Torino, 24 Settembre 2007 – “L’export del Piemonte cresce meno di quello delle altre Regioni, si indebolisce un motore di sviluppo della nostra Regione”. Così Gilberto Pichetto,
vicepresidente del Consiglio regionale, commenta i dati Istat relativi al primo semestre 2007, riguardanti il volume delle esportazioni delle Regioni italiane. Se a livello nazionale l’export,
da dicembre a giugno 2007, è cresciuto dell’11,6 % rispetto al corrispondente periodo dell’anno prima, in Piemonte la crescita è stata quasi dimezzata: un più 6,8 % che
pone la nostra Regione al quartultimo posto, con un risultato migliore soltanto di Molise, Puglia e Sardegna.

“Ben lontani dunque – osserva Pichetto – dalle crescite fatte registrare dalle Regioni che hanno una struttura produttiva paragonabile a quella piemontese, ovvero la Lombardia, che è
cresciuta dell’11,2 %, Emilia Romagna e Toscana che hanno fatto registrare rispettivamente un più 12,6 % e un più 12 %. Con circa 17 miliardi di esportazioni nel semestre,
conserviamo il quarto posto in Italia, ma il podio appare sempre più lontano, e aumenta ancora il distacco che ci divide da Lombardia, Veneto ed Emilia”.

Infatti, se la Lombardia si attesta al 28,5 % dell’export italiano, il Veneto e l’Emilia si contendono la seconda posizione rispettivamente con un 12,9 % e un 12,8 %, il Piemonte appare ormai
fuori gara: attualmente ha il 10,4 % delle esportazioni italiane, mezzo punto in meno di un anno fa.

“Un certo rallentamento della congiuntura internazionale – dice Pichetto – era da mettere in conto. Ma il fatto che abbia colpito più il Piemonte delle altre Regioni deve mettere in
allarme. Purtroppo, la lentezza con cui la Giunta Bresso ha dato attuazione alla legge sull’internazionalizzazione ha privato per due anni il Piemonte di un impulso politico gestionale
importante. Ancora oggi l’attività del nuovo Centro Estero, al di là della indubbia professionalità e dell’impegno di chi lo dirige e ci lavora, non è riuscita a
superare le incertezze della fase di avvio, tra mille problemi organizzativi e politici, ai quali la Giunta regionale non ha saputo trovare soluzione. E’ davvero un peccato, perché si
rischia di perdere un’occasione di sviluppo che per il Piemonte non è insignificante. Non dimentichiamo che un terzo del nostro reddito, della ricchezza prodotta nella nostra Regione,
deriva dalle esportazioni”.

Quanto all’euro forte, invece, l’esponente di Forza Italia è più ottimista, per gli effetti che può avere sull’andamento dell’export.

“L’adozione della moneta unica – conclude Pichetto – ha avuto l’effetto di allargare il mercato senza rischio di cambio. Per cui oggi l’export in zona euro raggiunge circa il 60 % del totale
piemontese. Verso gli Usa è circa un decimo di questo valore. L’euro forte ci permette di comprare petrolio e materie prime a prezzi più contenuti. Per un’economia di
trasformazione, che esporta i manufatti il problema è ridotto. Può colpire in misura maggiore settori come l’agroalimentare, che usano prodotti locali, ma queste voci non
rappresentano ancora quantità significative, in rapporto ai comparti tradizionali per i quali il Piemonte è forte: metalmeccanico, utensili e plastica”.