Milano, 22 Novembre 2007 – Dopo 16 anni di assenza la «mitica« Campionaria torna a Milano, e lo fa con un’inaugurazione in grande stile, alla quale hanno partecipato il
presidente del Senato, Franco Marini, il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, il presidente della
Provincia di Milano, Filippo Penati e il presidente di Symbola, Ermete Realacci.

La manifestazione (in programma da oggi fino al 25 novembre presso il Polo fieristico di Rho/Pero) si propone al grande pubblico con una formula aggiornata e innovativa di quella Fiera che, a
partire dagli anni ’20 del secolo scorso, ha rappresentato lo specchio di una ripresa prima che economica, morale, intellettuale e civile del nostro Paese.
«Sono numerose le suggestioni che a tutti noi la Campionaria è capace di evocare – ha detto Formigoni – La ricordiamo come vetrina del boom economico e del nascente capitalismo nel
dopoguerra, come un grande e festoso appuntamento popolare che, grazie alla sua forza simbolica e alla sua capacità attrattiva, ha saputo anticipare e raccontare ai suoi tantissimi
visitatori l’evoluzione dello sviluppo italiano. Una fiera, dunque, che raccoglie lo straordinario lascito del passato e indica la strada per il futuro«.
La nuova Fiera Campionaria della Qualità si pone dunque un obiettivo ambizioso e cioè rappresentare la vetrina delle eccellenze e delle capacità di innovazione del nostro
sistema economico. Secondo il presidente lombardo, infatti, la qualità e l’originalità rappresentano un punto di forza e un vantaggio competitivo per il tessuto imprenditoriale
che caratterizza la Lombardia e la contraddistingue nel mondo, soprattutto per il numero (circa 850.000) di piccole e medie imprese vivaci e innovative.

«Le caratteristiche del mondo produttivo italiano – ha osservato Formigoni – sono spesso indicate come limite alla crescita, mentre devono essere riscoperte e promosse adeguatamente in un
contesto globalizzato che premi l’identità, l’unicità, l’interazione virtuosa di tradizione e innovazione tecnologica, insomma la grandissima qualità del made in
Italy«.
In questa direzione il modello lombardo, fondato sul fecondo rapporto tra impresa e territorio – costituito da aziende piccole, medie e grandi, istituzioni, consorzi, enti e associazioni –
è in grado di generare reti trasversali e complesse, coesione sociale e rapporti positivi con la comunità.
«Un modello – ha sottolineato Formigoni – che pone al centro una manifattura di qualità, che tiene assieme identità, saper fare, radicamento dei piccoli, sino al tessuto
artigiano, in una rete diffusa di conoscenze e saperi e in una generale e costante valorizzazione del capitale umano«.
Questo è il processo che ha portato, nel corso degli anni, il Made in Italy a diventare qualcosa di ben più importante di un semplice marchio d’origine, vale a dire è
divenuto un sinonimo di qualità e affidabilità universalmente riconosciute. Su questo fronte, il Governo lombardo è impegnato da tempo, in un gioco di squadra con Comune,
Provincia e sistema camerale per promuovere il nostro sistema nel mondo.
«Da questa stretta collaborazione – ha concluso Formigoni – è nata la Fiera che oggi ci ospita, la più grande d’Europa e per tanti la più bella del mondo. Un lavoro
non semplice, complicato fin dall’inizio per il territorio inquinato su cui è stata costruita e per le difficoltà ambientali. Nonostante ciò, il sistema Lombardia ce l’ha
fatta, e allora, forse, non c’è miglior strada per sperare nell’assegnazione dell’Expo del 2015«.