Europa, grossa crisi della carne di maiale

Europa, grossa crisi della carne di maiale

L’Europa è attraversata da una crisi legata alla carne di maiale. A saltare all’occhio, l’estrema riduzione dell’offerta di pancetta e di carne suina, a cui si lega all’aumento del
prezzo.

Dietro questo, tuttavia, vi è un meccanismo più complesso. Primo ingranaggio, la siccità, che ha fatto aumentare i prezzi dei cereali. Di conseguenza, sono aumentati i
prezzi dei mangimi, con molti allevatori costretti a ridurre i costi abbattendo gli animali.

Rispetto allo stesso periodo 2011, l’estate 2012 ha così visto una riduzione dei suini, fino al 10% in meno: nel Vecchio Mondo, danni maggiori in Gran Bretagna (-9,6%), poi Polonia e
Svezia.

Europa a parte, il problema ha colpito duramente gli USA, altro gigante del settore. Come per il Vecchio Mondo, anche gli States hanno trovato poche soluzioni: oltre all’aumento dei prezzi, si
è ricorsi alla delocalizzazione od all’importazione di capi stranieri.

E le previsioni non inducono all’ottimismo.

In Gran Bretagna, l’associazione nazionale britannica dei produttori di carne suina (NPA) parla di un dimezzamento del patrimonio nazionale, con un calo del 20% della produzione e delle
attività collegate. Diventa particolarmente pesante una norma che vieta la vendita di carne di maiale all’ingrosso.

Secondo Zoe Davies, portavoce NPA, tale provvedimento ha avuto impatto “Devastante” sulla filiera, a cominciare dai costi maggiorati per i rivenditori. Come oltreoceano, l’unica soluzione
valida è stato eliminare la carne britannica con quella importata da altri Paesi UE.

Negli USA, il Ministero dell’Agricoltura riporta un aumento dell’abbattimento dei capi (+5%) ed ha predetto un calo del 1,3% per la produzione 2012. Anche per questo, in accordo con i
produttori di maiale, i rappresentanti dell’industria suina hanno chiesto la sospensione della produzione di etanolo, ottenuto dal consumo dei cereali, in modo che quelli così
risparmiati possano essere usati come mangimi.

Da entrambe le parti dell’Oceano, salgono le critiche alla grande distribuzione, ritenuta responsabile dell’aumento dei prezzi per non far calare le vendite. I costi iniziali sono aumentati ma
i dettaglianti comprano la carne suina, dai produttori, agli stessi prezzi. Con i prezzi attuali la maggior parte dei rivenditori non riesce a vendere tutta la carne acquistata dai produttori e
quindi non sono in grado di pagare i costi aggiuntivi dei produttori.

Matteo Clerici

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