EUROPA AL VOTO, PARTIAMO DALLA PAC 2020-2027 – SI VUOLE CAMBIARE MA E’ IN STALLO

EUROPA AL VOTO, PARTIAMO DALLA PAC 2020-2027  – SI VUOLE CAMBIARE MA E’ IN STALLO

EUROPA AL VOTO, PARTIAMO DALLA PAC 2020-2027  – SI VUOLE CAMBIARE MA E’ IN STALLO

PAC 2021-2027 NON SI VEDONO CAMBIAMENTI. ANCHE SE IN PREVISIONE DEL 26 MAGGIO C’E’ MOLTA VISIBILITA’ SUI TEMI AGRICOLI LEGATI ALL’EUROPA E SUCCESSI ITALIANI. DIFFICILE TROVARE NEI VARI PARTITI SCELTE CHIARE E PROPOSTE FONDATE DI UNA NUOVA PAC.
TANTE DISCUSSIONE SU TECNICISMI BUROCRATICI E FORMULE DI PAGAMENTO. NESSUNA SVOLTA.
L’AGRICOLTURA EUROPEA DEVE CAMBIARE ALTRIMENTI I PRODOTTI DI NICCHIA FINIRANNO FRA 20-25 ANNI. ADDIO DOP IGP! A COMINCIARE DAI VINI, SALUMI E FORMAGGI 
Milano, 14 maggio 2019
E’ vero che negli ultimi 2 mesi la Commissione europea dell’Agricoltura si è data da fare. Molte le dichiarazioni video, moltissime le interviste di Commissari e vice su varie testate nazionali ed europee. Ma tutto utile? Tutto certo? O ancora una volta si sfornano norme e direttive che sono più mezze-leggi, o decreti mancati.
Tutto è sempre basato sull’equilibrismo fra nord-sud, est-ovest, piccolo-grande, industriale-artigiano, finanza-mercato, concorrenza-controlli indiretti…
E’ vero che le differenze fra una agricoltura Danese e una Siciliana sono notevoli, ma un grande Commissario si vede proprio dalle scelte chiare, non dai pastrocchi.
L’Agricoltura Europea degli anno 2020-2027 ha bisogno di un pool di vertice della Commissione di alto valore tecnico e politico. Tecnico per cambiare le impostazioni dei pilastri: un terzo è fondamentale che deve avere circa il 50% dei fondi e puntare sulla integrazione sociale agricoltura-ambiente-salvaguardia. Politico per non perdere fondi e centralità: deve essere un politico di un grande paese a vocazione agricola, di grande esperienza politica-tecnica, di un partito vincente che sappia tenere distanze e interessi lontano dalla burocrazia delle carte e delle piccole regole che sono il vero motore della staticità degli uffici.
Tutto questo cercando di spostare l’obiettivo lontano dal semplice prezzo o reddito dei prodotti agricoli, ma di stabilire quelle strade e competenze che puntano sulla complementarietà, supplementarietà, sussidiarietà, poliedricità, multifunzionalità della impresa agricola soprattutto piccole, in territori marginali. Il pilastro uno va bene per una azienda cerealicola di 1000 ettari. La funzione di presenza territoriale, di baluardo del territorio di ogni impresa agricola non è mai stato affrontato globalmente e fino in fondo dalla Commissione Agricola e dal Consiglio dei Ministri. L’Italia ha fatto un altro passo avanti con la nuova legge sulla “apertura promozionale” delle cantine.
Un solo settore quando in agricoltura se ne sono almeno 10 macro: dove è possibile bisognerebbe fare le stesse cose potendo diventare stazioni e imprese proattive e attive,  oltre che più attrezzate anche con nuovi investimenti, potendo incrementare alcune attività e svolgere attività commerciale senza incorrere in sanzioni. Una legge sull’enoturismo c’era già, ma questo permette di realizzare un piccolo sistema delle piccole aziende vitivinicole artigianali più economicamente sostenibile. E’ un primo grande passo sulla strada di un impegno pubblico-privato nel solco dei punti innovativi e strategici per attrezzare il mondo del vino italiano…un po’ troppo indietro rispetto a competitor agguerriti, dinamici e più concentrati come la Francia e la Spagna.  Un atto sostanziale, ma che nella forma tutela anche la enorme varietà di cultura alimentare e la diffusa variabilità produttiva esistente in Italia da sempre.
Ora bisogna che anche il mondo delle “ grandi cantine” abbia quegli strumenti che mancano come la semplificazione burocratica, l’internazionalizzazione, le smart-platform commerciali nel mondo, la forza di competere e avere più penetrazione reale e continua in nuovi mercati mondiali. Ci sono 190 mercati potenziali per il vino italiano nel mondo, perché fermarsi a 130 o perché concentrare il 65% delle vendite in soli 5 paesi? Purtroppo lo status-quo non ci viene incontro, ma anche forse noi italiani non siamo abili nell’affrontarlo: non parlo dei massimi sistemi o del sesso degli angeli, parlo di Istituzioni Governative nazionali e regionali, parlo di stesura della nuova PAC 2021-2027, delle forti richieste progettuali e programmatorie delle Regioni Italiane, già  tutte autonome nelle scelte strategiche e scelte dirette di politica agraria,  delle novità assolute da introdurre nei PSR che devono essere aperti anche alla interregionalità confinante o alla trasversalità di filiera.
Tutte innovazioni obbligate, ma in una ottica di libero scambio di mercato e di “sistema Europa vero” , altrimenti tutto è vano.  Brexit permettendo. Forse la rottura definitiva non ci sarà, ma le elezioni europee del 26 maggio sono e saranno le più importanti degli ultimi 30 anni.  Qualunque Brexit avremo, in ogni caso non è una vittoria dell’Europa: questo deve essere chiaro ai politici attuali e ai nuovi che arriveranno, forse.
L’Europa sta avendo negli ultimi tempi battute di arresto notevoli: occorrerebbe il rilancio politico che può avvenire solo con un grande Governo ampio, forte, deciso e non con pruriti inutili nazionalisti, ma con tante intelligente e saggia capacità di far collimare, coagulare e far rispettare le differenze sostanziali dei diversi popoli che compongono la Federazione Europea.

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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