Federalismo, D’Alema propone di ripartire dalla bozza Violante

 

Una commissione bicamerale per attuare il federalismo fiscale e avviare altre riforme, tenendo conto della cosiddetta bozza Violante. La proposta viene da Massimo D’Alema e dal
presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante il convegno tenuto ad Asolo dalla Fondazione Farefuturo e dalla Fondazione Italianieuropei.

Prove di dialogo tra maggioranza e opposizione perché per Fini, “anche partendo da ispirazioni culturali diverse si può trovare un terreno comune di intesa”. E per D’Alema
“è l’occasione per condividere il più largamente possibile, in modo organico e condiviso, un percorso di riforme”. Ma la destra si spacca. Se Roberto Calderoli per
la Lega ritiene apprezzabile l’apertura al confronto, ma vuole mantenerlo nella Affari Regionali, il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto, la stoppa subito “Le
riforme è meglio farle nelle commissioni parlamentari e un Aula” e per Bossi la “bozza Violante” è superata.

Il problema è nella natura dei decreti delegati sul federalismo fiscale che nella loro formulazione prevedono il passaggio per ben sei commissioni. Meglio una valutazione unica,
sulla quale D’Alema e Fini e si sono detti d’accordo: “Non credo che i decreti delegati – ha sottolineato Fini – possano essere valutati per il parere da sei commissioni: sarebbe
un non parere”. Meglio una commissione bicamerale finalizzata all’esame dei decreti, da introdurre anche con un emendamento nell’ambito del dibattito parlamentare sul disegno di legge.
Come ha proposto D’Alema: “Certamente noi presenteremo un emendamento per una commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale e la Carta delle autonomie. Il federalismo
non può essere che concepito come un modo per rendere lo Stato italiano più efficiente per i cittadini, non per disarticolare lo Stato e renderlo confederato. I cittadini
non vogliono questo”. Insomma riforme misurate dal punto di vista del cittadino e di quello che il cittadino vuole e durante il confronto D’alema ha tratteggiato anche una
riforma costituzionale: “con interventi mirati su alcuni aspetti della seconda parte della Costituzione, perché se ci imbarchiamo in una riforma complessiva rischiamo di
naufragare”. Serve invece una riforma amministrativa per rafforzare la capacità dello Stato centrale di svolgere tre funzioni: programmare, controllare, valutare. Per
D’Alema ”è’ lo Stato centrale che deve programmare e valutare i livelli essenziali di assistenza ed intervenire semmai con interventi sostitutivi”.

”Bisogna qualificare lo Stato – ha concluso – altrimenti non funziona e produce un aggravamento delle disuguaglianze”

l’altra proposta proveniente da Asolo è la riapertura del confronto sulla bozza presentata da Luciano Violante nella scorsa legislatura ( prevedeva la riforma del governo e
la fine del bicameralismo con la nascita di un senato federale su base regionale) “anche magari rafforzandola con ipotesi specifiche di sfiducia costruttiva – riflette l’esponente
del Pd – le riforme possibili sono quelle condivise, non quelle che piacciono a ciascuno di noi”.
E per questo immagina di “avere annualmente un appuntamento di questo tipo, una sorta di Summer School in cui un gruppo di giovani scelto dalle fondazioni, insieme a studiosi e
politici, si troveranno per discutere insieme dei problemi del Paese e della realtà internazionale. Questa mi sembra la cosa più interessante nata oggi ad Asolo”.

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