Etichettatura: nuovo regolamento e normativa nazionale

Etichettatura: nuovo regolamento e normativa nazionale

Le norme nazionali di recepimento delle direttive abrogate verranno automaticamente abrogate dal regolamento, per le sole parti in cui quest’ultimo si sovrapponga alla disciplina previgente. Se però le norme nazionali contengono anche disposizioni non coperte dal regolamento, tali disposizioni sopravvivranno e si renderà necessaria un’opera di raccordo con la nuova disciplina. Ciò in quanto le norme nazionali, pur traendo forza da direttive comunitarie, sono dotate di autonoma forza impositiva, e quindi non perdono vigore per il solo fatto che le direttive recepite vengono meno.

Questo brano, che apre il primo volume de “LA NUOVA DISCIPLINA COMUNITARIA SULL’IGIENE DELLE PRODUZIONI ALIMENTARI“, pur facendo riferimento alle ricadute del “pacchetto igiene” sulla legislazione nazionale, si adatta perfettamente anche alla attuale situazione, legata alla comparsa sulla scena europea del regolamento (UE) N. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni ai consumatori.

Come è noto, infatti, l’1169/11, abrogando, tra l’altro, la direttiva 90/496/CEE (relativa all’etichettatura nutrizionale dei prodotti alimentari) chiama in causa il decreto legislativo
109/92.

Per quanto riguarda le disposizioni nazionali “non coperte dal regolamento”, segnaliamo due esempi.

– Sede dello stabilimento (decr.to leg.vo 109/92, art. 11)

Il regolamento non ne parla e ciò non deve stupire, dato che si tratta di una indicazione non prescritta dalla legislazione comunitaria. Dato che, peraltro, la sua utilità è indiscutibile, non ci resta che sperare che, in qualche modo, l’obbligo (per i produttori italiani) venga mantenuto.

– Numero di lotto (decr.to leg.vo 109/92, art. 13)

Il regolamento non ne parla (probabilmente perché tale indicazione era assente anche nella direttiva 2000/13/CE, pure lei abrogata dall’1169/11). E’ alquanto curioso, comunque, che in un testo che si propone come la summa delle regole di etichettatura, manchi l’elemento che, più di ogni altro, garantisce la rintracciabilità (altro che indicazione d’origine!). In ogni caso, la sua indicazione, prevista dalla direttiva 1989/396/CEE (relativa alle diciture o marche che consentono di identificare la partita alla quale appartiene una derrata alimentare), rimane obbligatoria.

I lettori ci scuseranno se omettiamo di parlare dei numerosi aspetti innovativi introdotti dal regolamento: peraltro, gli articoli in questo senso non mancano (segnaliamo, tra i tanti, lo
schema presentato dal Fatto Alimentare). Aggiungiamo che, opinione del tutto personale, non abbiamo condiviso sino in fondo il clamore che ha circondato tali novità (clamore iniziato ben prima della pubblicazione del regolamento, con tutte le inesattezze, i fraintendimenti, le strumentalizzazioni e le vere e proprie fandonie del caso). Il nostro scarso entusiasmo risiede, tra l’altro, nei lunghissimi (troppi, in verità) tempi di applicazione:

– Requisiti specifici relativi alla designazione delle «CARNI MACINATE» : 1 gennaio 2014

– dichiarazione nutrizionale obbligatoria: 13 dicembre 2016 (!)

– tutto il resto: 13 dicembre 2014

Possiamo appena immaginare, dato che tra poco i riflettori si spegneranno, il caos che si verificherà in questa lunga fase di interregno, tra produttori dubbiosi e consumatori confusi.

Al contrario, non ci pare che qualcuno si sia cimentato ad evidenziare gli altrettanto numerosi punti del regolamento che si “sovrappongono” (in tutto o in parte) all’attuale normativa nazionale riguardante l’etichettatura.

(La tabella comparativa che presentiamo li riassume. Data la complessità del materiale, ci scusiamo per eventuali errori & omissioni: ringraziamo sin d’ora chi vorrà segnalarceli.)

TABELLA COMPARATIVA reg. (UE) N. 1169/11 – normativa nazionale

Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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