Europa green con Ursula e Greta insieme contro Trump per pulire il pianeta

Europa green con Ursula e Greta insieme contro Trump per pulire il pianeta

 

Europa: Ursula e Greta insieme. L’appello dei “NO” di Greta raccolti con un grande “SI” da Ursula

Risposta Europea concreta e reale a fronte dei “contro” di Greta. L’Italia tira fuori 900 mio/euro e ne riceve 360 per il bene comune europeo: ma almeno c’è un unico-unilaterale-vincolante progetto uguale per tutti i cittadini d’Europa?   

 

La Commissione Europea, a pochi mesi dall’insediamento ufficiale e del primo bilancio pluriennale della era Ursula Von Der Leyen, annuncia il cospicuo fondo verde europeo.

L’Italia, partner da sempre della UE come membro passivo (cioè versa più soldi di quelli che riceve per l’allineamento equilibrato fra tutti i paesi membri), versa all’inizio una quota di 540 milioni di euro e avrà un ritorno di 360 milioni di euro: quindi un contributo di “coesione sociale politica civile e federale” di circa 180 milioni di euro.

Il bilancio dello Stato italiano, per competenza europea, dovrà effettivamente sborsare 900 mio/euro iniziali. Dove li va a prendere? Quindi una perdita di bilancio di 540 mio/euro. Già normalmente, da anni, l’Italia versa annualmente 12-13 mld/euro e riceve di ritorno in cambio solo 9,8 mld/euro: esiste quindi che i paesi più ricchi (n.d.r. … Italia, per l’Europa, sarà un Paese ricco ma la maggior parte degli Italiani stentano ad arrivare a fine mese…) da sempre aiutino i paesi meno fortunati, quelli ultimi entrati: pensiamo a tutti i paesi dell’est-Europa che nei primi 5-10 anni di adesione usufruiscono di forti agevolazione e aiuti maggiori.

Mi sembra che l’Italia, da sempre come Francia e Germania, faccia la sua parte, in termini di solidarietà fra i vari paesi, sia economica che politica. Un segnale di forte partecipazione e convinzione all’importanza di una esistenza della UE in ogni caso. Certo poi le critiche, le osservazioni, i distinguo e le diversità su certi temi fondanti “l’Unione” sono una altra cosa: come per esempio l’importanza dell’Italia in primis nel Mediterraneo centrale (più di Francia e Germania), della Grecia verso il mare più orientale e della Spagna per il mare-nostrum più occidentale.

La commissione UE stima che i 360 milioni di euro ristornati all’Italia possano tramutarsi in 1,3 miliardi di euro con i fondi messi a disposizione dal Governo, per cui si presume che questo nuovo capitolo “green” muova un giro di investimenti globali per 4,8 mld/euro, un impegno significativo. Per cosa? Tutti questi soldi devono solo servire per traghettare-aiutare ogni paese UE a creare una “economia sostenibile”.

Ottima parola, molto usata, tutti lo vogliamo, giustamente Greta ci tira le orecchie (non credo proprio possa fare di più, non ha competenza e forza) e la ripete con continuità: ma in realtà che si può fare, che obblighi imporre? Oppure resta un altro bel principio come la ”economia circolare” già citata dai premi Nobel degli anni ’80-’90!

Il “Nuovo Patto Verde” licenziato dalla Presidente Ursula Von Der Leyen prevede un cambio di rotta: ma quanto incidente, determinante, impattante da subito che non siano le ennesime foglie di fico, rammendi, rattoppi, parziali interventi che scontentano qualcuno e non risolvono il problema vero e importante? Abbiamo già visto con le “domeniche a piedi” o con la “chiusura alle auto anche euro 5” che 3 giorni di calma solare in Pianura Padana e subito abbiamo punte di inquinamento pauroso. Sembra che questi soldi, molti ma non tantissimi, debbano servire tutti  per finanziare opere (costruzioni!) di riconversione energetica (solare, eolica?!) di tutti i Paesi membri (siamo tutti nella stesse condizioni?) per ridurre le emissioni di Co2 (solo le auto diesel e i camini delle case sono i colpevoli?!) e puntare alla “neutralità climatica”(che vuol dire?).

Cioè ogni Paese diventa responsabile (quindi sanzionabile con multe salate) del processo di emissione zero: tanto emetto, tanto tolgo (e come?) E qui tutto si complica: i più colpiti, i primi della fila, i più controllati saranno le imprese pubbliche e private o i singoli cittadini-consumatori? Cioè investimenti alla fonte (a monte) dove si genera inquinamento per fare mercato, dove si dà lavoro, dove si produce – con i modelli economici industriali ed economico-finanziari odierni – oppure a valle (nelle case e nei punti vendita) dove si genera un altro inquinamento finale di spreco, di rifiuti, di consumismo sfrenato, di pubblicità ingannevole, di pubblicità che ti fa cambiare l’auto (ancora oggi su 10 auto vendute, ben 6 sono diesel, 3,5 a benzina e gpl, solo 0,4 sono ibride ed elettriche) ogni due anni con vari metodi e agevolazioni.

Certo che leggere il comunicato della Commissione UE che parla di 1000 mld di investimenti in 10 anni fa un bell’effetto: ma nella realtà è sufficiente? E’ sufficiente parlare di soldi, di costruzioni, di finanza, di investimenti, di capitali … o forse non è più strategico, duraturo, impattante, concreto, sicuro pensare ad un modello su 30-50 anni che lavori molto lontano dalle banche-soldi e più sulle teste, i cervelli, le politiche, le scelte, i vincoli, gli obblighi delle persone, tutti gli europei, nessuno escluso, dalla A alla Z, dal più grande al più piccolo.

Siamo sicuri che una Italia senza nucleare con la Francia ricca di nucleare, oppure una Polonia che usa il riscaldamento a carbone per 280 giorni l’anno contro il metano in Italia mediamente (nord-sud) per 120 giorni si generino gli stessi problemi e non ci siano spostamenti di aria e di inquinamenti?

Ricordo le prevenzioni del 1986 dopo di disastro di Cernobyl  a 2300 km da Milano! Se non c’è un programma-progetto Unico-Unitario-Unilaterale che prende in mano la situazione – almeno – da Lisbona a Helsinki, da Dublino a Ankara, saranno tutti investimenti che non produrranno l’effetto voluto, del meno 30-40-60% di inquinamento. Quindi prima bisogna saper creare e poi realizzare un piano unico europeo che va dal blocco delle ciminiere inquinanti all’uso dei carboni fossili, da un uso di alta tecnologia dei rifiuti alla educazione civile e domestica nelle scuole elementari, dal cambio di tutto il riscaldamento negli uffici pubblici alla eliminazione di tutti i mezzi “pesanti” su gomma pubblici (autobus) e privati (camion) utilizzando il binario ferroviario “lento o velocissimo” checchè ne dica qualcuno.

O si fa tutti dei sacrifici da subito o bloccare l’ingresso in città ai diesel 5 non risolve il problema una volta per tutte, sono foglie di fico politiche e inutili. E non abbiamo – al momento – un altro pianeta a disposizione che può ospitarci! Vero?

 

Giampietro Comolli

Redazione Newsfood.com
© Riproduzione Riservata

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

Redazione Newsfood.com
Contatti

 

Leggi Anche
Scrivi un commento