Nel 2020 sarà sostanzialmente impossibile raggiungere l’obiettivo europeo di produrre il 20% di energia da fonti rinnovabili, nello scenario più rialzista le rinnovabili nuove
(biocarburanti, eolico, solare) non andranno oltre 0,6 miliardi tep (tonnellate equivalenti petrolio), a livello globale, nel 2020, contro una domanda di 15 miliardi di tep.

Questo è il quadro energetico dal quale partire, tracciato nel corso di un convegno organizzato da Fedagri-Confcooperative, a Cremona, nell’ambito della manifestazione Vegetalia.

Ma qualcosa si sta muovendo, soprattutto in Europa che mantiene il primato nel mondo riguardo alla potenza installata da fonti energetiche rinnovabili, davanti alla Cina, agli Stati Uniti e
all’India. Per il solo comparto eolico, settore in cui l’Italia sconta un forte ritardo, la Germania detiene il primato nel mondo con oltre 15 mila MW prodotti. «I principali ostacoli
allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili sono da ricondurre – secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia – ai forti ritardi autorizzativi e alle opposizioni locali, ai
problemi di connessione alle reti, all’incertezza sui tempi di ritorno degli investimenti, mentre lo svantaggio economico è compensato da abbondanti incentivi. Questo vale per tutta
l’Unione Europea ma maggiormente in Italia.» Nel nostro Paese, secondo un’analisi di Nomisma Energia, è previsto nei prossimi anni un incremento della produzione di energia
elettrica del 45,7% (sommando tutte le fonti), suddivise secondo tale ripartizione:

«Alla luce di questo scenario – ha detto il presidente di Fedagri-Confcooperative, Paolo Bruni – la prima cosa su cui dovremmo puntare è al contenimento dei consumi, al risparmio
energetico, all’efficienza energetica». «Esistono delle importanti possibilità per la produzione di energia non da carburanti fossili ma sono tutte declinabili sotto la voce
del riciclo e del recupero degli scarti industriali e non».

Il protocollo di Kyoto indica il settore agricolo come prioritario per ottenere energia da fonti alternative ma è necessario stabilire delle priorità. Oggi si può affermare
che produrre bioenergia è più costoso che produrre energia dal petrolio, agenzie internazionali come l’Onu, la Fao e l’Ifad si interrogano sugli effettivi vantaggi sulla
produzione di biocarburanti da colture tradizionali.

L’agricoltura italiana è ancora pronta a percorrere la strada della produzione di energia da materia prima agricola ma ciò deve accadere solo se accanto all’agricoltura
camminerà di pari passo una politica attenta e programmata che tuteli anche la produzione agricola per fini alimentari, per non dover scontare la sottrazione di superfici e produzioni
con le importazioni dall’estero». Ci sono esempi interessanti di riciclo e recupero che possono essere replicati sul nostro territorio, investendo soprattutto nei piccoli impianti che
forniscono maggiori prospettive di successo.

Uno di questi esempi è la produzione di energia dagli scarti dell’industria di trasformazione di ortofrutta. In questo contesto è in fase di realizzazione un progetto, all’esame
degli enti locali, per la realizzazione di due impianti di biogas, a Pomposa ed Alseno, per 1 MW che consentirà al gruppo di raggiungere l’autosufficienza energica. Questo progetto si
aggiunge all’iniziativa che vede il Conserve Italia socio di un parco eolico, dal quale già oggi ricava energia per il marchio Valfrutta. L’industria avicola, con la possibilità
di bruciare la pollina o le lettiere, costituisce un altro esempio di settore in cui è interessante investire. E’ allo studio un’ipotesi progettuale, per la costruzione di un impianto di
termovalorizzazione, in grado di produrre energia elettrica da pollina. La potenzialità produttiva dell’impianto, su base annua, è di 23 milioni kw, con di 48 mila tonnellate di
pollina.

Il potenziale produttivo, per la pollina è di un 1 milione e trecentomila tonnellate l’anno. Solo attraverso un’azione congiunta che coinvolga la cooperazione, l’amministrazione
pubblica, gli enti locali si può per esempio investire sul riciclo e la massificazione degli scarti dei mercati comunali che altrimenti affrontano enormi problemi di smaltimento. Cito
l’economista Jeremy Rifkin che, sull’importanza dei comportamenti quotidiani di ognuno di noi, ha detto «credo che contino tanto e poi la cooperativa è proprio il modello da
seguire, è una rete ed è una rete distribuita; in cooperativa, poi, non ci si concentra tanto sugli utili quanto sulla condivisone e la condivisione può portare, si, a
degli utili, ma principalmente al benessere diffuso per tutta la comunità».

«Questo è il messaggio che Fedagri-Confcooperative vuole dare – ha concluso Bruni – iniziamo a fare la nostra parte per un risparmio energetico, per una razionalizzazione
dell’energia e per recuperare quanto più possibile dall’agricoltura quella parte di scarto che può diventare energia».

«Una cooperazione energetica significa una cooperazione attiva, responsabile e utile ad uno sviluppo economico che non comprometta il nostro ambiente e il nostro futuro. Forse ci
sarà petrolio per altri quarant’anni, forse meno, però la domanda non è quando finirà ma quando comincerà a costare troppo. E la risposta è ora».