casa e immobili residenziali. Bologna è prima anche nelle erogazione ai consumatori: questo dimostra che lo sviluppo e la crescita di una città, di una regione, di un paese si può fare solo se da un lato ci sono norme chiare, innovative, misurate e di vigilanza nella erogazione e dall’altro lato se le agevolazioni, i sostegni vanno di pari passo fra impresa e consumatore, quindi fra la produttività e il consumo. In più il migliore risultato di crescita del Paese  si ha quando la finanza pubblica e il bilancio dello Stato prevede che l’erogazione del credito o di supporti economici sia per l’impresa che per il consumatore sia integrato e intrecciato da modelli sovrapposti che si alimentano reciprocamente attraverso sistemi controllati di economia circolare e sostenibile. La speranza è che questo nuovo approccio economico, e non finanziario che porta a speculazioni nazionali e estere, venga attuato dal Governo Conte prima possibile     
 

 

 

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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