Gli indicatori di normalità economica (Ine) per il 2006 (e verosimilmente anche per il 2007 e il 2008) si potranno conformare sul valore minimo, e non su quello puntuale, e in caso di
verifica spetterà all’Agenzia dell’Entrate il compito di spiegare perché a quel contribuente si richiede di applicarli (inversione dell’ onere di prova). Queste sono le principali
novità emerse dall’accordo firmato martedì 3 luglio fra il viceministro dell’economia Vincenzo Visco e le organizzazioni di categoria (Confcommercio, Confartigianato, Cna,
Confesercenti, Casartigiani e Clai). Accordo reso necessaria dall’approvazione il 26 giugno di due mozioni contro gli studi di settore da parte del Senato.

Quel giorno, infatti, sia la maggioranza che l’opposizione avevano presentato a Palazzo Madama due ordini del giorno per chiedere al governo di rivedere lo strumento di accertamento fiscale.
L’opposizione chiedendo il “rispetto del Protocollo sottoscritto dal Ministro dell’economia e delle finanze nel dicembre 2006 per l’aggiornamento degli studi di settore”. La maggioranza,
invece, invitando a considerare “sperimentale” la norma sugli studi contenuta nella Finanziaria 2007. Richieste che sono rimaste, praticamente, lettera morta.

Nella sostanza gli Ine rimangono e non vengono cancellati, come molti chiedevano. L’unica novità consiste nel fatto che, come si legge nel comunicato stampa rilasciato dal viceministro
Visco, “in considerazione del fatto che per la definizione degli indicatori di normalità economica è mancato il preventivo parere della Commissione degli esperti, sino alla
revisione degli studi e, quindi, fino al superamento degli effetti del decreto del 20 marzo 2007 è ammesso l’adeguamento al livello minimo di ricavi derivante dall’applicazione degli
indicatori medesimi, a condizione che tale livello non sia inferiore a quello di congruità puntuale previsto dagli studi”.

Una novità importante, invece, per quanto riguarda il non adeguamento agli indici. Con l’accordo raggiunto, viene invertito l’onere di prova: sarà compito dell’amministrazione
provare la validità e la corretta dell’applicazione. Questo in ogni singolo caso. In più, è stata eliminata per il futuro l’indicazione “valore addetto della produzione”
nella compilazione delle dichiarazioni.

Quella di Visco, in pratica, non è una marcia indietro ma solo un ammorbidimento della linea adottata. Marcia che però ha un significato profondo: il viceministro ha riconosciuto
di aver sbagliato non concordando i nuovi indicatori di normalità economica con le parti e ha riaperto il confronto.

Il comunicato Stampa di Visco

Nella mattinata di oggi (3 luglio 2007, ndr) in un incontro tra i tecnici del Gabinetto del Vice Ministro Visco ed i rappresentanti delle categorie firmatarie del Protocollo d’Intesa sugli
Studi di Settore e per lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese, sono stati chiariti alcuni dei punti contenuti nel comunicato del 27 giugno scorso. In particolare, i chiarimenti hanno
riguardato i seguenti aspetti:

1) Adeguamento al livello minimo. In considerazione del fatto che per la definizione degli indicatori di normalità economica è mancato il preventivo parere della Commissione degli
esperti, sino alla revisione degli studi e, quindi, fino al superamento degli effetti del decreto del 20 marzo 2007 è ammesso l’adeguamento al livello minimo di ricavi derivante
dall’applicazione degli indicatori medesimi, a condizione che tale livello non sia inferiore a quello di congruità puntuale previsto dagli studi;

2) Motivazione in sede di accertamento. La necessità di motivare eventuali accertamenti per la parte di ricavi scaturente dall’applicazione degli indicatori di normalità economica
rimane, come onere, a carico della Agenzia delle entrate fino alla sostituzione, a seguito di revisione ordinaria degli studi di settore, degli indicatori approvati con decreto del 20 marzo
2007;

3) Valore aggiunto per addetto. L’indicatore sintetico “Valore aggiunto per addetto” finalizzato ad evitare fraudolente indicazioni di costi per ridurre il livello di congruità richiesto
dagli studi di settore, in sede di revisione ordinaria degli studi medesimi verrà superato con l’indicazione di intervalli di costi coerenti con l’attività svolta dall’impresa.
L’indicatore valore aggiunto per addetto verrà utilizzato dall’Agenzia delle Entrate quale variabile di controllo in sede di selezione degli accertamenti.

I chiarimenti forniti hanno consentito di rispondere in pieno alle esigenze manifestate nei giorni scorsi dai rappresentanti delle categorie firmatarie del Protocollo. I punti dell’accordo che
necessitano di traduzione normativa sono stati proposti come emendamenti al DDL 1485 in discussione al Senato.

www.fornaioamico.it