EUROPA E MIGRANTI: CAMBIARE LE REGOLE E’ DOVEROSO

EUROPA E MIGRANTI: CAMBIARE LE REGOLE E’ DOVEROSO

Date: Sun, 31 Mar 2019
Subject: QN  IL GIORNO pag. 24 · 30-03-2019 EUROPA E MIGRANTI: CAMBIARE LE REGOLE (Achille Colombo Clerici)

Il tema migranti è al centro del dibattito politico europeo in vista delle prossime elezioni (26 maggio) del Parlamento continentale. Lo si è registrato anche di recente, nel corso di un dibattito organizzato dall’Ispi che ha visto l’austero salone del milanese Palazzo Clerici surriscaldarsi per il confronto tra opposte tesi ‘umanitarie’ e ‘realistiche’. Da un lato chi si appellava ai valori dell’Unione  – accoglienza, solidarietà, diritti – dall’altro lato chi  faceva presente come il nostro Paese non sia in grado, anche per ragioni funzionali, di accogliere tutti.

Centinaia di migliaia di profughi o di clandestini hanno messo a dura prova le strutture italiane che spesso non sono capaci di provvedere ai bisogno degli autoctoni. L’ invasione’ (in realtà circa 500.000 dal 2014, oggi quasi azzerata) è conseguenza diretta dello sperequativo Regolamento di Dublino; il quale prevede che sia il primo Stato membro d’ingresso del migrante che opera la registrazione dello stesso, a prendersi in carico la procedura di espletamento della richiesta d’asilo. Per cui il Paese che salva una vita in mare è poi quello  che dovrà accogliere quella persona e garantirle protezione e in cui quella persona sarà costretta a costruire il suo futuro, anche se vorrebbe andare altrove.

Ogni tentativo di riformare il Regolamento si è infranto di fronte al rifiuto di numerosi Stati.

Il Regolamento ( che nasce nel 1990 ma e’ stato aggiornato con il Regolamento 3 nel 2013A) è stato sottoscritto anche dall’Italia – nel Mediterraneo ponte naturale per l’accesso all’ Europa e perciò scelta dai migranti quale primo approdo.

Il nostro Paese, perennemente in soggezione (la stessa che ci ha costretti a sottoscrivere bail in, fiscal compact, demolizione del sistema delle popolari e quant’altro) alla ricerca della flessibilità da riservare ai nostri disastrati conti pubblici, non e’ riuscito dunque a far modificare il Regolamento.

L’Europa infatti non rappresenta un’unione politica e fiscale, di difesa e di politica estera, e rischia di non aver un governo centrale in grado di decidere per tutti.  Ogni Paese pratica, in sostanza, la politica che gli pare, anche per quanto riguarda l’immigrazione. Cio’ in quanto le grandi scelte vengono decise dai governi dei singoli Paesi ed occorre l’unanimità dei 28 (o 27, non si capisce ancora dove si collocherà la Gran Bretagna) membri dell’Unione.

L’ unanimità nelle decisioni, in sostanza, è il tallone d’Achille del Vecchio Continente. Agli inizi del secolo, ha ricordato recentemente Romano Prodi, si tentò di uscire dall’impasse. Allora Prodi era presidente della Commissione Europea e animatore di un progetto di Costituzione federale che, tra l’altro, eliminava il diritto di veto, estendendo sempre più il voto a maggioranza qualificata. La proposta fu sottoposta a referendum  nei singoli Paesi; nel 2005 la Francia la bocciò, per questioni, si disse, di rivalità politiche interne. Cio’ fu sufficiente – sempre a causa del principio dell’unanimità – a bloccare il progetto.

Le conseguenze pesano ancor oggi.

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