Questa in sintesi l’analisi dal Presidente della Federazione Esercizi Farmaceutici Marco Esposito in un commento sullo stato dei farmaci d’automedicazione in Italia: «Ci sono situazioni
che sfiorano il ridicolo» – precisa il presidente FEF – «il caso più eclatante è quello dell’Efferalgan 500 compresse effervescenti a base di paracetamolo e sottoposto
ad obbligo di ricetta medica, mente la Tachipirina 500 buste effervescenti con lo stesso contenuto di 500 mg di paracetamolo è venduta senza obbligo di ricetta».

«Perché si domanda Esposito?»
«Esiste forse un maggiore rischio dato dal nome del prodotto».

Casi come questo, sottolineano t titolari delle parafarmacie iscritti alla FEF, sono numerosi e tutti privi di qualsiasi giustificazione scientifica, medicinali che non sono sottoposti ad alcun
vincolo nella maggior parte dei Paesi europei.
I consumatori italiani possono acquistare senza ricetta 87 principi attivi contro i 117 della Gran Bretagna, i 114 della Germania e i 99 della Francia.

Un recente studio CERGAS ha quantificato il risparmio per il SSN dato dallo spostamento (switch) di alcuni farmaci etici in medicinali d’automedicazione in 185 milioni di euro.

Farmaci che vengono venduti «senza batter ciglio» in farmacia senza la presentazione di ricetta medica mentre non possono essere presenti nelle parafarmacie. Una situazione che
falsa la concorrenza e favorisce indirettamente le farmacie.

La Federazione Esercizi Farmaceutici chiede all’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, di assumersi la responsabilità di una revisione completa e profonda dello stato di
esitabilità dei farmaci etici guardando alle esperienze già consolidate degli altri Paesi europei favorendone il passaggio a farmaci d’automedicazione.
Posizione questa condivisa anche da Martin Terberger, capo dell’Unità farmaci della sezione Impresa e industria della Commissione europea

Lo spostamento di alcuni farmaci etici a farmaci d’automedicazione oltre ad aumentare l’offerta, avrebbe il pregio di allargare il numero di patologie «minori» che potrebbero essere
risolte con i farmaci d’automedicazione evitando, in molti casi, il ricorso al medico di base.
Inoltre, nel 2005 il Censis valutò un risparmio di 30 miliardi di euro pari al 2,2% del PIL in giornate lavorative non perse grazie all’uso dei farmaci d’automedicazione.