EXPORT VINO ITALIANO: SERVE UNA CHIARA STRATEGIA POLITICA E COMMERCIALE

EXPORT VINO ITALIANO: SERVE UNA CHIARA STRATEGIA POLITICA E COMMERCIALE

EXPORT VINO ITALIANO FRA RIVOLUZIONE RINASCIMENTO INVOLUZIONE E UNA CHIARA STRATEGIA POLITICA E COMMERCIALE

TANTE LE BUONE PRATICHE DI AGGIORNAMENTO, MA IL VINO SEGUE L’ATTUALE SITUAZIONE. PIU’ MERCATO INTERNO, PIU’ CONCENTRAZIONE EXPORT

 

Milano, 16 novembre 2018
E’ interessante vedere, e leggere, i tanti articoli e lanci di proposte sulla evoluzione e rivoluzione del mercato, dei consumi del vino in generale, e italiano in particolare.

E’ diffusissima la frase dei vari maestri del vino, la quantità di parole e di ragionamenti e di riflessioni con tanti  “ … io l’avevo detto già…”. Tutte le riflessioni più o meno autorevoli sul vino si susseguono e vanno sempre almeno lette. Sembra che si faccia a gara a chi arriva prima a dire qualche frase storica sul vino italiano.

Non voglio anch’io inserirmi nel gruppo, e autoinserirmi fra quelli che da tempo scuotono la testa e si auto-gratificano per aver già scoperto l’acqua calda. Quando mi chiedono, non mi tiro indietro, perché di km di marciapiede ne ho fatti molti.

I miei collaboratori e aiutanti di Ovse-Ceves ne sanno qualcosa: per me la parola “previsione statistica o stima dei consumi”  è quasi sinonimo di consumo reale. Dopo 40 anni nel vino senza contare i 10 da garzone in cantina del nonno e dello zio a imbottigliare, allora , circa 20.000 bottiglie di vino con il fondo per soli 3 clienti eccezionali, personaggi illustri, amici di mio padre, quelli nati con la Resistenza vera e poi protratti nel tempo…. diventa difficile non prevedere, non immaginare, non sondare, non domandarsi il perché.

Il vino non ha subito, e non sta subendo ancora, una evoluzione naturale dovuta al cambio di mentalità, di visione, di globalizzazione, di crisi orizzontale e concreta bensì è in atto, anche da prima, una rivoluzione e un rinascimento diffuso, anche difficile da leggere e interpretare, che va ben oltre le analisi “pratiche” di qualche indovino o di qualche testata specializzata di amici.

Tutto parte dall’euro! Ma si, ma non fraintendetemi: le scelte politiche e le scelte UE sono solo un fattore concomitante. La Francia produttrice ha saputo governare da subito certi cambi, il cambio epocale; la stessa Germania ha governato bene il cambio di moneta mantenendo basso il valore del vino italiano; la stessa UK ha saputo ipotizzare uno scenario EuroWine molto più favorevole che noi.

Per questo l’attuale situazione del vino italiano, in Italia e all’Estero, non è delle più semplici. Forse euforico per qualche istantaneo successo, forse un po’ esaltato per il continuo boom del Prosecco, e basta però! Anche nel vino, sul mercato nazionale, come nei superalcolici, nelle bevande gassate, nello zucchero, nel pomodoro per citare alcuni settori non è in atto un innovativo comportamento di consumo, no!

E’ in atto un cambio di metodi, di storie, di valori, di regole che attraversano orizzontalmente e verticalmente più settori, più classi sociali, più target.

In questo gli studi economici della Cattolica di tanti anni fa (con i proff Galizzi, Fusconi, Miglio) mi permettono di andare oltre una lettura prettamente “pratica” della situazione vino, arrivando ad analizzare comportamenti, contesti, servizi, distretti integrati.

L’elenco dei “perché” il vino italiano arranca ancora dopo aver raggiunto una elevata qualità con cantine gioiello sparse in tutte le regioni, è su tutte le testate. Come Ceves, centro studi ricerca economia vino salute e cibo, abbiamo spesso chiesto ai consorzi di tutela, alle associazioni di imprenditori, agli enologi, alle cooperative produttori di fare delle scelte non solo economiche, solo autoreferenziali, solo di parte armati l’uno contro l’altro.

Un settore diversificato è positivo, uno frammentato è negativo. La presenza di pmi attive, dinamiche, interattive, aperte, associate, innovative in termini di dinamicità economica ma fortemente ancorati a difesa e a tutela di brand e principi tradizionali sono fattori vincenti e positivi.

Delle aziende isolate, individualiste, totalmente rivolte all’estero, omogeneizzate ai gusti e ai sistemi,  disattente ai movimenti mondiali, alle richieste e domande di consumo, eccessivamente mercificanti… potranno avere anche risultati economici eclatanti nel breve periodo, ma un domani? Ecco che anche nel vino, come nella grappa o nell’olio, emerge la situazione diffusa di tutti i mercati: accaparrarsi il cliente oggi, non puntare sul domani.

Attenzione il ristorante fedele non esiste più per tutti… per qualcuno ancora c’è, ma pochi. Inoltre non si vive di solo estero: attenzione una mega-azienda e una multinazionale sono, devono essere,  “export oriented” sempre, una pmi prima deve porre della basi solide sul territorio dove esiste, produce e vive. Un marchio forte , è duraturo anche se piccolo, ma deve essere forte nel paese di origine.

Per questo che certe analisi di mercato, giustissime da un punto di vista pratico ad elencare pregi e difetti, troppo spesso credono che le innovazioni dei social media, la scelta degli influencers italiani ed esteri siano più importanti  che analizzare  e approfondire la segmentazione delle tipologie di consumo e dei consumatori e la maggiore attenzione al prezzo. Di veri influencer nel vino non ce ne sono più.

Forse 20 anni fa ancora qualcuno, oggi è calma piatta che-che ne dicano. E’ molto più importante attrezzarsi con un piano e-commerce potente e governato dalle imprese stesse, piuttosto che subirlo dai distributori all’estero e in Italia. Bisogna ritornare a fare clienti e consumatori in Italia. Spazi vuoti ce ne sono tantissimi, non solo nei discount o nei ipermercati.

C’è un  acquisto diretto, prossimale, distrettuale sempre più forte ma che fa domande e spesso resta senza risposte. In questo i  “grand commis” dell’Ocm vino dovrebbero svegliarsi e capire che buttare soldi in Cina  tre volte all’anno con vini diversi, con marchi diversi,  con tre canali diversi, con tre ambasciatori diversi, con tre distributori diversi… non serve a nulla!

La Francia, la Spagna crescono ancora in Cina… noi arranchiamo da posizioni bassissime! Perché?

 

Giampietro Comolli
Newsfood.com
© Tutti  i diritti riservati

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

Redazione Newsfood.com
Contatti

 

 

In foto:  Trasporto botti con carro e buoi – Difficile far crescere l’export se non adeguiamo mezzi e strategie di vendita (Immagine: archivio gildovini.com)

Related Posts
Leave a reply