Fedagri: le catene distributive si impegnino a valorizzare le produzioni ortofrutticole IGP

Le catene distributive si devono impegnare in un’adeguata valorizzazione e promozione delle produzioni ortofrutticole Igp, evitandone il più possibile l’assoggettamento alle
ordinarie prassi di mercato.

Con questo invito, il presidente di Fedagri-Confcooperative, Paolo Bruni ha aperto il suo intervento al convegno sul ruolo delle produzioni Igp nella Gdo italiana, con riferimento al caso del
pomodoro di Pachino che si è tenuto nel corso di ‘So Fresh’ la prima manifestazione dedicata al settore delle produzioni fresche (carne, ittico e ortofrutta) a Bologna.
Mi riferisco – ha proseguito Bruni – all’aspetto dei prezzi, delle promozioni degli accordi ed alla loro ricaduta sui produttori, che a fronte di grandi sforzi e costi aggiuntivi, in
alcuni casi non trovano riscontro nei risultati di vendita.
Le produzioni certificate Dop e Igp meritano una particolare attenzione da parte delle catene di distribuzione in virtù degli elementi aggiuntivi che garantiscono, come la
differenziazione sui mercati grazie alla qualità superiore legata a relativi marchi collettivi (distintività alla quale – secondo un recente studio – il 40% dei consumatori
europei si dichiara disponibile a riconoscere un differenziale di prezzo dell’ordine del 10% circa rispetto a produzioni standardizzate), la garanzia dell’ origine geografica e
territoriale, la certezza di modalità produttive tradizionali codificate nei disciplinari produttivi, una certificazione di controllo garantita da organismi specializzati esterni alla
filiera, in uno scenario crescente di attenzione alla sicurezza alimentare ed alla qualità delle produzioni.
Quest’anno la campagne dell’ortofrutta fresca – ha dichiarato il ministro Paolo De Castro – ha fatto alcuni passi avanti importanti e il tavolo con la grande
distribuzione non è stato solo un tentativo che ha mostrato quello che già sapevamo, cioè la grande forza delle catene distributive ma abbiamo anche stimolato accordi come
quello dell’uva da tavola e penso che la strada giusta sia quella di migliorare la capacità organizzativa delle imprese ortofrutticole per migliorare il modo di stare sul mercato,
se non saremo in grado di organizzarci meglio sul versante commerciale certamente andremo incontro a prezzi bassi.

I numeri delle produzioni ortofrutticole certificate
Stando ad una recente indagine di Agroter, il valore complessivo per i 45 prodotti ortofrutticoli certificati, nel 2005 è stato di circa 165 milioni di euro alla produzione e di 275
milioni di euro al consumo, per circa 190.000 tonnellate commercializzate, pari solo all’1,5% della PLV ortofrutticola nazionale.
Solo il 20% di questo prodotto ortofrutticolo viene esportato, equivalente all’1% dell’export complessivo dell’Italia e solo 8 prodotti hanno superato le 1.000 tonnellate.
L’obiettivo da raggiungere – spiega il presidente di Fedagri – è sicuramente quello dei volumi di vendita che restano molto al di sotto delle reali potenzialità stimate in 2
milioni di tonnellate
Riguardo al proliferare delle denominazioni – aggiunge Bruni – va evitata una banalizzazione della denominazione di origine, riservando il riconoscimento alle produzioni di pregio e va favorita
l’aggregazione dei produttori, partendo dalla convinzione che l’interesse delle IGP/DOP è anche quello di offrire la possibilità ai produttori di affrontare i mercati
unificando sotto un unico marchio di origine ma anche con forti marchi commerciali tante piccole aziende frammentate. Sotto questo profilo la forma cooperativa può giocare un ruolo
importante, come dimostra ad esempio il successo del settore delle mele costituito dalla DOP del Consorzio Melinda e dalla IGP dei Consorzi VOG e VIP.

Il caso del pomodoro di Pachino
Il 70% del prodotto è controllato da cooperative e l’approccio che si sta seguendo sul piano commerciale è sulla giusta rotta grazie al recente decollo di una forma
consortile cooperativa, il Consorzio Ortofrutta Sicilia- COS, che commercializza le proprie produzioni con il marchio Naturalmente Siciliano.
Secondo il Presidente del Consorzio, Gaetano Mancini, la progettualità del COS, basata sulla logica dell’aggregazione del prodotto per raggiungere una maggiore competitività
è diretta anche allo sviluppo di un nuovo e proficuo rapporto con le catene della distribuzione, con l’obiettivo prioritario di realizzare una filiera corta tra produzione e
consumo, non solo attraverso elementi di carattere organizzativo ma anche grazie attraverso un atteggiamento culturale basato sulla stretta collaborazione e sulla reciproca comprensione dei
bisogni.
L’amministratore delegato del Cos, Salvatore Leone precisa che a partire dal 2007 è previsto un programma promozionale molto ambizioso finanziato dal MIPAAF della durata triennale
che porterà il Consorzio ampliare significativamente la propria quota di mercato ed ad affermare definitivamente le produzioni IGP siciliane nella GDO italiana. Ne sono un esempio i
servizi avanzati di logistica che offre il consorzio che permettono di ridurre una componente molto importante dei costi occulti determinati spesso dalla frammentazione dell’offerta,
oppure le attività di co-marketing realizzate negli ultimi anni con alcune catene che hanno dimostrato particolare sensibilità alla valorizzazione delle produzioni IGP
siciliane.
Nell’ambito della produzione del pomodoro ciliegino Igp si rileva un generalizzato aumento di interesse – ha dichiarato Mirko Martirani del Gruppo Selex – dei consumatori
verso quella che è stata definita l’area del cibo soddisfazione in contrapposizione con quelle del cibo nutrizione
La direzione intrapresa dal Consorzio è quella corretta – conclude Bruni – ma bisogna puntare con maggior forza allo sviluppo di specifici progetti di comunicazione attraverso soluzioni
di tipo istituzionale ma compartecipate dal privato.

Related Posts
Leave a reply