Una nuova ombra sul Festival di Sanremo: al calo degli ascolti ed al plagio si aggiunge la decisione del settimanale Sorrisi e canzoni Tv di offrire su internet la possibilità di
scaricare i brani eseguiti finora al prezzo di 99 centesimi ciascuno.

«E’ un fatto grave per due motivi – sottolinea Norina Vieri, presidente della Fismed -Confesercenti, l’organizzazione dei negozi di musica e dischi – che danneggia gli esercenti del
settore da una parte e lo stesso festival dall’altra. Nel primo caso il problema è evidente: avendo la possibilità di scaricare subito, a basso costo e soltanto le canzoni
preferite, gli utenti sono scoraggiati dall’acquistare le compilation che i negozi potranno vendere solo ed obbligatoriamente da venerdì prossimo. Nel secondo caso, si tratta palesemente
di un comportamento lesivo della trasparenza e della correttezza delle votazioni. Da sempre, infatti, i giurati popolari sparsi in tutta Italia per valutare le canzoni avevano la
possibilità di ascoltarle solo e soltanto nelle occasioni ufficiali del festival».

«Ovviamente – precisa la Vieri – abbiamo più a cuore il destino dei nostri associati che quello del Festival di Sanremo e pensiamo sia più grave la perdita di posti di
lavoro che il calo dell’audience. Ma rappresentiamo migliaia di negozi che da anni stanno difendendo con le unghie e con i denti il loro ruolo di presidi culturali nei centri storici e per
questo abbiamo denunciato la scorrettezza in una lettera indirizzata a Enzo Mazza, presidente della Fimi, l’associazione dei discografici e portavoce delle major».

Già qualche anno fa la Fismed aveva ingaggiato una battaglia contro le multinazionali discografiche denunciando all’Antitrust una condizione di monopolio che di fatto rischiava di
buttare fuori mercato la distribuzione al dettaglio: l’autorità le multò pesantemente.
«Non sembra che quella lezione sia servita – spiega Norina Vieri – ma noi non intendiamo arrenderci e siamo pronti a combattere un’altra battaglia di sopravvivenza».

«Per tornare a Sanremo, quando uscirà la compilation verrà venduta a 12,90 euro nelle edicole come nei negozi di dischi, la differenza è che i primi pagano il 4% di
iva mentre noi continuiamo a pagarla al 20%: non c’è rispetto per una categoria che ha fatto della distribuzione della musica un fatto culturale e che per questo avrebbe tutto il diritto
di vedersi ridurre l’iva al 4%, come peraltro più volte richiesto inutilmente. Per affrontare tutti questi temi – conclude la presidente di Fismed – chiediamo l’apertura di un tavolo con
le multinazionali o adotteremo misure di protesta per rendere più evidente, soprattutto in questo periodo, l’importanza dei nostri punti vendita».