Milano, 26 Giungo 2007 – Il testo sul federalismo fiscale presentato dal Governo è “contraddittorio e deludente. E del resto il Consiglio dei ministri ieri non è riuscito a
vararlo. Non soddisfa le richieste contenute nella proposta unitaria, condivisa e responsabile, fatta dalle Regioni, del Nord e del Sud”.
E’ il giudizio espresso dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, intervenuto all’apertura di un convegno della Corte dei Conti lombarda sulla finanza pubblica, all’Auditorium
Gaber del Palazzo Pirelli davanti a una platea di magistrati contabili e di esponenti degli Enti locali.

Formigoni rilancia: “Non mi ritiro certo dal confronto. Spingo anzi a ragionare e a continuare a lavorare per superare finalmente la distanza tra burocrazia e cittadini e perché il 2007
inauguri davvero l’era del federalismo”. E indica la direzione: quella di “un federalismo fiscale che serva allo sviluppo, al benessere dei cittadini, all’attrattività dei
territori”.
Del resto una pubblica amministrazione che voglia essere efficiente e non onerosa, richiede “la piena responsabilizzazione dei diversi livelli istituzionali, con il riconoscimento della piena
autonomia tributaria”. La stessa Corte – ricorda Formigoni – nel suo ultimo referto sulla Regione Lombardia, lo scorso gennaio, ha sottolineato che “non vi può essere
responsabilità in assenza di una reale autonomia finanziaria”.

La proposta di legge al Parlamento sul federalismo fiscale, varata dal Consiglio regionale lombardo pochi giorni fa, dà corpo in modo organico a questa necessità. Formigoni ne
sottolinea i capisaldi:
– tributi legati ai territori,
– passaggio dalla spesa storica ai costi standard,
– equilibrio tra capacità fiscale e solidarietà.

Tributi trattenuti sul territorio perché “sono del cittadino che paga, non dello Stato”. In concreto si tratterebbe di trattenere, secondo la proposta lombarda, per reinvestirli sul
territorio, l’80% dell’Iva, il 15% dell’Irpef statale e i proventi da benzina, tabacchi e giochi.
Secondo punto: superare il criterio la spesa storica, cioè rompere il circuito non virtuoso per cui riceve più risorse chi ha sempre speso tanto e non è stato efficiente,
mentre viene penalizzato chi ha sempre gestito meglio le risorse ed evitato sprechi. Il nuovo criterio da introdurre è invece il costo standard di riferimento per ciascun servizio
erogato.
Infine,terzo caposaldo: sì alla solidarietà, perché “è corretto – spiega Formigoni – aiutare chi parte più svantaggiato”, ma no all’assistenzialismo “che non
stimola dinamiche virtuose”.

Tutto questo è tanto più urgente, per il presidente lombardo, in un momento in cui “tutta l’Italia è chiamata a farsi carico con ancora maggiore responsabilità e
trasparenza” di un “rapporto ottimale tra spesa e servizi erogati ai cittadini”, nell’ottica di un buon governo.
Da questo punto di vista Formigoni giudica molto positiva la collaborazione tra Regione e Corte dei Conti. La Regione ne ha sempre accolto i suggerimenti per rendere sempre più
efficiente la gestione finanziaria, e la Corte “ha sempre guardato con interesse e fiducia la sperimentazione di forme di autonomia che la Regione ha messo in campo a beneficio dei suoi
cittadini e delle sue imprese”.

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