L’importazione di biocombustibili dall’ Africa provoca gravi problemi all’ambiente e alla biodiversità con la scomparsa degli animali selvatici e si scontra con un consumo aggiuntivo di
energia per il trasporto e un inquinamento che in parte vanificano gli obiettivi prefissati.

E’ quanto afferma la Coldiretti che, in riferimento alle dichiarazioni dell’amministratore delegato dell’ENI Paolo Scaroni, sottolinea la necessità di vincolare le agevolazioni per lo
sviluppo dei biocarburanti all’origine nazionale delle coltivazioni agricole impiegate per evitare di sostenere scelte sbagliate con bilanci energetici e ambientali negativi, soprattutto ora
che l’Unione Europea ha chiesto all’Italia di tagliare del 6,3 per cento le emissioni di CO2 del piano nazionale per far fronte ai cambiamenti del clima. Se in Angola il recupero di terreni per
le coltivazioni a fini energetici mette a rischio l’antilope nera e il bongo, nel Congo è in pericolo lo scimpanzé mentre in Brasile l’allarme estinzione riguarda il giaguaro e il
tapiro. E – continua la Coldiretti – si tratta di un business che comporta lunghi trasporti che sono fonte di inquinamento ambientale e consumi energetici che compromettono l’efficacia
dell’operazione. Ad esempio per l’olio vegetale di origine brasiliana – precisa la Coldiretti – il chilometraggio percorso con la nave è di oltre 9mila chilometri con un consumo
energetico che corrisponde al 6 per cento dell’energia contenuta nei prodotti trasportati, mentre per quello in arrivo dal Congo per una distanza di oltre 5mila chilometri si consuma il 3,3 per
cento dell’energia trasportata.

L’Italia dispone – sostiene la Coldiretti – dei terreni, delle professionalità e delle tecnologie adeguate a sviluppare all’interno dei confini la produzione di biocarburanti senza dover
ricorrere all’importazione di olio di palma dall’estero da raffinare nei porti. La recente firma dell’accordo quadro di filiera per lo sviluppo di energie rinnovabili consentirà –
prosegue la Coldiretti – per il 2007 la coltivazione di semi oleosi a fini energetici, come colza e girasole, per 70mila ettari di terreno dai quali è possibile ottenere circa 70mila
tonnellate di biodiesel. La superficie coltivata – continua la Coldiretti – sarà incrementata negli anni successivi a 180mila ettari nel 2008 e a 240mila ettari nel 2009 che significa un
risparmio di 250mila tonnellate di equivalente petrolio per permettere all’Italia di avvicinarsi all’obiettivo fissato dalla Commissione Europea con la prospettiva di aumentare entro il 2020 la
proporzione di utilizzo fino al 10 per cento. L’ultima legge finanziaria – riferisce la Coldiretti – prevede che i biocarburanti come il biodiesel o il bietanolo ottenuti dalle coltivazioni
agricole devono essere distribuiti in Italia nel 2007 in una quota minima dell’uno per cento, di tutto il carburante (benzina e gasolio) immesso in consumo nell’anno solare precedente, che
salirà al due per cento nell’anno 2008. Poiché al momento nemmeno l’ombra di biocarburante sembra essere presente nei normali distributori, anziché pensare all’estero,
è evidente la necessità – sostiene la Coldiretti – di emanare al più presto il provvedimento che fissa le sanzioni amministrative e pecuniarie per il mancato rispetto di
questo obbligo per consentire all’Italia di colmare il ritardo nello sviluppo di energie rinnovabili provenienti dall’agricoltura, dopo gli impegni assunti dal Vertice dei Capi di Stato e di
Governo della Ue. Per il mancato raggiungimento di questo obbligo devono essere infatti fissate – sottolinea la Coldiretti – le sanzioni amministrative pecuniarie, proporzionali e dissuasive
con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro dell’ambiente e il Ministro delle politiche agricole alimentari e
forestali. I biocarburanti derivano dalle coltivazioni agricole che l’agricoltura italiana – continua la Coldiretti – produce in abbondanza e in particolare il bioetanolo che viene prodotto
tramite processi di fermentazione e distillazione di materiali zuccherini, amidacei o sottoprodotti come cereali, barbabietola da zucchero e prodotti della distillazione del vino, mentre il
biodiesel deriva dall’esterificazione degli oli vegetali ottenuti da colture come il colza e il girasole.

L’utilizzazione di biocarburanti Made in Italy – conclude la Coldiretti – offre un contributo concreto per contrastare i cambiamenti del clima e il riscaldamento globale con il biodiesel che
consente di ridurre dell’80 per cento le emissioni di idrocarburi e policiclici aromatici e del 50 per cento quelli di particolato e polveri sottili.

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