Etichettatura, Materie prime consentite per la produzione di alimenti senza glutine

 

Importante novità anche sul fronte delle materie prime consentite per la
produzione di alimenti senza glutine. Finora, in Italia, i prodotti dietetici dovevano rispettare, oltre il limite dei 20 ppm, anche il divieto di utilizzo di materie prime contenenti
all’origine glutine.

Il Regolamento sancisce, invece, che possono essere definiti “senza
glutine” anche i prodotti ottenuti con l’impiego di materie prime derivanti da cereali vietati, come l’amido di frumento per il pane, purché garantiscano un
contenuto in glutine < 20 ppm nel prodotto finito.

La decisione, impensabile fino a poco tempo fa, è stata favorita dai
progressi della tecnologia alimentare, che, come già accennato (vedere paragrafo “Amido..”, pag. 24), permettono l’impiego dell’amido di frumento
garantendo il limite dei 20 ppm nel prodotto finito.

 

Utilizzo dell’avena nella produzione di alimenti senza
glutine

Il Regolamento sancisce anche la possibilità di utilizzo di “avena
pura” cioè non contaminata da orzo, frumento, o altri cereali tossici, nei prodotti definibili come “senza glutine”.

Il legislatore europeo si è allineato sulla posizione di non ritenere
l’avena tossica per la maggioranza dei celiaci, purché non contaminata. Ricordiamo, infatti, che ad oggi, risulta difficile reperire in commercio avena non
contaminata.

 

Commenti

Le novità introdotte dal Regolamento, la loro applicazione e la
compatibilità con le altre norme che disciplinano i prodotti senza glutine, loro definizione ed etichettatura, meritano un commento.

Definizioni e limiti dei prodotti senza glutine

Dal 2012, anche prodotti del libero commercio, come gelati, caramelle, sughi
pronti, ecc,, che fino ad oggi potevano evidenziare la propria idoneità alla dieta del celiaco (contenuto in glutine < 20 ppm) unicamente previa l’adesione ai progetti
AIC Prontuario o Marchio Spiga Barrata3 , potranno riportare in etichetta l’esplicita definizione “senza
glutine”. Il Regolamento non prevede linee guida o procedure per le aziende, né specifiche modalità di controllo da parte delle Autorità, si ritiene pertanto
che tali aspetti siano rimandati alla disciplina degli Stati Membri.

 

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esclusione dei gelati in vaschetta di produzione industriale e dei salumi che possono riportare la dicitura “non contiene fonti di glutine”

Fermo restando che una valutazione definitiva non può
che attendere le modalità di recepimento e l’applicazione della norma, AIC ritiene assolutamente necessaria la previsione di controlli efficaci da parte delle
Autorità, oltre che la redazione di linee guida per le aziende che permettano di svolgere un’adeguata analisi di rischio su materie prime e processi produttivi al fine di
eliminare il rischio di contaminazione accidentale da glutine.

Unicamente l’applicazione reale di questi tre aspetti:
la dotazione alle aziende di efficaci strumenti per la gestione del rischio, l’effettiva implementazione di questi da parte dell’industria e un adeguato sistema di controllo
da parte delle Autorità, fornirà il celiaco delle necessarie garanzie per poter, finalmente, acquistare un prodotto attraverso la semplice lettura
dell’etichetta.

 

Fino a quel momento, Registro degli prodotti dietetici, Prontuario AIC degli
Alimenti e Marchio Spiga Barrata, rimarranno gli strumenti necessari per poter scegliere con tranquillità prodotti idonei alla propria dieta.

 

Ricordiamo che la dicitura “senza glutine” è di natura
volontaria, pertanto, il numero di prodotti alimentari del libero commercio che riporteranno questa scritta dipenderà molto dall’interesse delle aziende verso il
consumatore celiaco.

