Se vi è rischio di trasmissione di TSE (Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili, tra cui la più conosciuta è il morbo di “mucca pazza” o BSE) ai ruminanti per mezzo di
mangimi con farina di pesce, esso deriverebbe da mangimi per mammiferi utilizzati per alimentare il pesce o dalla stessa farina di pesce contaminata con farina di carne e ossa di mammifero
(mMBM). Le preoccupazioni quindi rimangono a livello di prevenzione della contaminazione crociata dei mangimi con MBM. Molti progressi sono stati realizzati recentemente riguardo ai metodi
usati per la rilevazione di MBM nei mangimi, che utilizzano la PCR (amplificazione del DNA). Questo progresso nei metodi sviluppati e la combinazione di metodi differenti permettono la
rilevazione e la differenziazione del MBM fino al livello di specie, anche se non c’è un’affidabilità del 100%. Il rischio di TSE nei pesci è considerato remoto. A seguito
di queste conclusioni, inoltre un certo numero di raccomandazioni sono state fatte per ulteriore ricerca.
Queste sono le principali conclusioni dell’opinione del Pannello scientifico (gruppo di esperti) sui rischi biologici dell’EFSA, l’Autorità Europea di Sicurezza Alimentare, per quanto
riguarda i rischi per la salute umana associati alle TSE e derivanti dall’alimentazione dei ruminanti con farina di pesce.
Gli esperti dell’EFSA hanno infatti evidenziato che la gamma di omologia della sequenza di DNA codificante per le proteine prioniche (PrP, responsabili delle TSE) fra il pesce e le specie di
mammiferi è inferiore al 40%; questo suggerisce un’alta barriera di specie per la trasmissione dei prioni dai mammiferi ai pesci. Bisogna, però, considerare che l’omologia tra le
specie di pesci varia considerevolmente, per cui quello che vale per una specie potrebbe non valere per un’altra. Comunque, attualmente non ci sono indicazioni che le TSE possano manifestarsi
naturalmente nei pesci da allevamento o selvatici, anche se questa affermazione è basata su dati molto limitati sia in termini di specie di pesci esaminate, di numero di campioni e
metodi applicati. Inoltre, fino ad oggi la ricerca non indica che i prioni dei mammiferi possano indurre formazione e replicazione di prioni nei pesci.
Gli esperti hanno anche valutato che le prove di alimentazione nella trota iridea indicano che le proteine prioniche non rimangono più di 15 giorni nell’intestino dei pesci e non
attraversano nemmeno la barriera intestinale. Questo indica che c’è un rischio potenziale di TSE, legato alla farina di pesce prodotta da pesci recentemente alimentati con mangimi
contaminati da TSE.
La recente revisione del Regolamento CE 999/2001 permette di alimentare i giovani ruminanti destinati all’alimentazione umana con farina di pesce ed introduce un livello di tolleranza per la
farina di pesce nei mangimi per il bestiame adulto sotto certe condizioni. All’EFSA è stato chiesto di valutare se questo permesso è scientificamente sostenibile. L’EFSA ha anche
considerato se esiste  un metodo convalidato che permetta la rilevazione, l’identificazione e la discriminazione fino al livello di specie di mammiferi della presenza di mMBM nei mangimi
per ruminanti, anche in presenza della farina di pesce nello stesso mangime.

** L’acquacoltura è un settore importante per l’economia europea. In questo settore, vi è un ampio riciclaggio degli scarti dei pesci, che vengono riutilizzati per
l’alimentazione, creando il potenziale per un ciclo simile a quello della BSE nei ruminanti; tuttavia, secondo gli esperti dell’EFSA, il rischio di TSE nei pesci è remoto. Per quanto
riguarda l’uso della farina di pesce nei ruminanti, è possibile che questo primo parere sia insufficiente per la revisione del Regolamento 999/2001. Per l’acquacoltura le preoccupazioni
diminuiscono, mentre per il settore dei mangimi il permesso di utilizzare di nuovo la farina di pesce potrebbe non essere imminente. Per i consumatori non vi sono preoccupazioni allo stato
attuale delle conoscenze.

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