Le malattie croniche associate ad abitudini e stili di vita inadeguati sono responsabili di circa l’86% dei casi di morte e del 77% di quelli di malattia in Europa: dimensioni tali da
rendere necessario un forte intervento di prevenzione e controllo secondo direttive concordate a livello comunitario.

L’Unione europea negli ultimi anni ha investito ingenti risorse per finanziare programmi di ricerca sul ruolo che i fattori nutrizionali e ambientali svolgono nel determinare il profilo
di rischio per malattie cardiovascolari. D’altra parte, la recente mappatura del genoma umano e la scoperta di polimorfismi genetici associati al rischio cardiovascolare hanno aperto
nuovi orizzonti di ricerca, suggerendo la possibilità di un’interazione gene-ambiente. E’ noto ad esempio che le popolazioni dell’Europa meridionale hanno un rischio di
infarto miocardico inferiore ed è stato ipotizzato che la dieta mediterranea svolga un ruolo protettivo sulla cardiopatia coronarica. Tuttavia, nel corso degli ultimi decenni, si
è assistito a una modificazione dei modelli alimentari che sembrano sempre più globalizzati per cui è emersa la necessità di rivalutare l’interazione tra
abitudini alimentari e rischio cardiovascolare in Europa. In questo ambito, è stato finanziato lo studio Immidiet (V Programma Quadro Ue) a cui l’Istituto di scienze
dell’alimentazione del Cnr di Avellino ha preso parte insieme a prestigiosi centri di ricerca di cinque paesi europei.

Immidiet ha coinvolto più di mille famiglie europee – in Italia, Belgio e Inghilterra – e si è recentemente concluso nella sua fase di raccolta dati, spiega il
coordinatore per l’Isa-Cnr, Alfonso Siani. I primi dati elaborati hanno fornito informazioni sorprendenti e non certo rassicuranti per l’Italia. Infatti, gli italiani presentano una
prevalenza di obesità più elevata rispetto agli inglesi e ai belgi, sia negli uomini (Italia 26%, Inghilterra 23%, Belgio 16%) che nelle donne (20%, 14% e 15% rispettivamente) e
anche una maggiore prevalenza di ipertensione arteriosa, in particolare negli uomini (Italia 40%, Inghilterra 30%, Belgio 29%). Anche la percentuale di fumatori è più elevata da
noi, mentre i valori di colesterolo sono più elevati in Belgio e simili tra Italia e Inghilterra. Il profilo di rischio cardiovascolare diviene sempre più simile nelle varie zone
europee, probabilmente a causa della progressiva scomparsa del tradizionale modello di alimentazione mediterranea.
Le analisi attualmente in corso sull’ampia mole di dati raccolti nel corso del progetto Immidiet permetteranno di chiarire nel prossimo futuro anche l’effetto dei fattori genetici,
allo scopo di mirare meglio le strategie di prevenzione.
La strada della prevenzione deve peraltro iniziare il più precocemente possibile, come suggerito dal Progetto Integrato Idefics (Identification and prevention of dietary and
lifestyle-induced health effects in children and infants), finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del VI Programma Quadro a cui l’Italia partecipa sempre attraverso
l’Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr.
Il progetto, attualmente nella sua fase iniziale, spiega Gianvincenzo Barba dell’Isa-Cnr, si basa su un disegno multicentrico che prevede il reclutamento di circa 17.000 bambini in
età pre-scolare (2-4 anni) e scolare (5-10 anni) in nove paesi europei (Belgio, Cipro, Estonia, Germania, Grecia, Italia, Spagna, Svezia, Ungheria). Idefics valuterà
l’impatto di fattori nutrizionali, abitudini e preferenze alimentari, stile di vita (attività fisica), fattori psico-sociali e genetici sullo sviluppo di soprappeso, obesità
e altre patologie.