L’entrata in vigore del nuovo Regolamento comporterà
prevedibilmente una modifica nell’interpretazione della Direttiva Allergeni (vedere più avanti, paragrafo “Le altre norme europee ed italiane
sull’etichettatura”)
, imponendo di fatto, realisticamente, il limite dei 20 ppm alla dichiarazione di presenza di glutine in etichetta. Paradossalmente, infatti, con
l’interpretazione della norma che purtroppo troppo spesso si è fatta sino ad oggi, un prodotto alimentare potrebbe riportare la scritta “senza glutine”, secondo
il nuovo Regolamento, e, nello stesso tempo, riportare la scritta “può contenere tracce di glutine” per un rischio di presenza accidentale di glutine di qualche
ppm.

Ricordiamo che né la “Direttiva Allergeni” né il
Decreto Legislativo 114/2006 comportano l’obbligo di dichiarare l’eventuale presenza potenziale
di glutine per contaminazione accidentale, ma solo il glutine presente come ingrediente. L’introduzione di un limite, invece, avrebbe obbligato l’azienda a valutare anche
eventuali contaminazioni che possano comportare il superamento del limite stesso.

Possiamo infine commentare che, con ogni probabilità, sarà a breve
superata la definizione “non contiene fonti di glutine”, ammessa ad oggi solo per gelati in vaschetta e salumi.

 

Particolarmente rilevante il riconoscimento da parte della Comunità Europea dei prodotti dietetici con contenuto di glutine tra 21 e 100 ppm come
idonei alle persone intolleranti al glutine.

 

Lo stesso Regolamento definisce tali prodotti “very low gluten”
cioè a ridotto contenuto di glutine. Assunto che la situazione ideale dal punto di vista di AIC sarebbe stata l’indicazione da parte del Codex Alimentarius di 20 ppm per
tutti i prodotti dietetici definiti come idonei ai celiaci, è comunque positivo che la Comunità Europea abbia ritenuto che tali
prodotti fossero definiti “very low gluten”, cioè contenenti glutine, sebbene in ridotta quantità. Riteniamo che in un paese come il nostro, che garantisce al
celiaco un’ampia scelta di prodotti qualitativamente soddisfacenti nel rispetto del limite di 20 ppm, i prodotti tra 21 e 100 ppm, sebbene definiti dietetici, non riscuoteranno
grande successo. Restiamo comunque in attesa di vedere come il Ministero della Salute vorrà regolamentare la presenza di tali prodotti nel mercato.

Resta evidente che l’AIC non modifica la sua posizione sul limite dei 20
ppm di glutine consentito nei prodotti per i celiaci, posizione confermata dagli studi scientifici più recenti (“Tossicità delle tracce di glutine nei celiaci in
trattamento: un’indagine di tipo prospettico, in doppio cieco, controllata con placebo per stabilire un valore limite di glutine sicuro”
di Catassi et al. e
“Consumo di prodotti senza glutine: il valore limite per le tracce di glutine dovrebbe essere 20, 100 o 200 ppm?” di A. Gibert et al.) tutt’ora ritenuti
validi.

 

Materie prime consentite per la produzione di alimenti senza
glutine

Rispetto alla nuova possibilità di impiegare ingredienti di
derivazione da cereali tossici
, come l’amido di frumento, possibilità peraltro già attuata dal Ministero della Salute che, di recente, ha autorizzato
prodotti dietetici senza glutine con amido di frumento, da parte di AIC c’è stato pieno sostegno a questa possibilità, sicuri di favorire il celiaco con prodotti
qualitativamente superiori nel rispetto del limite di glutine più cautelativo per il celiaco.

 

Utilizzo dell’avena nella produzione di alimenti senza
glutine

Per quanto riguarda l’avena, nell’attesa di vedere come il Ministero della Salute
italiano recepirà questo aspetto del nuovo Regolamento, non possiamo che ribadire la posizione di cautela espressa dal Comitato Scientifico Nazionale AIC.

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