FAO, produzione alimentare a rischio

FAO, produzione alimentare a rischio

La popolazione mondiale aumenta, e con lei il bisogno di cibo.

Al contrario, cattiva gestione delle risorse idriche, corruzione dell’ecosistema e diminuzione delle terre riducono le potenzialità alimentari.

Allora, diventa concreto il rischio di carestia e fame diffusa, con una produzione alimentare insufficiente rispetto ai bisogno.

Questo il teorema della FAO, sostenuto da “Lo Stato Mondiale delle Risorse Idriche e Fondiarie per l’Alimentazione e l’Agricoltura (SOLAW)” , rapporto da poco presentato a Durban.

In sintesi, per gli esperti FAO i problemi arrivano dalla combinazione di necessità. In primis, necessità demografiche: la moltiplicazione dell’umanità, che nel 2050
toccherà quota 9 miliardi, con corrispondente crescita dei bisogni

Ad oggi, la produzione alimentare non dà garanzie, essendo solo il 30% della quantità stimata per reggere il futuro balzo demografico. La carenza quantitativa si lega ad una serie
di difetti, collaterali ma non meno importanti. Il settore alimentare è vittima, ma anche colpevole di danni all’ecosistema, causando il 20% delle emissioni di gas serra e consumando (a
volte sprecando) il 30% dell’energia.

Perciò, è necessaria una rivoluzione su larga scala. Il primo scalino è quello della questione-energia, come sostenuto da Alexander Mueller, Vice Direttore Generale per
l’Ambiente e delle Risorse Naturali della FAO. Muller mette sul tavolo una serie articolata di opzioni.

Il graduale abbandono dei sistemi a combustibili fossili, sostituiti da altri, efficienti e più eco-compatibili: impianti solari, idraulici, ad energia geotermica o eolica. In
più, l’acquisizione dell’abitudine al riciclaggio, ad es: lavorare gli scarti alimentari. Altrettanto importante, rendere tali potenziamenti accessibili a tutti, con particolare
attenzione alle comunità rurali dei Paesi in via di sviluppo.

La mala gestione è più che comune, interessando territori che vanno dalla regione del Murray-Darling (USA) alle steppe dell’Asia. Inoltre, l’orologio corre: citando Muller, “Non
è più il momento dei se e dei quando, quanto piuttosto il momento del come iniziare a mettere in atto questo processo in maniera graduale e costante”.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

SITO di SOLAW (fao.org)

Matteo Clerici

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