Con sentenza 23 gennaio 2008, n. 1427, la sezione lavoro della Suprema Corte di Cassazione ha chiarito ai giudici della corte d’Appello che per l’accertamento delle mansioni superiori e delle
attività lavorative svolte in concreto dal dipendente è necessaria l’esistenza nel CCNL delle declaratorie contrattuali sulle quali confrontare il livello di inquadramento reale e
quello rivendicato dal dipendente.
Nel caso esaminato, poiché nel CCNL non c’era alcun riferimento di tali precise indicazioni dei compiti espletati di fatto, oltre che del raffronto fra le prime e i secondi, la Corte di
Cassazione ha accolto il ricorso del dipendente, che aveva rivendicato l’inquadramento al livello superiore.

Fatto e diritto
Un dipendente si era rivolto alla Corte d’Appello contro la sentenza del giudice di primo grado, con la quale era stata rigettata la domanda proposta nei confronti dell’ente Ferrovie dello
Stato Spa per la declaratoria del suo diritto al superiore inquadramento di segretario, livello sesto, oltre alla condanna alle differenze retributive.
Il ricorso era stato rigettato anche nel successivo grado di giudizio in quanto il dipendente aveva affermato che l’attività svolta rientrava nella qualifica di segretario e non in
quella, nella quale era inquadrato, di operatore, sia perché assieme a lui svolgevano la medesima attività due segretari, sia perché il suo lavoro richiedeva una
particolare professionalità che esulava dall’ambito meramente operativo.
I giudici di merito avevano stabilito che era irrilevante il fatto che il medesimo lavoro fosse svolto da personale inquadrato in un livello superiore, stante la discrezionalità del
datore nell’assegnazione di profili superiori a determinati compiti. In ogni caso, inoltre, era risolutivo il fatto che i compiti ai quali era adibito il lavoratore appellante non integravano
quelle attività contabili e di gestione, richiedenti conoscenze professionali e/o specifiche, oppure attività di studio e ricerca, o coordinamento di particolari settori,
cioè quelle proprie del profilo di segretario: per tale qualifica, infatti, era necessario un certo potere di iniziativa, oltre al coordinamento di altri operatori, aspetti che mancavano
nell’attività del dipendente.
Per i giudici di merito, il dipendente aveva espletato attività esecutiva, quale l’immissione di dati nella specifica SK a mezzo di elaboratore elettronico, compilazione schede,
verificazione dati contabili in cui non veniva in evidenza alcun elemento volitivo e di coordinamento, richiedendo solo la conoscenza delle relative procedure predisposte. La firma apposta dal
dipendente sugli impegni era relativa solo all’indicazione del compilatore, mentre il carattere dispositivo dell’ordine veniva dato dalle firme del capo ufficio e del capo reparto.

La decisione della Corte di Cassazione
Per la Cassazione, ai fini dell’autosufficienza del ricorso, chi lamenta l’incongruità o l’illogicità della sentenza impugnata per l’asserita mancata valutazione di risultanze
processuali, al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività della risultanza non valutata (o insufficientemente valutata), deve precisare,
«mediante integrale trascrizione della medesima nel ricorso, la risultanza che egli asserisce decisiva e non valutata o insufficientemente valutata, dato che solo tale
specificazione consente alla Corte di Cassazione, alla quale è precluso l’esame diretto degli atti, di delibare la decisività della medesima, dovendosi escludere che la
precisazione possa consistere in meri commenti, deduzioni o interpretazioni delle parti».
Ciò premesso, per la Cassazione il ricorso del dipendente è fondato e quindi viene accolto in quanto «ai fini dell’inquadramento di un lavoratore subordinato non
può prescindersi da tre fasi successive e, cioè, dall’accertamento di fatto delle attività lavorative in concreto svolte, dall’individuazione della qualifica o del grado
previsti dalla normativa legale o contrattuale applicabile e dal raffronto dei risultati di tali indagini»
Dalla esposizione contenuta nella sentenza impugnata non risultano le declaratorie contrattuali, sia del livello di inquadramento che di quello rivendicato, nonché le indicazioni precise
sui compiti di fatto espletati ed il raffronto delle prime con i secondi.
La sentenza d’Appello è stata quindi cassata con rimessione ad altra Corte d’Appello.

Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 1427 del 23 gennaio
2008